Ci sono fotogrammi che vincono l’usura del tempo e restano per sempre vividi nella memoria. Immagini che restano lì, indissolubilmente aggrappate allo scrigno dei nostri ricordi. Il trascorrere degli anni può affievolirne i colori, opacizzarne la nitidezza ma non può cancellarle mai. L’istante che cambia per sempre il destino dell’Empoli corre al minuto 84 della finale playoff tra gli azzurri di mister Luciano Spalletti e il Como. E‘ il 22 giugno 1996. Un caldo indescrivibile avvolge lo stadio Braglia di Modena. A 6 minuti dalla fine, Carmine Esposito riceve un lancio lungo di Daniele Baldini, converge al centro, si beve un paio di difensori lariani e scocca il magico sinistro che accarezza il palo interno alla destra del portiere Zanin e s’insacca in rete. Il bomber partenopeo, in piena trance agonistica, comincia a correre all’impazzata percorrendo tutto il campo per dirigersi verso il settore opposto dello stadio. Si toglie la maglietta e allarga le braccia in direzione della curva nord, dove sono assiepati migliaia di tifosi empolesi, stipati fino all’inverosimile. E’ l’apoteosi del popolo azzurro. Il delirio e l’estasi.

Carmine Esposito ha appena segnato il gol che vale la promozione in B degli azzurri (foto tratta dal libro “Undici rose blu” di Carmine Esposito e Michela Lanza)

Quando Esposito al termine della sua folle corsa, raggiunge il settore che, a malapena, riesce a contenere i sostenitori azzurri, la storia è già compiuta. Ci sono oltre 6.000 tifosi empolesi al Braglia. Hanno raggiunto la città emiliana attraverso tre treni speciali, decine di pullman, centinaia di auto. E’ come se una città intera si sia spostata fuori regione per oltrepassare i confini di un’impresa sportiva e sentirsi parte di un rito collettivo. Lo scrittore Ennio Flaiano disse: “i giorni indimenticabili nella vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume”. Per i tifosi dell’Empoli, quel 22 giugno sarà da annoverare tra i giorni che non potranno mai essere dimenticati. Non si trattò solo di riconquistare la serie B dopo sette lunghi anni di assenza. Fu una mobilitazione di massa, a coronamento del processo d’identificazione tra la società e la sua gente più intenso che la storia dell’Empoli ricordi. Più della prima serie A del 1986 targata Salvemini, quando ci ritrovammo catapultati in una realtà sin troppo grande per poterla afferrare con piena consapevolezza. Più delle entusiasmanti stagioni vissute con Silvio Baldini, Somma, Cagni, Sarri, Giampaolo e Andreazzoli. Quando la piacevole routine di frequentare i piani altissimi del calcio italiano, ha inevitabilmente generato negli anni una sorta di appagamento e un maggiore autocontrollo nella gestione delle emozioni.

Carmine Esposito si prepara a scoccare il sinistro vincente che manda i tifosi azzurri in delirio (foto tratta da “Undici rose blu” di Carmine Esposito e Michela Lanza)

L’Empoli di Spalletti che, agli albori della presidenza di Fabrizio Corsi, conquistò in un triennio la Coppa Italia di C, la doppia promozione dalla C alla A e la salvezza in massima serie, è stato forse il più amato di sempre. Quello che ha più autenticamente incarnato lo spirito di una città, trascinandola in un vortice irripetibile di entusiasmo, orgoglio e passione. L’Empoli che si affaccia al campionato di C1 1995-96 è reduce da due tornei fallimentari in cui ha sfiorato il baratro della C2. Fabrizio Corsi ha richiamato in sella a sorpresa Luciano Spalletti, l’ex giocatore azzurro che trascorre le giornate facendo il coach degli Allievi e aiutando il fratello Marcello nella gestione di un mobilificio a Sovigliana. “I successi dipendono da tanti fattori che hanno a che fare con la casualità“, racconterà negli anni a venire il tecnico di Certaldo. Ancora privo del patentino di allenatore, “Lucio” viene affiancato dal più esperto “tutore” Piero Pelagotti.

L’undici azzurro sceso in campo nella finale playoff di Modena

La valorizzazione e la cessione di Vincenzo Montella hanno consentito alla società di effettuare alcune operazioni di mercato che si riveleranno illuminanti. Daniele Baldini, che ha burrascosamente lasciato Empoli per sposare il progetto del Ravenna di Guidolin, torna in Toscana per indossare la fascia di capitano e comporre, con Stefano Bianconi, una coppia di difensori centrali di grande carisma e affidabilità. Il pacchetto arretrato può contare sulla presenza del giovane Birindelli, in rampa di lancio, e sul moto perpetuo di Guarino. Daniele Balli viene promosso a titolare tra i pali. A centrocampo arriva Fabio Tricarico dallo Spezia, mentre Giovanni Martusciello lascia la natia Ischia per diventare il “bellu guaglione” di Empoli, l’insostituibile incursore del team di Spalletti.

Un’immagine di Luciano Spalletti sulla panchina dell’Empoli

Due acquisti indovinatissimi che, con il regista Pane e l’incontrista Giampieretti, formano un centrocampo di grande solidità e temperamento che può fare a meno del talento in uscita di Melis. Anche perchè sulla corsia laterale troneggia l’incontenibile Dal Moro. In attacco, ai confermati Balesini e Nicoletti vengono affiancati a novembre due attaccanti provenienti dall’Avellino: Antonio Arcadio e un certo Carmine Esposito. L’incontro che muta il destino dell’Empoli avviene nella hall di un albergo irpino. Silvano Bini e Luciano Spalletti, con l’avallo del presidente Corsi, scendono in Campania per strappare il colpaccio Arcadio e si ritrovano in mano l’oro Esposito.

Esposito corre esultante verso la curva empolese: è il gol che scrive la storia (foto tratta dal libro “75° azzurro” di Carlo Fontanelli)

Giovedì 9 novembre 1995, su una Mercedes 180 scassata, un semisconosciuto Esposito arriva a Empoli. Nella conferenza stampa di presentazione ai pochi giornalisti locali, dichiara con sfrontatezza e un pizzico di presunzione: “Sono venuto a Empoli per vincere il campionato“. Tre giorni dopo, domenica 12 novembre, Spalletti lo lancia titolare nella gara casalinga contro il Modena ed è subito gol al debutto. Tra Esposito e i tifosi azzurri è amore a prima vista. Sette mesi dopo, sempre a Modena, segnerà al Como il gol che regala loro la gioia più grande, al termine del campionato più sorprendente di sempre. Ogni tassello di quella squadra è stato un elemento fondamentale ed insostituibile per scrivere la storia. “Insieme avevano tutto. Intelligenza, forza, tecnica, fisico, agilità, rapidità, passo, corsa, scatto, spirito, volontà, orgoglio, coraggio, amicizia. E se qualcuno dei miei campioni vuole aggiungere qualcos’altro può farlo, perchè avevamo anche quello!”. Parole e musica di Luciano Spalletti.

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25 Commenti

  1. Quell’anno, che succedeva ad anni di vacche magre e patimenti e dopo alcuni anni di C1 con ambizioni disilluse nel girone di ritorno, e dopo ancora la cocente delusione della retrocessione nello spareggio di Cesena e degli anni della A con prima ancora di serie B rappresenta appieno la voglia, l’entusiasmo e il godimento allo stato puro e poi i due anni successivi rappresentano gli anni d’oro del nostro tifo, delle nostre emozioni pure e del nostro tutt’uno fra squadra e città. Unito come per molti di noi all’età giovanile/post adolescenza nel mio caso. Troppo bello pensare a quei momenti ed emozioni!

  2. Bellissimo articolo! Quella giornata a distanza di 24 anni rimane ancora il mio più bel ricordo della mia storia di tifoso finora..la gioia nel vedere la rete che si gonfia fu indescrivibile..dopo anni di apatia e di oblio,fu il coronamento di un ritrovato amore tra squadra e città,di cui si era avuto un primo segnale con la finale di Coppa Italia contro il Monza,quando la tribuna coperta Inferiore e Superiore e le Laterali erano state gremite all’inverosimile

  3. Fu l’inizio dei 25 anni più belli dell’Empoli, dopo la doppia retrocessione e 6 anni di serie C eravamo finalmente riemersi… inconsapevoli che era solo la prima puntata di una lunga serie non ancora finita… 6000 tifosi in trasferta!!! Che tempi! Spalletti… sembra una favola e invece è accaduto davvero. Io c’ero Grazie EMPOLI.

  4. Che tempi, all’epoca la città era attaccatissima all’Empoli con 6000e passa tifosi , cosa che ora non ci sono neanche inA al castellani , orgoglioso di essere stato presente in quella parentesi compresa la prima promozione inA.

  5. Complimenti per l’articolo Nico, davvero. Due cose : ricordo bene quella Mercedes del nostro Carmine, infatti arrivato a empoli, venne ad abitare a sovigliana, a cento metri da casa mia di allora. E non passava certo inosservato, dal tubo di scappamento usciva sempre una nuvola nerissima. Ma sicuramente a empoli si sistemo’ per il futuro. Poi quel giorno a Modena ,almeno per me, rimarra’ uno di quei 5 o 6 giorni, come diceva Ettore Flaiano, che citavi nel pezzo.

  6. Il più amato Empoli di sempre, non si sono mai viste dopo quegli anni trasferte numerose come quelle. Unica volta i 15.000 in casa contro il Pescara

  7. Complimenti per l’articolo, bei ricordi, tuttavia credo che sui numeri della trasferta ci sia un errore con quelli di Cremona dell’anno dopo… per Modena mi sembra fu carovana di pullman e non i tre mitici treni che invece erano a Cremona… se ricordo bene perché gli anni passano.
    Forza empoli sempre

  8. Io c’ero.
    Sarà x questo motivo che ho i brividi nel leggere questo articolo, davvero bello.
    Nemmeno 20enne all’ora, ho rimosso tante cose, ma non la corsa di Esposito, nel delirio.
    Oggi è un altro calcio. Tanti signorini viziati e pieni di tatuaggi, con la scusa sempre in valigia se qualcosa non va.
    Magari tornassero quegli uomini. Forse si ritornerebbe in tanti anche allo stadio, ma tant’è…… I giorni da ricordare davvero nella vita non sono più di 5 o 6……..

  9. Più che altro quella partita andrebbe fatta vedere alla squadra di oggi, per far capire cosa significa indossare la maglia dell’Empoli. Più che altro capirebbero che a quei giocatori e a molti altri che hanno indossate le maglie prima di loro non legano nemmeno le scarpe, sono indegni. Ecco perchè in società ci vorrebbe una bandiera che fungesse quotidianamente da stimolo alla squadra ricordando i valori, la storia, il BLASONE dell’Empoli. Qui gli unici valori che si trasmettono sono in centimetri di lunghezza dei pantaloni

  10. Anch’io c’ero e quella fu una giornata piena di emozioni, dal viaggio d’andata pieno di speranza, alla gioia pura e incontenibile al momento del gol di Esposito, al viaggio di ritorno, che non finiva mai perchè lungo l’autostrada ci fu un temporale epico che costrinse tutte le macchine a fermarsi, e noi non vedevamo l’ora di arrivare a Empoli per festeggiare…

  11. Ai nuovi o attuali ultras , ripassatevi un po’ di filmati del passato e imparate quale era il vero tifo dell’Empoli , ora diciamoci la verità non gli legate neanche le scarpe ai vecchi tifosi del passato.
    Guardate e imparate!

  12. Pochi giorni dopo, pochissimi giorni dopo feci l’esame di maturità.

    Tornare gasato da Modena fu una spinta incredibile per diplomarmi al meglio possibile.

    Grazie ancora mio amatissimo EFC 💙

  13. I numeri sono esatti,ricordo che venne allestito più di un treno speciale,oltre ai pullman ed alla carovana di auto..da citare il coro di reciproco saluto agli allora gemellati comaschi nel prepartita e la festa allo stadio in serata (fu aperta tutta la Tribuna e le Laterali)..eravamo più o meno 6000,lo stesso numero venne replicato un anno dopo a Cremona,solo che a Modena fu adrenalina pura,mentre a Cremona una formalità..ricordo che per la finale play off tutti temevamo di incontrare la Spal,nostra autentica bestia nera(durante la stagione ci sconfisse sia all’andata che al ritorno),ma fece clamorosamente harakiri nella semifinale di ritorno a Ferrara contro il Como appunto

    • Esatto, un 3-6 (mi pare), subito dal Como a Ferrara che fu un primo ma forte segno premonitore… la B dopo 7 anni d’inferno non poteva sfuggirci

  14. Vero questa trasferta è stata tanta roba.. Comunque anche la trasferta a Monza con 36 pullman tutti offerti dagli sponsor con l arrivo a Melegnano con l autostrada bloccata per far passare una carovana immensa rimarrà sempre nel mio cuore!!!

    • 42, i pullman per Monza furono 42.
      Ci accorgemmo di quello che i tifosi Azzurri erano riusciti a fare mentre arrivavamo al casello autostradale della barriera Milano: una carovana abnorme di cui non si vedeva ne’ inizio e ne’ fine.

  15. Grazie mille a tutti. Le parole possono restituire solo in parte le emozioni che abbiamo vissuto in quegli anni e che ci porteremo sempre con noi.

  16. Per me che ho vissuto lo spareggio di Cesena… fu come ritornare in paradiso, 6 anni di serie C fu una dura lezione (però anche una grande scuola) e in quegli anni si formarono tifosi attaccatissimi al l’Empoli… è proprio vero che se tocchi il fondo poi apprezzi meglio il valore di quello che hai.

  17. prima trasferta a 13 anni, entrato per ultimo con i miei genitori appena scesi dal TERZO treno speciale (impensabile oggi) con le squadre gia in campo, ero a 5 metri dai tifosi del Como al secondo gradino, vedevo meta’ campo perche la staccionata era piena di striscioni, ma ricordo ancora la gioia per quel gol e il patimento infernale nei pochi minuti che mancavano alla fine della partita. Magico Lucianone, anche se ci sono stati Empoli che negli anni hanno giocato meglio e con piu classe, sicuramente per me quello restera’ sempre il miglior Empoli legato a emozioni indescrivibili. Peccato che poi il buon Luciano non ce ne abbia fatte passare una…

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