L’Avellino

L’Avellino

L’ U.S. Avellino viene fondata nel 1912 grazie alla volontà di alcuni intraprendenti sportivi del luogo. Nei primi decenni della sua attività l’ Avellino ha partecipato, con alterne fortune, a campionati a carattere regionale vagando tra la III e la II divisione del campionato cam

L’ U.S. Avellino viene fondata nel 1912 grazie alla volontà di alcuni intraprendenti sportivi del luogo. Nei primi decenni della sua attività l’ Avellino ha partecipato, con alterne fortune, a campionati a carattere regionale vagando tra la III e la II divisione del campionato campano, senza far presagire in nessun modo a quella che poi verrà definita da tutti il “miracolo” calcistico coinciso con la partecipazione del sodalizio irpino ai campionati maggiori di B e di A intorno agli anni ’70.

Tornando alla cronistoria agonistica della squadra, alla ripresa delle attività sportive dopo la sospensione per cause belliche, la squadra dell’ Avellino partecipa, intorno alla metà degli anni ’40, ai gironi della serie C della lega Centro-Sud, senza però entusiasmare eccessivamente. Una prima svolta si ha nella stagione 1948-1949, quando l’ Avellino riesce a piazzarsi al 1° posto del girone D della serie C, ma viene penalizzata e collocata all’ ultimo posto della classifica, con conseguente retrocessione nel campionato di promozione; l’ anno successivo, l’ Avellino riesce, però, a vincere il campionato di promozione e a ritornare, dunque, nel campionato di serie C. Dopo altri alti e bassi , caratterizzati da una nuova retrocessione in promozione e da una pronta risalita in serie C, la squadra irpina riesce a trovare una sua collocazione in IV serie, campionato al quale l’ Avellino partecipa dal 1952-53 al 1958-59, al termine del quale si registra la promozione in serie C.

Dal 1959-60 al 1962-63 l’ Avellino non si contraddistingue certo per continuità, in quanto riesce a collezionare svariate retrocessioni in serie D, per poi ritornare puntualmente in III serie l’ anno dopo.

La continuità gli irpini riescono a darsela solo a partire dal campionato 1964-65, anno dal quale l’ Avellino riesce a disputare ben 9 campionati consecutivi in serie C. A partire dagli anni ’70 il miracolo durato ben 20 anni; il 28 novembre 1970 l’ Avellino disputa la sua ultima partita al “mitico” Piazza d’ Armi pareggiando 1-1 col Cosenza.

Il vecchio impianto sportivo lascia il posto a un moderno e funzionale tribunale; il nuovo stadio, costruito in Contrada Zoccolari, è inaugurato nel dicembre del 1970 in occasione della gara Avellino-Brindisi. In quell’ anno l’ allora presidente Abate lascia la sua poltrona al costruttore di Mercogliano Antonio Sibilia, al cui nome sono legate le più grandi imprese della compagine irpina. Sono questi, infatti, gli anni in cui il ” lupo” comincia a muovere i primi passi nel calcio che conta.

Si arriva così alla stagione 1972-73, un campionato che i tifosi irpini non dimenticheranno facilmente; l’ Avellino , infatti, in quell’ anno cancella tutti i record vincendo il campionato di C con 62 punti e con un +5 di media inglese. Dal 1973-74 l’ Avellino comincia la sua avventura in serie B, classificandosi al 13° posto con 35 punti. Al termine di quel campionato il presidente Sibilia lascia la presidenza della società ad Arcangelo Iapicca, nome, anch’ esso legato ad un’ altra storica impresa: la promozione in serie A.

Dopo 5 anni di B, infatti, l’ Avellino riesce ad ottenere uno storico risultato piazzandosi 3° in compagnia del Catanzaro e a ottenere il lasciapassare per la serie A. E’ la stagione 1977-78 e l’ Irpinia sottolinea con grande entusiasmo l’ impresa sperata dai suoi beniamini.

Iapicca lascia la società e si registra il ritorno di Antonio Sibilia; l’ Avellino raggiunge la sua 1^ salvezza nel campionato 1978-79, pareggiando 3-3 all’ ultima giornata di campionato sul campo della Juventus, ottenendo, così, la 10^ posizione con 26 punti. L’ anno successivo l’ Avellino si piazza sul 13° gradino della classifica, ma viene coinvolta nello scandalo scommesse, e per questo motivo nell’ anno 1980-81, viene penalizzata di 5 punti, ma ciò nonostante riesce a piazzarsi al 10° posto con 25 punti. Nella stagione 1981-82 la squadra biancoverde si piazza all’ 8° posto con 27 punti.

L’ Avellino riceve la stella d’ oro dal Consiglio federale del C.O.N.I. per meriti sportivi.

La 6^ salvezza, nel 1983-84, non manca all’ appello, e la squadra irpina è 11^ con 26 p. Seguono poi altre salvezze ottenute sul filo di lana; nel 1984-85 l’ Avellino è 13^con 25 p.; nel 1985-86, 12^ con 27 punti; nel 1986-87 la squadra biancoverde si piazza addirittura all’ 8° posto con 30 p. ottenendo il piazzamanto più prestigioso della sua storia. Nel 1987-88, però, finisce la bella avventura, proprio quando al timone della società irpina subentra l’ ing. Elio Graziani; l’ Avellino, infatti, quell’ anno si piazza 15^ con 23 p. e retrocede in serie B.

Ma non è finita, poichè la società naviga in un mare di debiti e rischia di scomparire; nel camp. 1988-89 vengono stilati i calendari e al posto dell’ Avallino c’è una “x”. Una cordata di imprenditori poco più tardi riesce a salvarla dal fallimento e quindi a iscriverla al campionato; la società viene affidata al giovano manager irpino Pier Paolo Marino, con il quale l’ Avellino sfiorò subito la promozione in A.

Tuttavia, però, nel 1989-90 e 1990-91, i biancoverdi mancano ancora l’ obiettivo, e quando giunge in società il nuovo presidente Tedeschi, l’ Avellino crolla e retrocede mestamente in serie C. Infatti la gestione del funzionario della Bonatti è a dir poco catastrofica; l’ Avellino, infatti, disputa due anni di C: il 1992-93 ed il 1993-94 senza però risalire la china.

Solo grazie al nuovo ritorno di Antonio Sibilia, alla vigilia del torneo 1994-95, l’ Avellino riesce a risorgere e a ritornare nuovamente a disputare un campionato di serie B. L’ avvento dell’ imprenditore 76enne riesca a portare un nuovo entusiasmo, al punto da registrare un record assoluto di abbonamenti a livello di serie C, toccando quota 5000 tessere.

Tuttavia, l’ avventura dell’ Avellino tra i cadetti dura solo una stagione quella del 1995-96, al termine della quale gli irpini sono costretti a registrare una nuova retrocessione in C1.

Nel 2003 con la proprietà di Pasquale Casillo, il “re del grano”, vincono il campionato e tornano nei cadetti. I protagonisti di questo campionato vinto sono il capitano Simone Puleo, il portiere Domenico Cecere, Raffaele Biancolino, Gigi Molino, e l’allenatore Salvatore Vullo.

Ma, dal punto di vista societario, continuano le problematiche. Quelli della gestione Casillo, sono due anni di fortissima tribolazione. Casillo viene coinvolto in un procedimento giudiziario, avviato da una denuncia di Aliberti. Ne fa spese il calcio, con l’Avellino che arriva ad un passo dal fallimento e la Salernitana di Aliberti che scompare solo due anni dopo. La gioia per la promozione in B è, così, subito cancellata. Dopo appena un anno, con Zdenek Zeman in panchina (nell’anno della B a 24 squadre), arriva anche l’umiliante retrocessione in C1. Uniche note lieti della stagione sono le 15 reti del bielorusso Vitali Kutuzov e la vittoria in rimonta contro i rivali salernitani per 2-1 con le reti ai minuti 89° e 91° del capocannoniere irpino.

Nell’estate 2004 cambia ancora proprietà. La società è rilevata dai fratelli Pugliese, con in panchina Antonello Cuccureddu, sostituito poi da Francesco Oddo, che guida la squadra alla promozione in B grazie alla vittoria del 19 giugno 2005 per 2-1 contro il favoritissimo Napoli nella finale dei play-off grazie alle reti di Raffaele Biancolino e del terzino bomber Vincenzo Moretti.

Nel 2005-06 l’Avellino, piazzatosi al quart’ultimo posto in B, è nuovamente retrocesso in C1 dopo la disputa del play-out con l’AlbinoLeffe. La partita di andata, giocata a Perugia il 3 giugno 2006 per la squalifica del campo dei campani, è terminata con la vittoria per 2-0 dell’AlbinoLeffe, mentre il ritorno, disputatosi a Bergamo il 7 giugno 2006 ha visto l’inutile vittoria dell’Avellino per 3-2. Nel campionato 2006-07 in Serie C1 l’Avellino centra subito la promozione in Serie B. Infatti, nonostante i 2 punti di penalizzazione la squadra si classifica seconda dietro il Ravenna ed accede ai play-off. Poco prima della fine della stagione regolamentare la società esonera l’allenatore Giuseppe Galderisi sostituendolo con Giovanni Vavassori. L’Avellino passa il 1° turno contro il Taranto (1-0 per il Taranto all’andata; 1-0 per l’Avellino al Partenio con rete di Vincenzo Moretti nel finale) e nella finale supera il Foggia ribaltando la sconfitta dell’andata (0-1) con i gol di Rivaldo (allo scadere del tempo regolamentare), Evacuo e Biancolino. Il successivo campionato di serie B vede ancora una volta una stagione difficoltosa per la squadra irpina che, dopo un tormentato precampionato con l’addio di ben due allenatori, Giovanni Vavassori e Maurizio Sarri, viene affidata all’allenatore aretino Guido Carboni che, tuttavia nel marzo 2008, paga con l’esonero gli scarsi risultati raggiunti, rimpiazzato dal giovane allenatore Alessandro Calori. Nonostante l’arrivo del nuovo tecnico e qualche risultato positivo (3-1 in casa contro la sorpresa Pisa), la squadra irpina si classifica quartultima con un distacco troppo elevato da chi la precede per disputare i play-out. Fortunatamente però gli irpini non retrocederanno, per via della mancata ammissione del Messina, non iscritta per mancanza di fondi necessari a completare l’iscrizione, partecipando così alla stagione 2008-2009 di Serie B.

 

Questi tutti i precedenti al “Castellani” tra Empoli ed Avellino:

 

86-87   A   0-1   32′ Schachner

87-88   A   0-0

88-89   B   0-0

94-95   C1  1-2   5′ Masini (A), 23′ Fresta, 45′ Barni

 

A.C.

 

nel video il gol vittoria ai playoff contro il napoli

 

 

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