L’azzurro…stellato

 

Questa settimana ci trasferiamo in Campania, nel salernitano, alle pendici del Monte Albino. Siamo nella cittadina che ha la più alta densità di popolazione della sua provincia. Molti dei 35.000 abitanti di Pagani seguono da vicino le gesta della squadra di calcio, tipico di molte piazze del sud.

 

Qua si trova Claudio Sciannamè, alla sua terza esperienza da quando ha lasciato Empoli dopo la trafila nelle giovanili per andare, come si dice in gergo, a farsi le ossa.

 

La Paganese disputa il campionato di Prima Divisione della Lega Pro e non sta attraversando certamente un bel periodo visto che si trova all’ultimo posto.

 

 

Com’è la situazione Claudio?

 

Stiamo attraversando un momento un po’ così e così, i risultati non arrivano e qua la tifoseria non è una di quelle disposte ad aspettare. C’è passione ed attaccamento per la squadra, il calcio è un punto di riferimento importante e se i risultati non arrivano è dura per i giocatori. Io però sono tranquillo, mi sono sempre comportato bene dando tutto e nessuno mi ha mai detto niente”.

 

Però la netta vittoria di domenica scorsa con il Pergocrema avrà ridato fiducia all’ambiente…

 

Sì. Per fortuna abbiamo fatto una bella vittoria; ci voleva perché eravamo scivolati a 5 punti dai play out. Un altro vantaggio è stato lo scontro diretto tra quelle appena sopra di noi che ci ha permesso di accorciare ulteriormente la classifica e di rientrare in corsa. Prima della sosta natalizia abbiamo due gare in casa e una fuori e dobbiamo sfruttare al meglio questa occasione”.

 

Nato a Prato il 15 Luglio 1987, segno zodiacale Cancro. Della nostra rubrica, esclusi quelli che sono in giro nelle squadre di Serie A, è uno dei più “vecchi” ancora legati all’Empoli che militano nelle categorie inferiori. E sorride quando gli faccio notare che, a parte Lodi nell’Udinese, è l’unico (insieme a Stefano Manzo del Gavorrano) che è riuscito a segnare almeno un gol in questa stagione.

 

Sono in comproprietà come lo ero lo scorso anno quando ero a Melfi e dove giocai 24 partite in Seconda Divisione. Avevo Giuseppe Palumbo come allenatore poi lui quest’anno è stato chiamato dalla Paganese e mi ha espressamente richiesto dandomi la possibilità di salire di categoria e di partecipare al campionato di Prima Divisione”.

 

Pagani è la tua terza esperienza lontano da casa…

 

Sì perchè prima di Melfi ero a Rovigo, in C2, dove sono stato due anni (53 presenze su 70 gare di campionato, 1 gol segnato n.d.r.) assieme al mio grande amico Renato Dossena. Renato rappresenta anche colui con il quale mi sento più legato fin dai tempi delle giovanili”.

 

 

Lui però è tornato ad Empoli ed ha debuttato in B proprio sabato scorso…

 

Sono molto contento che abbia giocato e soprattutto che abbia fatto bene. Secondo me è un portiere valido che può tranquillamente giocare in Serie B. Con lui mi sento spesso e credo che martedì prossimo ci vedremo quando l’Empoli scenderà a Salerno per il recupero. Io, forse, nell’anno in cui Renato è tornato ad Empoli, ho avuto la sfortuna di disputare una stagione altalenante ed ho preso un’altra strada per fare ancor più esperienza”.

 

A proposito di Empoli… Che ricordi hai?

 

Beh… Tanti bei ricordi. Ad Empoli arrivai che avevo 11 anni e ci sono stato fino ai 18 dopo due anni di “Primavera”. Mi portò Mele in azzurro, un osservatore, il responsabile del settore giovanile era Maurizio Niccolini. Ero nell’Ambrosiana, una piccola società di Prato, dove in pratica ho fatto soltanto la scuola calcio”.

 

Questi sono i primi ricordi in azzurro, immagino ci sia dell’altro…

 

Certamente. La cosa che più mi è dispiaciuta sono state le due eliminazioni premature al “Torneo di Viareggio” agli ottavi nelle stagioni 2005 e 2006 mentre la cosa più bella che non scorderò mai è quando andai in panchina a Messina in Serie A con Cagni allenatore. Purtroppo non ebbi la fortuna di entrare in campo in quella partita che tra l’altro venne poi decisa dal giudice sportivo che assegnò la vittoria a tavolino all’Empoli per le intemperanze dei tifosi messinesi”.

 

Che calciatore è Claudio Sciannamè?

 

Sono un giocatore di fascia. Ho sempre giocato come esterno a sinistra, quando sono arrivato in “Primavera” ho fatto spesso il terzino e questo è il ruolo che ho ricoperto anche a Rovigo. Poi a Melfi qualcosa è cambiato, l’allenatore mi avanzò sulla linea del centrocampo, sempre esterno di sinistra nel 4-4-2, e sono ormai due anni che gioco in questa posizione. Anche se…”

 

Cosa?

 

Quest’anno dopo due giornate era stato cacciato Palumbo e il nuovo allenatore, Pensabene, adottava un 3-4-3. Mi metteva lo stesso come centrocampista di sinistra, ma non era la stessa cosa. Le cose dal punto di vista dei risultati della squadra non sono migliorate, la società ha richiamato Palumbo e tutto è tornato come prima”.

 

Claudio non ha fatto da solo il viaggio Melfi-Pagani. Ad indossare la maglia azzurro-stellata è arrivato anche Nello Gambi, calabrese, classe ’86, di professione terzino sinistro. Ovvero il giocatore che in campo sta proprio dietro di lui. Sarà per i trascorsi, sarà perché si incrociano spesso sulla stessa corsia del terreno di gioco durante le gare, ma la realtà è che i due sono molto legati al punto di dividere l’appartamento.

 

Già lo scorso anno eravamo in camera insieme durante i ritiri e quindi era scontato che ci dividessimo anche l’appartamento che ci ha messo a disposizione la società. Per la verità non siamo soli: c’è un terzo “inquilino”, Federico Lasagna. Lui fa l’attaccante e domenica scorsa ha pure segnato!”.

 

Come vi gestite?

 

Abbiamo una signora che si occupa delle pulizie generali e ci dividiamo ovviamente in tre la spesa. Poi sai… Dopo tanti anni fuori da casa ci si organizza. A volte ripiego sulla lavanderia, altre volte accumulo e porto tutto alla mamma quando torno a casa, cosa che faccio settimanalmente o al massimo ogni 15 giorni”.

 

Per i pasti invece come fate?

 

Per noi che soggiorniamo a Pagani la società preferisce farci mangiare in un ristorante di fiducia sia a pranzo che a cena anche perché il nostro allenatore ci prepara un programma su quello che dobbiamo mangiare e ci concede qualcosa di diverso soltanto il giovedì. E’ questo il giorno nel quale può capitare di andare a mangiare una pizza. Io per la verità non amo molto uscire la sera”.

 

Come mai?

 

Non è che ci sia molto da fare a Pagani. Meglio la playstation con i compagni! Però a volte esco, magari la domenica sera, dopo la partita, ma solo in rare occasioni. Preferisco rimanere in casa anche perché adesso frequento l’università a Firenze e quindi devo pur studiare”.

 

Pure l’università?

 

Mi sono iscritto alla laurea breve, facoltà di giurisprudenza e scienze giuridiche. I primi due anni sono gli stessi di giurisprudenza, al terzo poi ti viene dato un indirizzo che può essere, per esempio, il giurista d’impresa oppure consulente del lavoro che è poi quello che vorrei fare io”.

 

Vi allenate tutti i giorni?

 

Ci alleniamo dal martedì al sabato e solo il mercoledì facciamo mattina e pomeriggio. Spesso lo facciamo a Tramonti, un paese a pochi chilometri da Pagani, raramente ci alleniamo nel nostro stadio”.

 

Lo stadio di Pagani ha ospitato nello scorso giugno le finali nazionali delle categorie Allievi e Giovanissimi e proprio in quest’ultima categoria fu l’Empoli a contendere lo scudetto all’Inter. La squadra di Mister Mario Cecchi venne però sconfitta per 1-0 nei tempi suplementari. Lo stadio è intitolato a Marcello Torre che è stato presidente della Paganese alla fine degli anni ’70 e divenne sindaco della città nel 1980. Nel dicembre di quell’anno venne assassinato dalla camorra dopo che Torre si oppose e denunciò le infiltrazioni camorristiche nella gestione degli appalti di ricostruzione in seguito al terremoto che colpì l’irpinia.

 

In genere a che ora ti alzi la mattina?

 

Beh… Diciamo che in linea di massima non vado mai oltre le 10, altrimenti lo risento durante la giornata”.

 

Ti sei posto degli obbiettivi per il futuro?

 

Io spero solo di continuare così e magari di tornare ad Empoli che per me rappresenta un luogo molto caro che mi ha dato la possibilità di diventare professionista. In questo momento posso dire che è una speranza che coltivo”.

 

L’Empoli come lo segui?

 

Spesso lo vedo nella rassegna dei gol della B. Il sabato pomeriggio siamo in ritiro dopo la rifinitura della mattina e molte volte non ho la possibilità di vedere l’intera gara. Non potrei però non seguirlo, ho un legame ancora forte e in più ho tanti amici lì: Dossena, Iacoponi, Vinci, Musacci, Cesaretti…”.

 

Chissà quanto piacerebbe a Claudio ritrovare tutti questi amici magari con la maglia che lo ha formato, che lo ha accompagnato nella sua adolescenza e che lo ha lanciato nel calcio professionistico: la maglia azzurra.

 

Non stellata però, quella già la indossa…

 

 

Intervista di Alessandro Marinai

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