L’ex difensore azzurro Gabriele Angella sarebbe in procinto di ritirarsi e ha rilasciato un’intervista nell’edizione odierna de “La Nazione” in cui ripercorre anche l’esperienza a Empoli.
“Sette anni è un capitolo lungo tanto che Perugia è diventata la mia città adottiva. Non so ancora cosa mi riserverà il futuro ma anche per rispetto alla società sarebbe giusto che chiudessi qui. Del resto 37 anni può anche essere l’età giusta per mettere.”
Ha qualche rammarico nella sua carriera?
“I troppi infortuni come quelli che mi hanno frenato al primo anno a Perugia, dove ho comunque vissuti anni bellissimi tra alti e bassi. Per il resto sono contento di quello che ho fatto: ho giocato in Serie A togliendomi delle belle soddisfazioni, ho fatto due anni da protagonista nella B inglese con il Watford e una stagione in Belgio dove sebbene se ne parli poco quell’anno c’erano giocatori come Osimhen e Malinovsky che poi hanno dimostrato tutto il loro valore anche in Italia.”
Ma tutto è partito da Empoli…
“Empoli è dove sono diventato uomo, non solo calciatore, e per questo ringrazierò sempre la famiglia Corsi, tutti i direttori e gli allenatori che ho avuto. Una società che sa lavorare con i giovani che per me resterà per sempre un ricordo indelebile, tanto che la seguo sempre da tifoso.”
Quest’anno è stata una stagione complicata, ma chiusa comunque con la salvezza…
“Quello di Serie B è un campionato complicato dove ci sono realtà che investono molto e la qualità si alza ogni anno e non possiamo pretendere che l’Empoli competa ogni volta per vincere il campionato. Certo questo dovrà essere un anno di insegnamento.”
Non è ancora stato ufficializzato l’allenatore del 2026/27, Caserta sarebbe l’uomo giusto?
“Lo conosco bene, con lui in panchina ho festeggiato una promozione qui a Perugia, per me è la persona giusta per qualità tattiche ma anche morali. Quest’anno non era facile entrare in corsa in una situazione di emergenza e portare la barca in porto, ma lui ci è riuscito.”
E invece le è capitato di sentire durante l’anno il suo compaesano Fulignati?
“Ovviamente, con Andrea abbiamo giocato assieme a Perugia e siamo molto amici, l’ho sentito spesso e mi raccontava di questa situazione difficile, ma che era comunque fiducioso perché il gruppo era compatto. Ha fatto un grandissimo campionato e merita solo applausi, ma ho sentito anche Elia e Ghion, altri ragazzi che conosco e che reputo tutti professionisti esemplari.”
Le prossime potrebbero essere settimane decisive anche per il futuro societario dell’Empoli, ma lei se lo immagina un Empoli senza Corsi?
“Il Presidente è una leggenda e dovrebbero solo fargli una statua per come ha saputo tenere in alto l’Empoli ed Empoli in questi ultimi 30 anni, però chiaramente se è arrivato a fare queste considerazioni avrà le sue buone ragioni.”













