A cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 William Foulke era uno dei portieri più forti e temuti d’Inghilterra. Era molto bravo tra i pali, nonostante la sua enorme stazza (quasi due metri di altezza e un peso che, durante la sua carriera, arrivò a sfiorare i 160 kg) che gli fecero guadagnare il soprannome di Fatty (=grasso). Ma aveva un carattere irascibile e imprevedibile, non sapevi mai cosa aspettarti da lui. Frequenti erano i suoi scatti d’ira e i suoi gesti deprecabili. Eppure era molto stimato e può essere considerato un precursore, uno di quegli “estremi difensori” che cambiò il mondo di stare in porta.

Nato nel 1874 a Dawley, Shropshire, aveva lavorato come minatore prima di intraprendere la carriera di calciatore. A 19 anni si mise in luce nel Blackwell Miners’ Welfare FC, tanto da fargli guadagnare recensioni entusiaste da parte della stampa locale. Nel 1894, a soli 20 anni, passò allo Sheffield United per la cifra di 20 sterline. Nelle sue undici stagioni al Bramall Lane, Foulke vinse tutto quello che c’era da vincere: un titolo di Prima Divisione (1897/98) e due FA Cup (1898/99 e 1901/02), oltre a due secondi posti in campionato. Nel 1905 passò al Chelsea, che sborsò ben 50 sterline per averlo, ma la sua avventura coi Blues durò appena una stagione, proprio a causa del suo carattere iracondo. L’ultima tappa della sua carriera fu il Bradford City.

Si può dire che Foulke non riuscì a gestire la fama e il successo che gli piombarono addosso. Si fece travolgere da una vita fatta di eccessi, tant’è che morì a soli 42 anni a causa di cirrosi. Mangiava e beveva a dismisura e arrivò presto a pesare più di 150 kg. Era spesso vittima di cori offensivi da parte dei tifosi avversari, che lo prendevano in giro per la sua obesità (“Who ate all the pies? You fat bastard! You fat bastard! You ate all the pies!”, trad. “Chi si è mangiato tutte le torte? Tu grasso bastardo, ti sei mangiato tutte le torte”). Ma più il peso cresceva, più Foulke diventava una leggenda. Una volta, in una gara amichevole contro una rappresentativa sudafricana, si improvvisò “portiere volante”. Vista la scarsa bravura dei suoi avversari, decise di uscire fuori dai pali fino a oltre la metà campo. E così facendo riuscì a realizzare una storica doppietta.

A lui si devono invenzioni e accorgimenti che si usano ancora oggi, nel calcio moderno. Ad esempio la postura del portiere nell’occupare lo spazio della porta: Foulke era solito stare con le braccia alte e oblique, in modo tale da rendersi ancora più gigante agli occhi dell’attaccante avversario. Senza saperlo usava la cosiddetta “illusione di Müller-Lyer”, che consiste nella percezione di una linea più lunga o più corta a seconda che essa termini con la presenza di due segmenti inclinati a circa +/-45° o +/-135°, formanti un angolo acuto (configurazione “in”) oppure ottuso (configurazione “out”). Questo metodo viene tuttora utilizzato da alcuni portieri sui calci di rigore.

Si può dire che i raccattapalle (ball boys) siano stati una sua intuzione. Per esagerare ancora di più la sua grossa mole, Foulke posizionava strategicamente due ragazzi di piccola statura dietro la sua porta (nella foto, cerchiato di giallo). Anche questa era una mossa per indurre gli attaccanti a pensare che fosse più grosso di quanto effettivamente fosse. Ma presto, oltre ad avere una funzione ottica rilevante, i ball boys finirono per avere anche una funzione pratica: permettevano al pigro Fatty Foulke di rimanere in porta anziché correre a recuperare il pallone quando questo finiva al di là della linea di fondo.

Anche cleen sheet, termine usato per indicare il portiere che riesce a mantenere inviolata la porta durante un’intera partita, è stato introdotto grazie a Foulke. Il 2 febbraio 1907, mentre difendeva i colori del Bradford City contro l’Accrington Stanley, William vestiva la sua abituale maglia rossa. Solo che anche gli avversari ne indossavano una simile. Obbligato dall’arbitro a cambiare casacca e non avendone una di riserva, Foulke si cinse attorno alla vita un lenzuolo bianco, come se fosse un nobile dell’Antica Roma. Il Bradford vinse 1-0 e Foulke non fu mai veramente impegnato, tant’è che tornò negli spogliatoi con il lenzuolo bianco completamente intonso. Questo dettaglio fu colto da un quotidiano locale che scrisse che Foulke aveva terminato il match con il lenzuolo pulito (cleen sheet, per l’appunto).

Alcune regole venne modificate proprio a causa di Foulke. La Football Association introdusse l’obbligo per il portiere di stare fermo sulla linea di porta, in occasione dei penalty, proprio perché Foulke era solito avanzare fino a cinque metri dal dischetto. Ciò non permetteva al rigorista di avere spazio sufficiente per inquadrare la porta, vista la stazza dell’enorme portiere. Inoltre la FA decise poi di predisporre che tutte le squadre avessero pali di riserva dopo che Foulke spezzò letteralmente una traversa nel derby tra Sheffield United e Sheffield Wednesday. William “Fatty” Foulke era genio e sregolatezza, forza fisica e fragilità emotiva. Ed è questo suo essere tutto e il contrario di tutto che lo ha reso ancora più leggendario.

articolo tratto da www.mondosportivo.it
autore: Simone Galli

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Empolese DOC e da sempre tifoso azzurro, è un amante delle tattiche e delle statistiche sportive. Entrato a far parte della redazione di PianetaEmpoli.it nel 2013, ritiene che gli approfondimenti siano fondamentali per un sito calcistico. Cura molte rubriche, tra cui i "Più e Meno" e "Meteore Azzurre.

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