Il nostro cammino attraverso le voci azzurri che hanno caratterizzato il centenario sta per volgere al termine. Nel nostro viaggio siamo tornati agli anni ’70, stagioni in cui l’Empoli militava in serie C. E’ stata la volta di Giorgio Casarotto, con lui abbiamo ripercorso le stagioni vissute con la maglia azzurra a tutto tondo, facendoci raccontare alcuni interessanti aneddoti. Nato a San Marino il 10 aprile del 1955, ha fatto il settore giovanile ad Empoli, per poi esordire in prima squadra disputando quattro campionati fra il 1973 e il 1976, inframezzate dall’esperienza alla Rondinella Firenze. La sua carriera si è conclusa rispettivamente a Monsummano prima e Certaldo dopo. Ha il patentino di allenatore, ma ha preferito svolgere il ruolo di dirigente accompagnatore per il settore giovanile dell’Empoli.

Ciao come stai? Riavvolgiamo il nastro passiamo al tuo arrivo ad Empoli

Ho iniziato a muovere i primi passi da calciatore nel Montecatini. A 14 anni mi aveva richiesto la Fiorentina, ma io non volevo andare in viola quindi approdai all’Empoli. Il mio inserimento nel settore giovanile azzurro venne facilitato dal fatto che eravamo in quattro provenienti da Montecatini. Ho sempre giocato in squadre superiori alla mia età, bruciando di fatto le tappe”.

A Empoli hai giocato in prima squadra da terzino sinistro, in precedenza avevi ricoperto altri ruoli?

Ho iniziato giocando da mezzala, poi Renzo Ulivieri mi ha arretrato ritenendo che potessi esprimermi al meglio in quella posizione. Poi mi è capitato di tornare a giocare in mezzo al campo. Sono tutto sommato contento di quanto fatto anche se la mia carriera è stata caratterizzata da infortuni, perchè la mia muscolatura era troppo grossa, questo mi è costato purtroppo dei lunghi stop“.

Com’è avvenuto il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra?

Il mio esordio avvenne con il Ravenna, fra l’altro in quella partita feci l’assist vincente per Rosa, vincemmo per 1-0. Venni convocato per quella gara in seguito all’infortunio riportato da Alderighi, io ero sotto un certo punto di vista tranquillo che avrebbe giocato Corradini. Mi ricordo che contrariamente al solito non tornai a casa, proprio perchè sarei andato in ritiro con la prima squadra, mi ricordo che mio padre mi portò i ricambi necessari. Poi a sorpresa Ulivieri decise di schierarmi in campo, fu un fatto imprevisto e sorprendente per me.

Giorgio Casarotto Foto di Archivio

Hai parlato di Renzo Ulivieri, com’era il rapporto con lui?

Su di lui potrei tirar fuori una serie interminabile di aneddoti. Era un martello tutta la settimana. Lui ci diceva che per ottenere la maglia da titolare bisognava scattare per 90′ minuti. Tengo a sottolineare la differenza con correre. Ti teneva sempre sulla graticola. Mi ricordo che molte volte mi spiegavo tutti i movimenti da tenere, le caratteristiche degli avversari poi la domenica mi teneva in panchina. Ho giocato anche con Gaetano Salvemini, il quale mi chiese di portargli la borsa sul pullman, io lo feci e Ulivieri vide la scena. Mi avvicino e mi disse se ti vedo fare una cosa del genere di nuovo non giochi più”.

Com’era il calcio di quei anni?

Se si pensa a quello attuale era tutto diverso come sotto un certo aspetto è logico che sia. L’Empoli puntava a mantenere la salvezza vendendo i pezzi migliori alla fine di ogni anno, Silvano Bini cercava di portare avanti la baracca, ma soldi ce ne erano davvero pochi. Si giocava con maglie rammendate, mi ricordo un anno eravamo già salvi andammo ad Olbia, e loro vincendo si salvarono. Ci fu un invasione di campo di almeno due tremila persone, il Bini si raccomandò di non farsi togliere le maglie perchè altrimenti sarebbe stato molto problematico“.

Il rapporto con i tifosi azzurri?

Non esisteva la tifoseria organizzata, negli anni settanta non c’era neanche la maratona. C’era uno zoccolo duro di persone che ci seguivano sempre sia in casa che in trasferta. Facevamo allenamento nell’attuale sussidiario, mentre era severamente vietato toccare il campo principale, altrimenti il custode partiva con il trattore. Si correva intorno al campo verso l’attuale curva degli ospiti.

Hai parlato di pochi soldi che c’erano, anche per voi giocatori non c’erano molti immagino

Faccio il confronto con adesso, vedo ragazzi a 16 anni che hanno già il procuratore. Noi si giocava gratis, io il mio primo contratto l’ho avuto dopo qualche anno al minimo sindacale che era di 100 mila lire. Fra l’altro il Bini me lo decurtava visto che abitavo vicino. Mi ricordo quando mi fecero il contratto andai nella sede della Sammontana con mio padre, il quale figurava come appoggio visto che era più grande, ma feci tutto da solo“.

Si è creato un bel gruppo a tal punto che vi trovate ancora adesso vero?

Esattamente, abbiamo fatto una cena prima che arrivasse la seconda ondata del covid. Non soltanto con compagni di quelle stagioni ma anche con altri, visto che noi eravamo i più giovani allora. Empoli è una realtà dove si sta bene, non ci sono pressioni, molti di noi si è sposato e stabilito qui“.

Giorgio Casarotto foto di archivio

Dopo la fine della carriera da calciatore ti dedichi al settore giovanile

Esatto, ho preso il patentino da allenatore ma non potrei farlo per il mio carattere. Se uno non fa cosa gli chiedo lo manderei via subito, ovviamente questo non si può fare, ci vuole molta pazienza. Mia moglie mi dice spesso che ho le mutande azzurre, per me Monteboro è una seconda casa, l’Empoli ce l’Ho nel cuore. Cerco di dare il mio contributo al settore giovanile, sono l’accompagnatore. Ho avuto modo di veder nascere molti allenatore come Cupi e Buscè, con lui abbiamo vinto un campionato under 16, che è stato un vero e proprio miracolo. Mi capita di dare consigli ai giocatori, sfruttando la mia esperienza da calciatore”.

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