Ogni direttore sportivo ha un suo modo di costruire una squadra. C’è chi parte dai calciatori, chi dall’idea di gioco e chi, prima di tutto, dall’allenatore. Fabio Artico, da questo punto di vista, sembra avere una filosofia ben precisa. E ripercorrere le sue scelte nelle esperienze di Alessandria e Cesena può aiutarci a capire quale sia il profilo di tecnico che il nuovo direttore sportivo azzurro ritiene ideale. Dal 2019 ad oggi, infatti, Artico ha lavorato con appena sei allenatori, tutti diversi tra loro per carattere, ma accomunati da una precisa impronta: organizzazione, intensità e una forte identità tattica.

Si parte dalla stagione 2019-20, la prima da direttore sportivo dell’Alessandria. La squadra viene inizialmente affidata a Cristiano Scazzola, tecnico da calcio propositivo, generalmente legato al 3-5-2 o al 3-4-1-2, con grande attenzione al possesso e alla costruzione dal basso. L’esperienza si interrompe a gennaio e Artico decide di affidare la squadra ad Angelo Gregucci, allenatore più pragmatico, solitamente orientato verso il 4-3-3 o il 4-3-1-2. La stagione, poi interrotta dal Covid, si chiude con il sesto posto nel girone A di Serie C e l’eliminazione ai playoff nella fase nazionale. L’annata successiva rappresenta il primo grande capolavoro della gestione Artico. Dopo diciannove giornate arriva una svolta importante: fuori Gregucci, dentro Moreno Longo. Una scelta destinata a cambiare la storia recente del club. Longo costruisce un’Alessandria estremamente organizzata, aggressiva senza palla e molto solida, alternando soprattutto il 3-4-3 e il 3-5-2. I grigi chiudono al secondo posto in campionato e poi conquistano una storica promozione in Serie B attraverso i playoff, riportando l’Alessandria in cadetteria dopo ben 46 anni.

Nel 2021-22 Artico conferma naturalmente Longo anche nella stagione del ritorno in Serie B. Il tecnico mantiene la propria identità tattica, sempre fondata sulla difesa a tre e su una squadra estremamente compatta. L’Alessandria, però, non riesce a salvarsi e conclude il campionato al terzultimo posto, retrocedendo in Serie C all’ultima giornata dopo lo scontro diretto con il Vicenza. Nell’estate del 2023 Artico riparte da Cesena. La sua prima scelta è Domenico Toscano. Ed è una scelta che si rivela vincente sotto ogni punto di vista. Toscano è probabilmente uno degli allenatori italiani più identificabili dal punto di vista tattico. Il suo marchio di fabbrica è il 3-4-2-1, spesso trasformato in 3-4-1-2 o 3-5-2, con pressing alto, ritmi intensi e grande verticalità. Il Cesena domina il girone B della Serie C, conquista il primo posto con largo anticipo e centra la promozione diretta in Serie B, vincendo anche la Supercoppa di categoria. Nell’estate successiva Artico è chiamato a sostituire proprio Toscano. La scelta ricade su Michele Mignani, altro allenatore dalla forte organizzazione tattica. Pur avendo dimostrato nella sua carriera di sapersi adattare a diversi sistemi di gioco, Mignani ha spesso costruito le sue squadre partendo dal 3-5-2, senza rinunciare, quando necessario, alla difesa a quattro. Il Cesena, da neopromosso, disputa un campionato di assoluto valore, chiudendo in zona playoff e confermandosi tra le realtà più interessanti della Serie B.

Guardando questo percorso emerge una considerazione piuttosto interessante. Artico non sembra essere legato ad un singolo nome, ma ad un’idea precisa di allenatore. Nei suoi sette anni da direttore sportivo ha cambiato tecnici quando lo ha ritenuto necessario, ma le caratteristiche ricercate sono rimaste quasi sempre le stesse: squadre organizzate, grande intensità, equilibrio tattico e una spiccata predisposizione ai sistemi con la difesa a tre. Scazzola, Gregucci, Longo, Toscano e Mignani hanno certamente personalità differenti, ma tutti condividono un calcio fatto di principi ben definiti e di una forte identità. E forse è proprio questo l’aspetto più interessante in chiave Empoli. Perché, al di là del nome che verrà scelto, la storia professionale di Fabio Artico racconta un direttore sportivo che difficilmente rinuncia ad un’idea precisa di calcio. E conoscendo il suo passato, è lecito aspettarsi che anche la prossima guida tecnica azzurra (Pagliuca?) rispecchi, prima ancora del curriculum, quella filosofia.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

11 Commenti

  1. qUAL è LA “FILOSOFIA” DI PAGLIUCA? VA MOLTO D’ACORDO COI GIOCATORI TRATTANDOLI CON GARBO? VA D’ACCORDO CON LA SOCIETA’ SENZA AVER MAI DI RIDIRE? SIAMO SICURI CHE SIA COSì? ALLA PROVA LO SI E’ VISTO…..

  2. Anche nell’anno di Alessandria con Angelo Gregucci , c’era la difesa a 3 con la variante ( molto attuale ) dei 4 o 5 a centrocampo. Nessuna correzione all’articolo interessante di Alessio che ringrazio e saluto. Solo un dato oggettivo/numerico da associare ad Artico , che aumenta le possibilità di (ri)vedere una difesa a 3.

  3. perfetto è proprio x la forte identità che ora prende……..il benzinaio Mi scompiscio dal ridere ( nn x articolo perfetto)

  4. I numeri? difesa a 3 a 4 …. un DS deve avere una simbiosi perfetta con il Mister, deve capire dal mister come vuole giocare, e capire se il materiale umano è conforme al credo…. qui si fa un errore di fondo…. non è il DS che mette in campo la squadra, ma cerca di mettere a disposizione gli uomini in base alle esigenze sportive e alle disponibilità a disposizione….

  5. Così come Johnny Ekstroem mi ha fatto tornare bambino piccolo alla festa dello scorso 19/06, Fabio Artico mi fa tornare ragazzino ricordandomi del suo trascorso da giocatore a Empoli… accontentiamoci della nostalgia e dei periodi che furono.

    Altre cose positive non ne vedo.

    Vediamo se l’offerta di NY è reale e se avverrà una svolta nell’assetto societario coi RAMI SECCHI TAGLIATI VIA

  6. ….tutto chiaro , al massimo rivedremo pallonate alla punta e 20 passaggi al portiere …..con i soliti moduli da giocatori scarsi .

    • attendo la conferenza stampa e capire perche’ Stefanelli e’ andato via in una piazza che a confronto a loro noi siamo il Real Madrid attendiamo

      • Perchè adesso hanno più risorse e soprattutto entusiasmo, ha potuto portare un allenatore a lui gradito e probabilmente ha più libertà d’azione. Qui purtroppo al momento gli obiettivi sono minimi e le scelte di mercato indirizzate dalla società. Insomma le idee non coincidevano. Probabilmente quando è arrivato a gennaio gli era stato prospettato che a giugno si sarebbe insediata una nuova proprietà con maggiori possibilità. Quando ha capito che questo non sarebbe successo a breve ha deciso di cambiare aria. Vedremo nel medio lungo periodo se ha avuto ragione o se faceva meglio ad aspettare. Comunque Artico non è certo peggio di lui.

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