Massimiliano Cappellini entra a pieno titolo fra i protagonisti del centenario azzurro. Nasce a Bollate il 2 gennaio del 1971; cresce calcisticamente nelle fila del Milan (con cui esordisce in Coppa dei Campioni entrando nei tempi supplementari degli ottavi di finale disputata dai rossoneri a Belgrado contro la Stella Rossa), poi viene girato prima al Monza, poi Piacenza. La prima esperienza nella massima serie è con il Foggia di Zeman. Successivamente torna in Emilia, prima di approdare in maglia azzurra. Scrive pagine di storia indimenticabili, dal 1997 al 2005, condite da 39 reti in 241 partite. Con lui abbiamo provato a ripercorrere le tappe più importanti della sua carriera, consapevoli che le emozioni vissute sia da parte sua che dai tifosi non sono semplici da mettere su carta:

Ciao Massimiliano come stai? Raccontaci il tuo approccio al calcio, tifavi per qualche squadra?

Guarda sembrerà strano, ma un giorno tornando da una partita su uno di questi piccoli campi di periferia, torno a casa e mia mamma mi dice che aveva telefonato un osservatore del Milan, avendomi visto giocare. A quel tempo avevo nove anni, non si poteva accedere alle società fino a 10 anni. Così è iniziata la mia avventura, allora mi piaceva il calcio ma non c’era la cosiddetta squadra del cuore”.

La prima esperienza nel calcio dei grandi è nella Coppa dei Campioni di quel tempo, nel “famoso” ottavo di finale contro la Stella Rossa. Cosa ricordi di quel giorno?

Forse qualcuno si ricorderà che allora si giocava di mercoledì, nella gara di andata avevamo pareggiato per 1-1. La gara fu rinviata per la nebbia, il giorno dopo venne rigiocata e finì con lo stesso risultato. Quella partita ha dato lo slancio ai successi dei rossoneri, per quanto mi riguarda ho un ricordo di aver vissuto quel momento con la spensieratezza di un ragazzo di 17 anni”.

Successivamente hai giocato nel Foggia di Zeman, ci puoi raccontare com’è stato lavorare con il tecnico boemo?

Era la prima volta che mi affacciavo alla serie A, lo facevo in maniera più consapevole. Si era creato un grande gruppo, con alcuni di loro mi sento ancora adesso. Il ricordo più nitido è legato al fatto che si lavorava davvero tantissimo, poi le metodologie di allenamento sono cambiate, ma allora si riteneva giusto operare in quel modo”.

Arriviamo al tuo approdo ad Empoli, si può dire che in maglia azzurra hai trovato la tua dimensione?

Empoli è sempre stata una realtà in cui puoi esprimerti al meglio, per un giovane è l’ideale per poter crescere. Anche per me è stato così, sono arrivato subito dopo la promozione dalla serie C, c’era grande entusiasmo, quindi la stagione successiva con pochi innesti la squadra ha completato la cavalcata”.

Da quello che si vedeva c’era un grande gruppo, anche fuori dal campo

Io sono stato uno dei pochi innesti di quel campionato, il fulcro era rappresentato da quella squadra che aveva vinto. Si era creata armonia fra tutti, per me è stato quindi facile potermi inserire, dando il mio apporto in campo”.

Il rapporto con Spalletti?

Sicuramente ottimale, suo è il merito di quanto fu costruito in quelle stagioni; quando riesci ad ottenere due promozioni consecutive il merito poi va suddiviso con tutte le componenti della società. E’ chiaro che il mister riuscì a plasmare al meglio la rosa, facendo in modo che rendesse al meglio”.

Una curiosità tattica, tu hai iniziato da prima punta per poi passare a trequartista: come mai?

Questo arretramento non fu legato all’infortunio, ma ad esigenze tattiche che si crearono, in quella nuova posizione potevo dare un apporto alla squadra. A volte i cambi sono dovute ad esigenze dei singoli allenatori in base della rosa a disposizione”.

Il gol più significativo che hai segnato? C’è un momento particolare della tua carriera da calciatore ad Empoli che ami ricordare?

Sulla prima domanda è facile rispondere, sicuramente il colpo di tacco del 2-0 contro il Cesena nella stagione 1997-98. Quella vittoria ci permise di andare a Cremona in una posizione molto favorevole, aprendo di fatto le porte alla serie A. Sulla seconda, ho talmente tanti ricordi che prenderne uno vorrebbe dire fare dei torti agli altri”.

12 Commenti

  1. Tecnica, scuola, palleggio, corsa, dribbling, versatilità tattica, strappo, intelligenza , calci piazzati . Decisamente il primo attaccante “moderno” della storia Azzurra. Gran bel giocatore.

    • No purtroppo e’ la maglia dell’anno dopo, 98 99.
      Nel 97 98 avevamo quelle righine laterali che vedi nella foto dopo.

  2. Non ricordo la data. Spettacolo puro. Direi anche che la nostra maglia bianca è tanta roba. Anche le altre due. Peccato non vedere più qualcosa di simile.

    • 1 Cappe Esposito: la storia, il tifo, una città che diventa la sua squadra e viceversa.

      2 Tavano Maccarone: numeri record di due bomber fortissimi. Nel cuore

      3 Caputo Donnarumma: bellissimi. Il ricordo è ancora vernice fresca. Ma c’è quella sensazione di un’amore rimasto a metà.
      Rimpianti.

      4 Rocchi Di Natale: indiscutibilmente campioni che hanno dato lustro alla nostra società. Hanno amato Lazio e Udine più di Empoli.

  3. La coppia Cappellini Esposito ci ha portato nel calcio che conta e li ci ha fatto rimanere.Sempre avuto un debole per i centravanti tecnici.Lui forse è stato il più grande ad Empoli di qs tipologia.Meno goals di quanti ne avrebbe potuto/dovuto fare ma classe allo stato puro.Pochi fronzoli, grandissima tecnica e la palla gli dava sempre retta.Un grandissimo nella ns storia.Graxie Max

  4. Tra tutti i gol scelgo quello su punizione al Milan in coppa Italia, in quel Castellani che potrei definire un’autentica bolgia, senza dubbio di essere smentito
    Che aggiungere? Con lui e Carmine i miei vent’anni e un tifo che non tornerà mai più. Guardavamo in faccia ogni avversario, non partivamo mai sconfitti.
    Cappellini fu il primo acquisto che oggi definiremo da Empoli 2.0, perché fu un lusso per noi. Poi lui ripagò con gli interessi l’investimento, la piazza lo amò da subito per un connubio che dura ancora oggi.
    Grazie Max!!!!

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