Il tecnico azzurro Fabio Caserta ha rilasciato alcune dichiarazioni nell’edizione odierna de “La Nazione”.

Banalmente mister, come è andata?

“È stato un cammino molto molto bello, un viaggio intenso e faticoso perché riuscivamo a percorrere anche 20-22 km al giorno, tranne l’ultima tappa che era più lunga. Però è stato bello perché ho potuto fare delle cose che durante le giornate normali non avrei fatto. Essendo andato da solo avevo tanto tempo per pensare mentre nel quotidiano non è cosi, sei preso da mille cose”

Quello tornato è un Caserta diverso da quello partito una settimana fa?

“Se sono tornato diverso non lo so, sicuramente ci sono stati tanti momenti in cui ho potuto riflettere, magari si su alcuni aspetti possono essere diverso. Adesso però devo approcciarmi alla vita normale, alla quotidianità, ma spero di conservare tutto quello che sono riuscito ad ottenere in questo viaggio”

È stato come se lo aspettava?

“Sinceramente è andata meglio di come pensavo. Ricordo, per esempio, un giorno in cui era brutto tempo e camminare lungo quei sentieri sotto la pioggia mi ha fatto provare sensazioni che non mi sarei aspettato. Ho incontrato persone che non conoscevo, visto nuovi paesaggi e vissuto esperienze nuove come dormire in un ostello”

Sui social documentando la tappa finale ha postato la frase “La meta non è un posto, ma è quello che proviamo”, cosa significa?

“Lo penso davvero. La meta non è un posto ma quello che noi proviamo durante ogni singola giornata della nostra vita. Abbiamo dei desideri e delle mete ma conta quello che viviamo durante il percorso. Ho provato sensazioni uniche. E stata una settimana intensa in cui mi sono isolato dal mondo esterno e mi sono concentrato sul percorso che dovevo fare. Sono partito con uno zaino e le cose necessarie, di solito quando vai in vacanza non è cosi”

Qualche aneddoto particolare che si senti di raccontare?

“Ricordo una tappa, dopo Santiago, dove c’era un faro ed un tramonto bellissimo alle 22-22.30, quindi molto tardi. Ho fatto una pazzia, ho fatto due ore di macchina per andare a vedere questo tramonto. Essendo dopo Santiago ci devi andare apposta. Nel vedere questo tramonto ho riflettuto tanto ed ho pensato alle persone che non sono più con noi in questa vita, come mio fratello. In quel momento mi sono sentito vicino a chi non c’è più ma ha fatto parte della mia vita e porterò per sempre con me. Un momento bello e triste. Anche visitare da dentro la cattedrale di Santiago è stata una grande emozione”

Più faticoso il cammino o la salvezza ottenuta con l’Empoli?

“Quando inizi un cammino dipende dalla tua voglia di sofferenza, dipende solo da te. Mentre la salvezza dell’Empoli non dipendeva solo da me o dai calciatori ma c’erano anche gli avversari che competevano per arrivare al traguardo. Penso sia stato più difficile ottenere la salvezza con l’Empoli perché è stata un’annata difficile rispetto ad un percorso in cui uno fa i conti con sé stesso e con la volontà di superare i suoi limiti. La salvezza mi ha dato la possibilità di fare questo cammino, che è stato altrettanto faticoso. Sono state entrambe due emozioni bellissime, ne è proprio valsa la pena”

Articolo precedentePer la porta azzurra si riparte da Seghetti. Poi il tempo dirà…
Articolo successivoMercato Azzurro | Suggestione Dorval

1 commento

  1. persona d’ oro, umile e con valori, però come allenatore , sinceramente non ha dimostrato nulla. Salvi ,grazie ad una serie di congiunzioni astrali favorevoli e al fattore K. se contro il Pescara in 11 contro 10, il loro colpo di testa finito sul palo, fosse stato 2 cm più a sinistra, a quest’ ora invece del cammino di Santiago, ci toccava fare il cammino di Piancastagnaio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here