Il cammino del centenario legato ai protagonista della storia dell’Empoli sta per volgere al termine insieme a questo surreale 2020. Stavolta abbiamo deciso di intervistare due calciatori che hanno vestito la maglia azzurra negli anni ’80: si tratta di Marco Calonaci ed Andrea Salvadori. Il primo nato calcisticamente con L’Empoli centrocampista classe 1963. Per lui 23 presenze nella stagione 1980-81 con la maglia azzurra. Successivamente il passaggio alla Sampdoria, prima di tornare proprio ad Empoli dove è rimasto fino al 1988 partecipando alla grande scalata in serie A. Successivamente lascia gli azzurri in seguito ad un grave scontro di gioco. In seguito la sua carriera si dipana attraverso le esperienze di Modena, Casarano, Grassina, Scandicci e Real Cerretese.

Cosa ha rappresentato Empoli per te?

E’ stato molto importante visto che ci ho giocato per 12 anni, da quando ne avevo 13 fino a 25. Quindi ti dico che parlare di esperienza è riduttivo, è stata una parte importante della mia carriera, logico che ci abbia lasciato il cuore. Ho vissuto tutta la scalata le promozioni in serie B e quella storica nella massima serie, insieme a quel fantastico gruppo. E’ logico che tutto questo mi abbia dato tanto”.

L’allenatore con cui sei rimasto maggiormente legato?

Sembrerà banale ma nel mio percorso tutti gli allenatori sono stati importanti, ma se dovessi fare un nome direi sicuramente Giampiero Vitali, è stato importante perchè mi ha dato fiducia all’inizio della mia carriera e per quanto mi ha dato a livello umano. Eravamo a fine anni 70′, allora l’Empoli otteneva salvezze all’ultima giornata, poi a partire dalla stagione 1982-83 le cose sono cambiate è stata costruita una buona squadra raggiungendo la promozione in serie B, qualcosa di insperato che fu festeggiato a lungo. Successivamente arrivò addirittura la serie A e la nostra prima avvenura in massima serie

Hai parlato della serie A, parliamo dell’esordio a Firenze con l’Inter, ti ricordi le emozioni vissute?

Come no? c’era grande tensione ti dico che ci si legava le scarpe e come a me anche ai miei compagni tremava le gambe, si sentiva il rumore dei tacchetti. Poi quando si entrò in campo davanti ad una cornice di pubblico incredibile si riuscì a dare tutto e battere una corazzata come L’Inter. Si riuscì a salvarci vincendo a Como in contemporanea con la vittoria della Juventus ai danni del Brescia“.

Poi arrivò l’addio con la maglia azzurra

L’anno successivo si retrocesse, io però giocai solo una parte della stagione fino a Cesena, dove in seguito ad uno scontro con un avversario mi si fermò per qualche attimo il cuore. Quando mi sono ristabilito non potevo giocare non avendo l’idoneità a riprendere l’attività agonistica. La mia carriera è proseguita a Modena dove ho vinto un campionato, poi una volta terminata la carriera ho allenato per alcune stagioni squadre dilettanti del comprensorio“.

Andrea Salvadori difensore, per l’esattezza terzino sinistro è stato anche lui un grande protagonista di quel periodo, anche se è stata intramezzata dall’esperienza vissuta a Catanzaro. Dal 1978 al 1980 sono state due 45 presenze in azzurro, 78 fra il 1984 e il 1988 e 31 nel 1998-89.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza azzurra?

Per me è stato un trampolino di lancio, ho potuto esordire a 18 anni segnando anche un gol al Barletta. Questo mi ha permesso di vivere una bella esperienza a Catanzaro, poi una volta tornato ad Empoli ho vissuto la splendida cavalcata della serie A. Ricordo quei anni come qualcosa di speciale, il merito fu di Gaetano Salvemini ma anche del gruppo, davvero unito che permise di fare grandi risultati”.

Hai parlato di Gaetano Salvemini, quindi è l’occasione per chiederti chi è stato il tecnico con cui hai avuto il miglior rapporto?

Faccio tre nomi, oltre a Salvemini, Guerini e Simoni. Il primo era sicuramente il più pacato, caratteristica che gli ha permesso di farsi ben volere dal gruppo trascinandolo a grandi risultati. Guerini era di carattere meno malleabile sotto questo punto di vista, ma con lui ho avuto un buon rapporto apprendendo molto. Infine Gigi Simoni, per il quale mi sono speso contro il volere della società, ritenevano fosse incapace poi i risultati ottenuti all’Inter hanno dimostrato quante qualità avesse“.

Parliamo del vostro approdo in serie A, e quell’esordio contro l’Inter. Cosa ricordi di quel giorno?

Fu una partita molto particolare, giocavamo contro una squadra fortissima come l’Inter guidata da Trapattoni. Fu una partita di sofferenza, ma riuscimmo a portarla a cosa. Ricordo che rubai palla innescando l’azione della rete di Osio. Curiosamente andò a segno anche al ritorno permettendoci di ottenere la salvezza“.

Parliamo del tuo addio alla maglia azzurra, in quali circostanze avvenne?

E’ una ferita che rimasta aperta per molto tempo, stiamo parlando dell’anno in cui si è materializzata la retrocessione a Cesena nello spareggio contro il Brescia. Io difesi a spada tratta Gigi Simoni la società era contro, quindi per questo motivo come azione di ritorsione non mi fece giocare. In quella partita non ero convocato per questo motivo, mi ricordo un ritiro pre-partita molto agitato, quella partita concluse una stagione molto negativa. Non voglio rientrarci ma è stato un addio spiacevole, questo però non cancella quanto di buono fatto in precedenza”.

Infine una curiosità lei è stato soprannominato “Il Molla” a cosa è dovuto?

Mi è stato dato quando giocavo vicino casa ad Avane, per essere agile e di saltare con facilità. Come spesso accade questo appellativo me lo sono portato per tutta la carriera”.

8 Commenti

  1. E chi non si ricorda gli eroi Calonaci e Salvadori , e non mi dimenticherò mai , la prima in a con L Inter , un sogno ad occhi aperti avere visto la nostra squadra all’ italiana vincere contro la corazzata Inter !!! Due giornate e primi in classifica con tutti italiani….perché jhonny , è arrivato molti mesi dopo !!! E la pacatezza di Salvemini che ci portò pure ai quarti in coppa Italia sempre con L Inter che a momenti un super della Monica faceva il colpaccio a Milano! La pacatezza di super Salvemini la perse nelle ultime partite di a il secondo anno…sembra che la penultima in casa L avessero sentito urlare negli spogliatoi….. partivamo con meno cinque….ma la salvezza del primo anno con tredici gol fatti…. vale più di un scudetto!!! Grazie eroi!!!! Giorgio

  2. Giocatori importanti, giocatori con l’azzurro cucito a dosso. Altro calcio altra vita quando la riconoscenza era cosa sacra. Quando andare al campino a giocare al calcio era la regola non l’eccezione (capito giovani!!!!! Ma anche genitori che non permettono più tali cose genuine…) e ti immedesimavi nel molla, in calonaci, in cinello, della Monica ecc con un autentica venerazione per il re del calcio, sua maestà Diego.
    Grazie ragazzi per tutto quello che avete fatto per il nostro Empoli.

  3. Grande Molla , mi ricordo ancora l’esordio a Firenze con lo stadio gremito con quasi 40000 spettatori per la prima vittoria in serie A , il Molla pur essendo giovane all’epoca era molto forte, un saluto da un Santa Mariese a un Avanese .

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