Tre giorni fa la FIFA con il suo Presidente Gianni Infantino aveva annunciato un progetto per la creazione della Fifa Forward Enterprise (FFE) una holding commerciale dal valore di 20 milioni di dollari alla quale sarebbero stati affidati la gestione in esclusiva dei diritti e l’organizzazione dei Mondiali di Calcio per Nazioni e per Club. L’obiettico era raccogliere 4,2 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno cedendo quote di minoranza ad acquirenti privati. Tra i più entusiasti delliniziativa (manco a dirlo) il fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump, di cui ormai il Presidente della FIFA è amico dichiarato tanto da aver stabilito alcuni uffici all’interno della Trump Tower di New York. I nuovi investitori, in un futuro non lontano, potrebbero sedersi al tavolo del calcio mondiale e provare a dettare la propria agenda, con effetti anche sul format delle competizioni e – quindi – dei Mondiali. Per chi avesse la vglia e la pazienza di leggere nel suo sito (https://inside.fifa.com/advancing-football/fifa-forward-enterprisela)  la FIFA spiega con dovizia di particolari l’operazione commerciale, i suoi contenuti, le sue finalità ed il guadagno in termini finanziari che ne deriverebbe per il mondo del calcio.

Ma evidentemente non tutti sono d’accordo. La UEFA, dopo l’annuncio di infantino,  ha votato in blocco per il boicottaggio dei Mondiali di calcio ed è uscita con un durissimo cominicato che pubblichiamo integralmente:

La UEFA e le sue 55 Federazioni affiliate sono unite in questa posizione. Respingiamo all’unanimità e in modo inequivocabile la proposta della FIFA di cedere quote di proprietà della Coppa del Mondo e di altre competizioni della FIFA a investitori privati.

La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento. È una delle più grandi eredità sportive del calcio. È stata costruita nel corso di generazioni da giocatori, squadre nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna sua parte dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita.

È al tempo stesso irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata sull’orlo dell’approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro ai quali è affidata la gestione di questo sport. Non si tratta semplicemente di un profondo fallimento della leadership, ma di un’abdicazione al dovere della FIFA in quanto custode del calcio mondiale.

Le federazioni nazionali di tutto il mondo si trovano ora di fronte a un ultimatum: accettare la conquista irreversibile delle più grandi competizioni calcistiche o subirne le conseguenze. Non si tratta di una «decisione democratica», ma di una governance basata sull’intimidazione – un atto di coercizione indegno di un’istituzione a cui è affidata la tutela del calcio mondiale.

Ma la nostra opposizione va ben oltre la questione procedurale.

Nel momento in cui investitori esterni acquisiscono partecipazioni nelle competizioni della FIFA, il calcio cambia per sempre. Il rendimento economico diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori si trasformano in una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni e ogni decisione che plasma il futuro del calcio non è più guidata da ciò che meglio serve lo sport, ma da ciò che meglio serve gli azionisti.

Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. Il futuro del calcio non può essere dettato dalle aspettative di coloro il cui primo dovere è massimizzare il rendimento finanziario. Né gli interessi delle federazioni nazionali, dei campionati, dei club, dei giocatori e dei tifosi possono diventare subordinati ai rendimenti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per un guadagno finanziario.

La posizione dell’Europa è chiara. Non conferiremo mai legittimità a questo modello. Nessuno ha l’autorità morale di vendere ciò che detiene semplicemente in custodia per la prossima generazione.

A seguito della discussione odierna, nessuna nazionale UEFA parteciperà a nessuna competizione FIFA fintanto che queste proposte rimarranno in piedi, a meno che la proposta non venga abbandonata nella sua interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la FIFA non aprirà mai più la propria governance o le proprie competizioni alla proprietà privata.

Che non ci siano dubbi: l’UEFA e le sue federazioni nazionali si opporranno a questi piani con assoluta determinazione.

Ci sono momenti in cui le istituzioni vengono giudicate non in base a ciò che sono disposte ad accettare, ma in base a ciò su cui si rifiutano di scendere a compromessi. Questo è uno di quei momenti.

Alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere messe in vendita. La Coppa del Mondo FIFA appartiene al calcio. E sarà sempre così. E finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita“.

Interessante seguire questa querelle tra due massimi organismi internazionali di governo del calcio perché il tema di fondo non è tanto o solo finanziario o di potere ma sopratutto politico e cuturale: la domanda è dove si vuole portare il calcio nel terzo millennio. I Mondiali americani ci hanno dato un’idea di quello che potrebbe essere: puro intrattenimento, partite in 4 tempi, diskjockey (abitudine che purtoroppo sta infestando anche gli stadi italiani) a “intrattenere” i tifosi, intervalli tra i due tempi anche di 30 minuti per fare spettacoli, prezzi dei biglietti alle stelle. Si vuole che il calcio diventi solo una azienda che produce spettacolo e quindi i tifosi sono ridotti al rango di clienti, da mandare ad assistere alle partite con la CocaCola e i popcorn. E’ questo il calcio che vogliamo?

Intanto la presa di posizione, chiara e forte, della UEFA ci dà qualche segnale di speranza che non tutta la magia del calcio sia perduta, che si possano avere ancora spazi per la passione, per non gettare nel cesso una tradizione plurisecolare. Sarà dura e molto dipende anche da noi, quelli che il calcio lo amano e lo seguono. Forse dovremmo cominciare a farci qualche domanda sui nostri comportamenti, sul nostro essere supini di fronte a scelte che vengono fatte in alto sopra le nostre teste, sulla nostra idolatria del campione di turno che guadagna in un mese quanto noi comuni mortali in dieci vite, forse dovremmo fare meno selfie ed esigere più qualità in campo, più rispetto. Intanto il sistema scricchiola…per quanto ancora durerà?

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