Manca davvero poco alla festa che celebrerà i 50 anni della nascita del tifo organizzato empolese, ne approfittiamo per conoscere meglio uno dei personaggi che salirà sul palco Sabato prossimo: Samuele Virtuani.
Chi è Samuele Virtuani
Nato a Milano il 4 maggio 2001, da sempre accanito calciofilo e appassionato di F1, si laurea in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Milano. Giornalista pubblicista, da novembre 2020 è speaker presso Radio Statale per la quale ha ideato e condotto per due stagioni “BigBang Effect”. Dal 2022 si dedica alla narrazione sportiva con “Glory Frame”, in onda settimanalmente e disponibile anche in podcast. Ha inoltre collaborato con diverse testate online e realizzato per RaiRadio2 il podcast “Le Parole del Futuro” disponibile su RaiPlay Sound.
Oggi manda in stampa “Ai tempi dei dinosauri e dei pionieri” in cui, attraverso la fanzine dei Rangers, ricostruisce un mondo fatto di passione popolare, appartenenza territoriale, impegno sociale ma anche ironia. Cori, trasferte, amicizie e battaglie identitarie che vanno oltre le semplici “storie di tifo” per ritrarre una generazione che ha vissuto lo stadio come luogo di aggregazione e resistenza culturale.




Il suo libro e i rapporti con la nostra realtà
Ciao Samuele, come nasce il tuo libro? Originariamente mi pare che veda la luce come impegno accademico, vero?
Sì, come tesi triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Milano dove avevo come relatore il Prof. Paolo Zanini. Volevo sviluppare un tema che mi permettesse di unire alcune grandi passioni: quella per la storia contemporanea, in particolare politica, del nostro Paese e quella per lo sport. Così mi sono focalizzato su una componente fondamentale di quest’ultimo, quella del tifo e dell’universo ultras, ponendo attenzione a quel rapporto con la politica che storicamente ha creato in Italia uno scenario difficilmente rintracciabile altrove.
Online ho scoperto il mondo delle fanzine ma soprattutto l’archivio dei Rangers Empoli sul sito costruito da Graziano Mori: un unicum in Italia, quasi privo di buchi cronologici. Quei pochi che sono presenti risultano comunque slegati rispetto all’andamento della squadra, contrariamente a quanto invece ho riscontrato in altre realtà. In pratica avevo tutto il necessario per sviluppare il progetto. In più ho trovato una grandissima collaborazione da parte di tutte quelle figure con cui ho avuto l’opportunità di interfacciarmi su Empoli: l’ex assessore allo Sport Fabrizio Biuzzi, Athos Bagnoli e Claudio del Rosso, il papà di Emiliano, di cui ovviamente ho ascoltato la storia (inclusa poi nel libro nella parte in cui si parla della intitolazione della Maratona, ndr). Nasce quindi così, con un po’ di casualità (che ci vuole sempre in questi progetti) e una serie di fortunate coincidenze, senza dimenticare il contributo di disponibilità che ho ricevuto da parte di alcuni protagonisti della città di Empoli.
Quindi non è stato solo un rapporto “a distanza” ma hai avuto modo di vivere il nostro ambiente in prima persona.
Certo. Anzi mi riempie ancora il cuore di gioia il ricordo dell’invito ricevuto nell’Aprile del 2023 per Empoli-Inter. É stata un’esperienza che mi ha permesso di entrare in contatto con la realtà: ho visitato il “covo”, osservando la gestione dei biglietti, le varie memorabilia, i poster, i ritagli di giornale e gli strilloni delle edicole che lì sono conservati. Dovrebbe ancora esserci una copia della mia tesi che portai nell’Epifania del 2024. In maratona poi sono tornato per Empoli-Milan e per la semifinale di Coppa Italia contro il Bologna. É sempre un piacere.
Qualche personaggio che vuoi ricordare in relazione a questa tua esperienza empolese?
Vorrei poter menzionare tutte le persone alle quali ho anche solamente stretto la mano, ma devo in particolare un grosso ringraziamento a Athos che è stato il mio cicerone e il mio anfitrione, la persona a cui questo lavoro deve di più e grazie alla quale ho avuto la conferma della passione che scorre nelle vene del tifo azzurro. Passione e fatica, perchè accendere la miccia del tifo in una cittadina come Empoli non è semplice: un posto tranquillo, quasi schiavo della “doppia fede” come mi aveva raccontato Athos. Infine vorrei menzionare anche Cristiano Vezzi che mi ha contattato per collaborare, per la parte relativa alle fanzine, al progetto del memoriale ultras che attualmente è in cantiere (e che, ci dicono dall’organizzazione, richiederà ancora alcuni mesi di lavoro ndr).
Hai avuto modo di conoscere la nostra realtà: quale impressione ti ha lasciato?
Guardando al passato, agli anni d’oro, ho apprezzato la grande vitalità che il movimento dimostrava nella formazione di tanti gruppi in una realtà tutto sommato relativamente piccola. Graziano Mori poi mi ha chiarito i tratti essenziali del percorso di “cambio della guardia” culminato con lo scioglimento dei Rangers dopo l’introduzione della tessera del tifoso. Un avvicendamento a favore dei Desperados che dalle fanzine sembra parzialmente avviato già nei lustri precedenti. A Empoli è avvenuta una transizione pacifica, tutt’altro che scontata se guardiamo ad altri contesti. Da milanista per esempio ho osservato il processo di transizione dalla Fosse dei Leoni (sciolta nel 2005) alla costituzione della nuova Curva Sud: tutt’altro che semplice e lineare. In realtà grandi, dove si coltivano magari interessi non proprio limpidissimi, queste transizioni possono avvenire in maniera violenta danneggiando l’ambiente e l’habitat-stadio. A Empoli questo non è avvenuto. Rappresenta un esempio virtuoso che consente di prendere un po’ a picconate certi stereotipi sulle curve italiane. Da voi si percepisce magari un rapporto più distaccato fra i gruppi in base all’età anagrfica, con i componenti della “vecchia guardia” che hanno la propria vita e le proprie iniziative. In in altre piazze c’è maggiore commistione fra realtà anagrafiche differenti. Il che può essere sia un bene che un male.

C’è insomma un’evoluzione generazionale?
La sottocultura ultras italiana nasce come sottocultura giovanile, per dar sfogo alla vitalità, al brio dei giovani all’interno dello stadio. Il fatto che in certe piazze ci sia un ambiente dove i giovani vengono frenati dalla presenza ingombrante dei vecchi capi curva può generare tensioni e spaccature. Da questo punto di vista plaudo al modello empolese che va in direzione opposta. Ovviamente tutto deve essere rapportato all’evoluzione della società nella quale viviamo. La definizione di sottocultura ultras come sottocultura giovanile andrebbe rivista. Il tempo della giovinezza si sta dilatando sempre più: c’è un rifiuto sistematico del concetto stesso di invecchiamento, sia fisico che mentale, cosa che si riflette anche nelle curve dove l’età anagrafica dal 2000 in poi è salita considerevolmente. Ma è lo stesso processo che coinvolge moltissimi altri ambienti culturali, come i circoli politici o circoli intellettuali. Le adesioni negli anni sono andate obiettivamente scemando e la lamentela diffusa è quella del minore coinvolgimento delle nuove leve rispetto ai decenni precedenti.
Avviandoci a chiudere, torniamo sul tema di partenza: il tuo libro. Quando uscirà e dove potranno trovarlo i tifosi azzurri?
Il libro esce Sabato prossimo, quindi lo terro a battesimo insieme a voi in occasione della festa dove chi vorrà potrà acquistarlo “dal produttore al consumatore”. Lo potrete trovare poi su tutti i canali di acquisto messi a disposizione dall’editore, Urbone Publishing, facilmente rintracciabile in tutti i canali sociale e anche tramite WhatsApp al 3281681900. Ovviamente sarà in vendita su Amazon ma avrei piacere soprattutto di vederlo fra gli scaffali della Libreria Rinascita di Empoli con la quale prenderemo contatto quanto prima.
Per chiudere, il tuo personale augurio per questo compleanno speciale del tifo empolese?
Altri cinquant’anni e più di passione empolese contro un calcio che si sta dimenticando dei suoi veri protagonisti: i tifosi!














