Ringraziamo per la collaborazione all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco
Ad oggi, e con tutte le cautele che il momento impone, Pietro De Giorgio e Marco Turati rappresentano i due nomi più caldi per la panchina dell’Empoli 2026/27. Due profili giovani, emergenti e con percorsi differenti, ma accomunati da alcuni principi che sembrano sposarsi bene con quella che storicamente è stata l’identità del club azzurro. Entrambi appartengono alla nuova generazione di allenatori. Tecnici giovani, ambiziosi, con idee moderne e con una forte predisposizione al lavoro sul campo. Nessuno dei due è legato ad un calcio attendista o conservativo. Al contrario, sia De Giorgio che Turati cercano di costruire squadre che abbiano il coraggio di giocare, di proporre e di prendere l’iniziativa. Una filosofia che, almeno sulla carta, si sposa perfettamente con la tradizione tecnica dell’Empoli. Le differenze emergono quando si entra nel dettaglio.
Pietro De Giorgio, protagonista dell’ottimo percorso alla guida del Potenza, è un allenatore che sembra avere come principale qualità la capacità di adattamento. Le sue squadre partono da un’organizzazione ben precisa ma raramente danno l’impressione di essere ingabbiate dentro un unico sistema di gioco. Il 4-3-3 è stato spesso il punto di riferimento, ma nel corso delle partite e della stagione non sono mancati cambiamenti e soluzioni differenti. La sensazione è quella di un tecnico che osserva molto le caratteristiche dei propri giocatori e costruisce il vestito tattico intorno alla rosa che ha a disposizione. Le sue squadre amano sviluppare il gioco sulle corsie esterne, cercano intensità nella pressione e provano a recuperare il pallone in zone avanzate del campo. Allo stesso tempo, però, mostrano una certa elasticità nelle letture difensive, sapendo alternare momenti di aggressione alta ad altri di maggiore compattezza. Marco Turati presenta invece caratteristiche in parte diverse. Dopo l’esperienza maturata nello staff di Vincenzo Italiano tra Spezia e Fiorentina e il successivo percorso da primo allenatore culminato con il lavoro svolto a Siracusa, il tecnico lombardo sembra portare con sé principi molto definiti. Le sue squadre ricercano una costruzione ragionata dal basso, mantengono grande attenzione alle distanze tra i reparti e provano ad esercitare una pressione costante una volta perso il pallone. Il modulo di riferimento è spesso il 4-2-3-1, sistema che garantisce equilibrio ma che allo stesso tempo consente di avere tanti uomini coinvolti nella fase offensiva. Se De Giorgio dà l’impressione di essere un allenatore che adatta il sistema ai giocatori, Turati appare maggiormente orientato a trasmettere ai giocatori una precisa identità di squadra.
In altre parole, il primo sembra partire dagli interpreti per arrivare al gioco; il secondo dal gioco per valorizzare gli interpreti. Naturalmente si tratta di sfumature, perché entrambi condividono principi molto simili: pressione, intensità, ricerca del possesso, valorizzazione dei giovani e coraggio nelle scelte. Per questo motivo, al di là delle differenze, il confronto tra i due diventa particolarmente interessante. Da una parte c’è De Giorgio, allenatore che ha saputo conquistare credibilità attraverso una crescita costante e risultati importanti. Dall’altra Turati, tecnico emergente che porta con sé una scuola calcistica moderna e riconoscibile. Due candidati in parte diversi, due percorsi differenti, ma una caratteristica comune che probabilmente piace molto a Monteboro: l’idea di costruire un Empoli che giochi a calcio e che abbia un’identità precisa. E forse è proprio questo il motivo per cui, oggi, i loro nomi continuano ad essere quelli più caldi per raccogliere l’eredità di Fabio Caserta.















Similitudini? Scarsi entrambi.
Differenze? uno scarso e l’altro di più.
Tanto vale tenere Caserta.
Ma se si riparte sempre da zero e si vende l’ossatura (giovane) della squadra, per entrambi è un salto nel buio che aumenta le difficoltà del cambio di categoria.
Domanda: non vi è bastata una stagione all’insegna del dilettantismo allo sbaraglio e del domani si vedrà? Se un anno fa il tutto fu mascherato dagli ingaggi di Fulignati, Lovato e Elia…. oggi la gente è difficile che ci caschi, oppure credete che i tifosi abbiano l’anello al naso?
(lo sfogo è per chi comanda e si offende se vola giù dal campanile)…..
bisogna essere obiettivi. l’ unica cosa che li accumuna e’ lo stipendio basso….
se non entra un socio( e a questo punto ci credo poco) la vedo parecchio buia.
Mi pare che si stia dando fin troppa importanza a chi arriverà ad allenare gli azzurri, quando sarebbe meglio capire che se non costruisci una rosa atta a far la sua bella figura … può arrivare anche Guardiola ma non vai da nessuna parte … e per ripartire come si deve non puoi fare a meno di confermare quei 5 o 6 giocatori che quest’anno hanno fatto appieno il loro dovere con prestazioni quasi sempre convincenti … Se non riesci a confermare Fulignati, Shpendi ed Elia su tutti (e dare finalmente spazio a Popov) … la vedo bigia anche in questo campionato
Messa così direi De Giorgio