In braccio il pallone da calcio, da tenere stretto stretto, come se scappasse via da un momento all’altro. E nello zaino la canna da pesca, altra immancabile compagna di avventure. Nell’immaginazione del piccolo Ighli c’era un mondo fatto di sport e spensieratezza. Un mondo in cui i sogni di un bambino distruggono gli ostacoli e diventano realtà. Calcio e pesca. Passioni intoccabili nella mente e nella vita di Ighli Vannucchi. Passioni che lo accompagnano ancora oggi, che di anni ne ha quasi 43.

Ed è forse questo suo essere fanciullesco, sognatore in un mondo in cui ai sognatori vengono spesso tarpate le ali, a rendere Vannucchi una persona speciale. Il classico esempio di come due semplici passioni possano diventare un lavoro, con la costanza e con l’impegno. Quando ci sentimmo per un’intervista, qualche anno fa, mi disse che il calcio era la sua vita ma che non si vedeva lontano dal rettangolo verde. E in effetti è stato così: lasciato il professionismo si è dedicato ad altre cose, diventando conduttore televisivo, manager, imprenditore.

La tipica esultanza di Ighli Vannucchi: la bandierina come se fosse una canna da pesca

Ma per lui è dura stare lontano dal campo da calcio. Tant’è che si diverte ancora a calciare quel pallone, suo amico di infanzia e gioventù. E non importa se è in Serie A, Serie B, in prima o in terza categoria: per Ighli conta, più di tutto, inseguire quelle passioni che lo hanno sempre elettrizzato e che ne hanno segnato il percorso.

Difficile dire quanto Vannucchi sia stato importante per l’Empoli e quanto l’Empoli sia stato importante per Vannucchi. Il dato certo è che si creò un connubio forte, un legame inossidabile, anche con i tifosi azzurri. Che non ci misero molto a eleggerlo come “idolo”. Il fantasista pratese arrivò nel 2002/03 alla corte del neopromosso Empoli di Silvio Baldini. Fino a quel momento la sua carriera era stata un crescendo, ma si era leggermente arenata nell’ultima stagione, contrassegnata dalle numerose panchine, in quel di Venezia.

Empoli sembrava il nuovo trampolino di lancio. L’allora dg azzurro Pino Vitale non perse l’occasione di ingaggiarlo, seppur solo in prestito. D’altronde lo conosceva già, era stato lui a lanciarlo a Lucca qualche anno prima. Fu un acquisto poco strombazzato dai media nazionali, ma che si rivelò fondamentale per l’Empoli. A una squadra già ricca di talenti ma che aveva perso Mark Bresciano, passato al Parma, serviva un trequartista che innalzasse il tasso tecnico. Giovane, ma al contempo non proprio un novizio, perché in campo c’erano già molti esordienti. E Ighli Vannucchi rispondeva totalmente a questo identikit.

Vannucchi si cala perfettamente nell’aria “casalinga” di Empoli. Si può dire che ritrova la sua dimensione, divenendo in pochissimo tempo uno dei pilastri della squadra. Gioca con regolarità, ormai Baldini lo considera un titolare inamovibile. E chiude la stagione con 29 partite e 3 gol, divenendo uno degli artefici della salvezza azzurra. A questo punto sembra che le strade di Ighli Vannucchi e dell’Empoli debbano separarsi per non incontrarsi mai più: il Palermo di Zamparini ha messo le mani su di lui e su Silvio Baldini. Ma, ben per noi, non sarà così.

L’avventura siciliana dura appena pochi mesi. Vannucchi stavolta torna a Empoli in comproprietà, con l’intento di rimanere in squadra il più possibile. E l’Empoli si ritrova un giocatore ulteriormente maturato e “incattivito” dall’opaca esperienza in rosanero. Il primo gol stagionale in campionato degli azzurri è suo, nel 2-1 in rimonta contro l’Ascoli. Un controllo perfetto e una girata al volo che si incastona nel sette. Sarà solo la prima di nove perle. E l’Empoli di Mario Somma, dopo un solo anno di purgatorio in B, torna nella massima serie.

Ed è qui che avviene la definitiva consacrazione di Ighli. Che combacia con il periodo di massimo splendore dell’Empoli: sotto la guida tecnica di Gigi Cagni, Vannucchi si erge ad assoluto protagonista. Diventa il faro, l’uomo simbolo, il capitano, di una squadra che stupisce e che si toglie tante soddisfazioni. Fino a toccare la massima vetta, la Coppa UEFA. In questo periodo gli giunge qualche sirena, anche da parte di squadre blasonate. Ma Ighli decide di respingerle per legarsi – praticamente a vita – alla maglia azzurra.

Ighli fronteggiato, a San Siro, dall’interista Cambiasso

Chissà, forse facendo scelte diverse, avrebbe anche potuto giocare in Nazionale. Sogno difficile – vista l’abbondanza di ottimi giocatori in quel periodo – ma non impossibile. A chi ritiene che abbia avuto poca ambizione, si può rispondere così: Ighli ha preferito la quiete empolese al can can delle piazze più blasonate. Ha preferito la realtà di provincia, dove si poteva ancora fare quel calcio, spensierato e divertente, che piaceva a lui. E di questo nessuno può fargliene una colpa.

Peccato, purtroppo, che la storia d’amore con l’Empoli abbia avuto un finale amaro. Nonostante fosse una bandiera, nonostante avesse giurato eterno amore alla maglia azzurra. La sua avventura a Empoli si arresta infatti nel giugno 2010, al termine di un campionato poco brillante, chiuso con il decimo posto. La società vuole rinnovare il parco giocatori e per Vannucchi non c’è più spazio. Il suo contratto sta scadendo e non viene confermato. Una decisione univoca che lo lascerà con una punta di amarezza.

Vannucchi in azione contro il Gallipoli (campionato 2009/10)

E anche i tifosi azzurri esprimono il loro dissenso per la scelta societaria. “IGHLI NON SI TOCCA” recita uno striscione esibito in Maratona Inferiore durante la sfida contro l’Albinoleffe. Le stesse scritte compaiono anche sui muri del centro sportivo di Monteboro, rimarcando una volta per tutte l’immenso legame affettivo con Ighli. Non serviranno a far cambiare i piani del presidente Corsi.

A prescindere dall’epilogo, Ighli Vannucchi ha scritto pagine importanti e ha regalato emozioni forse impareggiabili. Per molti anni abbiamo avuto il privilegio di goderci un giocatore universale, che entusiasmava con le sue prodezze, devoto alla causa e fortemente attaccato ai colori azzurri. Un giocatore che è entrato nei cuori dei tifosi con la semplicità che lo contraddistingueva. E che difficilmente verrà dimenticato.

Le prodezze di Ighli Vannucchi in maglia azzurra (VIDEO)

15 Commenti

  1. gli rimprovero solo una cosa, quel rigore contro l’ udinese che ci porta in serie B lo doveva tirare lui e non il giovane Giovinco. Un capitano quel rigore che scotta lo tira lui. Per il resto grande giocatore

  2. ….tecnicamente il migliore passato da Empoli, ti faceva vincere le partita da sé…..però, maremma cane, quando un aveva voglia era da pigliallo a labbrate, detto con tutto l’affetto possibile😉

  3. Come ho ribadito più volte, a parte i tanti “capolavori” cresciuti nel vivaio Azzurro (Di Natale, Montella, Di Francesco, Rugani, Bertini, Pandolfini, ecc.) credo di poter dire senza essere smentito che IGHLI È STATO IL PIÙ GRANDE CALCIATORE ACQUISTATO (CIOÈ NON PROVENIENTE DAL VIVAIO) DELLA STORIA AZZURRA.

    Giocatore di livello superiore, di fascia superiore a quella dell’Empoli, e che abbiamo avuto la fortuna di goderci per diversi anni… forse proprio per una sua scelta o per il suo carattere introverso (che poteva essere un limite per una grande piazza).

    GIOCATORE SUBLIME, UOMO SENSIBILE E MOLTO AFFEZIONATO ALLA NOSTRA MAGLIA.
    MERAVIGLIOSA LA SUA STAGIONE 2006/07, QUELLA CONCLUSA CON LA QUALIFICAZIONE IN COPPA 🇪🇺 UEFA… traguardo che penso non sarà mai più raggiungibile.

    🙌 AVE IGHLI 🙌

  4. Sono d’accordo con Massy ! Quel rigore lo doveva tirare lui. La poca personalità è stato il suo limite come calciatore . Non l’ho mai visto prendersi la squadra sulle spalle …
    Comunque giocatore di spessore tecnico che mi ha esaltato e un grande a restare a Empoli così tanto tempo malgrado avesse sicuramente altre richieste

  5. Idolo Vannucchi! Quando ti divertivi a fare le formazioni alla fine il modulo lo sceglievi in base a lui e poi sia Fabbrini che Saponara e poi Zajc li giudicavo sempre con il lui come termine di paragone!

  6. Grande Ighli! Un fuoriclasse!
    Ma quale carattere introverso, era semplicemente UNO DI NOI e non una scimmia esaltata come il 99% dei calciatori!

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