Sono stati due giorni nei quali poteva essere facile cadere nella trappola della retorica, della nostalgia fine a se stessa o dell’autocelebrazione tout-court, ma nulla di tutto questo è accaduto. La festa per i 50 anni del tifo organizzato empolese è stata un successo, sotto tutti i punti di vista, andando oltre le aspettative degli stessi organizzatori che, senza bisogno di effetti speciali, nani e ballerine, hanno saputo colpire al cuore i tifosi di tutte le età trasmettendo il proprio genuino affetto per i colori azzurri. La sensazione è stata quella di una rigenerante boccata d’aria fresca dopo mesi di miasmi fra tribolazioni in campo e scene discutibili fuori.

Prima di tutto occorre rendere merito alle persone (le vedete in copertina) che hanno messo a disposizione le proprie energie e il proprio tempo per rendere possibile l’evento. Un lavoro lungo (partito circa un anno e mezzo fa…), complicato e paziente, senza il quale non sarebbe stato possibile ad esempio coinvolgere tanti ex, mettere a tavola 500 persone (solo per la cena di Venerdì…) o allestire una mostra fotografica e di materiale ultras di una completezza e di una accuratezza impressionanti.

Partiamo proprio da qui, dalla mostra e da Gabriele che si è accollato l’onere della ricerca dei circa 1000 scatti da cui sono stati estratti gli oltre 500 finiti sui pannelli montati nella sala attigua alla vela. Un lavoro vissuto “di pancia” e della cui reale portata è stato possibile prendere piena consapevolezza solo a cose fatte. Parlandoci tradisce l’emozione nel ricordare il momento della prima “visione d’insieme” dell’allestimento, oppure nel raccontare la sincera commozione di alcuni visitatori che hanno varcato la soglia di una sala che, a modo suo, raccoglie una storia collettiva alla quale però si allacciano una moltitudine di memorie individuali e personalissime. “Vorrei che il lavoro delle 30/40 persone che hanno reso possibile tutto questo non vada perso”, queste sono le parole con le quali mi saluta.

Parole che fa proprie anche Simone Gelli, il jolly multiruolo dell’organizzazione (coordinatore, tesoriere, addetto stampa e all’occorrenza anche spazzino), al quale va il mio personale ringraziamento per la disponibiità e la pazienza con la quale ha assistito il lavoro della nostra testata. A Simone chiedo se la festa rappresenti più un punto di arrivo come “celebrazione di qualcosa che è stato”, oppure sia un punto di partenza per qualcosa “che guardi avanti”. La sua risposta condensa in sé la genuina essenza dell’evento: “Vorremmo fosse stato un punto di incontro. Incontro fra generazioni diverse e gruppi diversi. Sarebbe bello ripartire da qui, da questa storia, tutti insieme”.

Significative in quest’ottica anche le parole pronunciate dal palco nella serata di ieri da Ottavio Alessandroni e Stefano Signorini che hanno ricordato come, al di là della divisione formale in vari gruppi, la grande forza del tifo empolese sia sempre stata quella di sapere diventare una cosa sola nei momenti topici, mettendo sempre al primo posto il bene della curva (o della maratona) rispetto a quello del gruppo specifico o del singolo tifoso. Una tifoseria che, come raccontato negli aneddoti narrati dai protagonisti, fra i quali un commosso Graziano Mori, ha saputo farsi rispettare nel panorama italiano anche in virtù del fatto di non aver mai tradito quel codice non scritto che regola la vita ultras e aborrisce bassezze e infamità. Da qui l’invito alle nuove leve a raccogliere il testimone di chi li ha preceduti, a conoscere questi 50 anni di storia e farsi eredi di una tradizione di cui andare fieri. Del resto, parafrasando le perole di un mio celebre compaesano: “Chi ignora il proprio ieri, chi non ne sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani”.

Chiudo citando le parole di Ottavio Alessandroni che dal palco di Venerdì lanciava i cori: “Non saremo mai semplici spettatori. Noi siamo lo spettacolo del calcio e noi siamo l’Empoli Calcio”. Altri 50 anni come questi. Auguri.

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La prima volta al Castellani è in Curva Sud per Empoli - Como in un grigio pomeriggio dell'Inverno 1993. Memoria storica delle divise dell'Empoli, la sua collezione conta circa 300 maglie indossate dai calciatori azzurri dagli anni '80 a oggi. Artefice dei primi loghi che hanno riproposto l'acronimo EFC e dei progetti delle divise utilizzate dagli azzurri dal 2009/10 al 2016/17. Nello stesso periodo è stato fotografo ufficiale della prima squadra e del settore giovanile, fino alla chiusura dei rapporti con la società di Monteboro nel 2018.

10 Commenti

  1. Vedo il Presidente Corsi sereno e mi fa piacere.
    Ma qualcuno gli ha chiesto novita’ sul fronte societario ? Stadio ? Allenatore ?

  2. Il museo è stato semplicemente fantastico!! Rivedere tutte quelle foto mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo!! Avevo le lacrime agli occhi!! Grazie a tutti quelli che si sono prodigati x creare tutto questo!!!! Sempre e solo forza azzurro!!

  3. Rinnovo i complimenti agli organizzatori. La Mostra sarebbe degna di un’esposizione permanente. (un giorno, forse, con il nuovo stadio? Chissà…)
    Mi sono soffermato per diversi minuti su quelle foto, ma per goderle a pieno, sarebbero necessarie più visite, perché 50 anni di storia sono tanti.
    Mi sono ritornate a mente alcune tra le trasferte che ho fatto. Dagli stadi più “blasonati” Milano, Napoli, Roma, Torino, Genova, Parma (anche Firenze, ma quelle Toscane sono gite, più che trasferte) ad Avellino, Ancona,Alessandria, Bari, Modena, Messina, San Benedetto del Tronto, Udine, Brescia, Venezia, Verona. Trasferte in luoghi “sperduti” come Tortona o Casale (quella squadra che ha pure uno scudetto…), oppure la simpatica trasferta a Lugo di Romagna, contro il Baracca Lugo.
    Sono poche le città in cui non sono stato, tra quelle più importanti: Bergamo, Palermo, Lecce, Ferrrara, Cagliari e Perugia.
    Tante trasferte fatte tra il 1986 e il 1998, poi ci sono stati cambiamenti nella mia vita familiare e le mie presenze allo stadio, sia fuori che in casa, hanno iniziato a diradarsi sempre di più.

  4. Grazie a tutti gli organizzatori! É stata una festa memorabile, che ha riunito più generazioni di ultras e tifosi “non ultras” tutti uniti da un senso di appartenenza e da una passione per il magico Empoli e per la città di Empoli. Una festa capace di regalare emozioni incredibili. L’orgoglio di essere empolesi é stato il filo conduttore! Mi auguro di cuore che questa festa abbia sancito l’inizio di una tradizione che si rinnoverà ogni anno. La mostra fotografica é un patrimonio per la collettività e va preservata. Grazie ancora !

  5. Le immagini sono bellissime…. direi che meriterebbe una mostra permanente…. questo è amore, amore vero!!!! Spesso ci si arrabbia, le visioni non sono mai coincidenti, ma è un segno di grande attaccamento a questi colori!!!!

  6. Ciò che ho visto in questi 2 giorni è il distillato di una favola meravigliosa. Non saremmo mai diventati protagonisti, a livello Nazionale, senza il prezioso contributo di quei ragazzi che erano sul palco. Grazie infinite a tutti.

  7. Veramente una mostra incredibile ed un lavoro fatto con passione e cura. una bella due giorni che rinfranca da due annate tribolate anche a livello di tifo e che spero riporti unione ed energie. Sinceramente contento di aver visto il beatoamato.

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