La stagione è finita. Scatta il “rompete le righe”, che quest’anno arriva anche con un certo anticipo rispetto al solito, visto che all’orizzonte ci saranno i campionati del mondo di calcio. E la fine del campionato porta con sé un sorriso, magari a denti un po’ stretti, ma comunque una rappacificazione interiore che restituisce tranquillità e serenità, perché l’Empoli è tornato ieri sera da Monza con la salvezza aritmetica in tasca, evitando quindi l’appendice del play-out. Per la cronaca — anche se ormai lo sanno persino i nostri animali domestici — l’Empoli si salva grazie alla migliore differenza reti generale nei confronti del Südtirol, squadra con la quale ha chiuso la stagione a pari punti. In perfetta parità anche il doppio confronto diretto, ma la differenza reti complessiva di -7 degli azzurri prevale sul -10 degli altoatesini, che dovranno invece disputare lo spareggio salvezza contro il SSC Bari. Adesso però bisogna inevitabilmente dividere il discorso in più parti. La prima riguarda l’importanza capitale di questa salvezza per il club, per la città e per quella difesa della storia che abbiamo evocato così tante volte nel corso delle ultime settimane. Era ormai evidente che il miglior risultato sportivo raggiungibile fosse soltanto questo, e fallirlo avrebbe avuto conseguenze pesantissime. Retrocedere in Serie C, o anche soltanto trascinarsi ulteriormente nel rischio, sarebbe stato devastante in una fase particolare della vita del club. Sappiamo bene che da tempo la proprietà sta cercando nuovi capitali e nuovi investitori per continuare a sostenersi come ha fatto negli ultimi anni. Ed è evidente che una retrocessione avrebbe reso tutto molto meno appetibile. Abbiamo ascoltato anche scenari catastrofici, come eventuali difficoltà nell’iscrizione al prossimo campionato. Non vogliamo arrivare a tanto, anche perché non abbiamo elementi concreti per sostenere certe tesi, ma è chiaro che la permanenza in Serie B rappresentava uno spartiacque enorme anche dal punto di vista societario e progettuale. Questo pericolo è stato evitato. La squadra, nel momento più difficile, è riuscita a dare un colpo di coda finale. Dopo Venezia ci eravamo ritrovati senza più il destino nelle nostre mani, ma la vittoria contro l’Avellino e il pareggio di ieri a Monza, uniti alla mancata vittoria del Südtirol contro la Juve Stabia, hanno permesso agli azzurri di strappare questo biglietto per la permanenza in categoria.

I complimenti principali (per questo) vanno fatti alla squadra, perché è riuscita a compattarsi e a comprendere fino in fondo quale fosse il proprio dovere. E soprattutto a Monza, contro la squadra brianzola che — senza offendere nessuno — non ha certamente disputato la partita della vita, l’Empoli ha comunque avuto il merito di crederci fino all’ultimo pallone disponibile. Il gol del 2-2, quello che vale la salvezza diretta, è arrivato al novantunesimo minuto, dopo che gli azzurri, passati inizialmente in vantaggio, si erano ritrovati sotto 2-1. Comprensibili, anzi più che comprensibili, le lacrime e l’esultanza “da vittoria” viste nel post-gara. La tensione accumulata negli ultimi mesi doveva essere enorme e quel tipo di liberazione emotiva non può che essere vista come qualcosa di umano e autentico. Ha emozionato tutti. Così come hanno emozionato le parole di chi si è presentato davanti ai microfoni nel dopopartita, soprattutto quelle del direttore sportivo Stefanelli, che è andato anche oltre il campo, toccando temi più profondi e personali. Per questo alla squadra va detto grazie. Grazie per aver evitato quello che, sportivamente parlando, sarebbe stato un dramma. E la consapevolezza di poter ripartire dalla Serie B rimette davvero pace dentro l’anima di chi ama questi colori. Detto questo, però, questa salvezza deve essere soltanto il punto di partenza per qualcosa di diverso. Dovrà essere capitalizzata nel modo corretto, indipendentemente da chi guiderà il progetto e da quali saranno le evoluzioni societarie. Servirà tornare a fare ciò che è mancato nelle ultime stagioni: programmazione seria, accurata, lungimirante. La serata di Monza lascia quindi una gioia forte, ma che deve essere equilibrata. Perché se da una parte lo scampato pericolo ha inevitabilmente generato emozione e sollievo, dall’altra non possiamo dimenticare il percorso che questa squadra ha avuto durante l’anno. Questa era una squadra costruita per fare un campionato completamente diverso. Chi proverà a raccontare il contrario nei prossimi giorni dirà una cosa non vera. Il passaggio da Guido Pagliuca a Alessio Dionisi è la fotografia più chiara delle ambizioni iniziali. Questo gruppo avrebbe dovuto stazionare stabilmente nella parte sinistra della classifica e invece lì non c’è quasi mai stato. Nelle ultime giornate avrebbe dovuto provare a dare l’assalto ai playoff, non rischiare di ritrovarsi, quattordici anni dopo, a giocare nuovamente un play-out. Il quindicesimo posto finale rappresenta il secondo peggior risultato degli ultimi trent’anni di storia azzurra, quelli che ci separano dall’ultima volta in Serie C. Abbiamo visto una squadra balbettante, spesso impaurita, senza mordente, capace a tratti di esprimere anche un calcio brutto. E pure ieri sera, sia chiaro, tutti i limiti di questa squadra sono riemersi, se non fosse stato per quel colpo finale di Spendi che ha cambiato il destino.

Per questo serve equilibrio nel raccontare questa salvezza. È giusto festeggiarla, ma fino a un certo punto. Terminato il momento della liberazione emotiva, deve iniziare quello delle analisi, delle riflessioni profonde. Non arriveranno, e ci mancherebbe altro, ma per certi versi forse dovrebbero arrivare anche delle scuse o un “mea culpa” da chi ieri poteva mettere la faccia ma non lo ha fatto. Per come questo club ha vissuto e gestito questa stagione, palesando sul campo un campionato complicato, sofferto oltre misura, e fuori dal campo quella distanza che in tanti hanno percepito in maniera sempre più netta. Una distanza aggiuntiva rispetto a quanto già si era avvertito nelle ultime stagioni. Perché questo club, nel corso degli anni, si è trasformato molto. Troppo, forse. E per quanto ci riguarda, non sempre in meglio. Poi, giustamente, ognuno dal proprio punto di vista dirà quello che crede e si sentirà nella posizione in cui vuole sentirsi. Però, rispetto ad una stagione che ha visto accumularsi tanti errori, dentro e fuori dal campo, ci aspettiamo una seria presa di coscienza e una riflessione profonda. Non è questo l’articolo nel quale andare a dettagliare ogni singolo aspetto, ma se il presidente Fabrizio Corsi avesse ancora la forza, la voglia e la possibilità di continuare ad essere il condottiero di questo club, crediamo che tutto l’ambiente sarebbe felice ed orgoglioso di averlo ancora al timone e pronto a sostenerlo. Però siamo altrettanto convinti che all’interno della dirigenza debbano esserci cambiamenti importanti. Servono figure nuove, idee nuove, un ritorno a quella dimensione che ha fatto grande l’Empoli nel corso della sua storia e che negli ultimi anni, invece, si è progressivamente smarrita. Perché se c’è una cosa che Empoli — intesa come città, tifoseria e, perché no, anche stampa — ha sempre dimostrato, è la capacità di compattarsi nel momento del bisogno. Di mettere da parte divisioni e malumori quando c’era da stringersi intorno alla maglia. È successo anche stavolta. Si è spostato il focus dalla rabbia all’obiettivo da raggiungere, e l’obiettivo alla fine è stato centrato. Adesso però, a bocce ferme, e soprattutto con quella serenità che deriva dall’aver mantenuto la categoria e dal sapere che il prossimo anno si ripartirà dalla Serie B, certe riflessioni devono necessariamente emergere. Sarà poi il futuro a raccontarci quali decisioni verranno prese e quale direzione il club vorrà intraprendere. Noi potremo soltanto raccontarlo e approfondirlo, qualora ci sarà la possibilità di confrontarsi con gli attori principali di questa stagione. Ma per questo, come detto, ci sarà tempo. Il sipario quindi cala su un’annata che non entrerà certo nei libri dei ricordi felici. Una stagione che non può avere eroi. Una stagione che, alla fine, ha visto questa squadra fare semplicemente il proprio dovere: il minimo sindacale. Oppure, come piace dire dalle nostre parti, “asciugare un bel bucato”.

E allora facciamo sì che quei panni asciutti possano essere quelli da indossare domani, per ripartire con slancio, con voglia, con determinazione, ma soprattutto con costrutto. Perché la prossima stagione non sarà semplice. Se quest’anno l’Empoli partiva con determinate credenziali e proprio per questo oggi analizziamo il campionato in maniera insufficiente, il prossimo anno gli azzurri potrebbero partire più indietro nella classica “griglia di partenza” della categoria. Ma ciò che ha reso grande questo club negli anni non è mai stato soltanto il budget o il nome dei singoli. È stata la capacità di leggere il futuro, di programmare, di costruire con intelligenza, di valorizzare il vivaio, di trovare idee prima degli altri. Ed è esattamente questo che adesso servirà. Che tutto questo venga fatto con l’attuale proprietà e con l’attuale dirigenza lo scopriremo nei prossimi mesi. Altrimenti capiremo chi eventualmente subentrerà e con quali idee. E lo stesso discorso vale anche per l’allenatore. Partiamo con il dire che, nel bene e nel male, questa salvezza va condivisa anche con Guido Pagliuca e Alessio Dionisi. I loro percorsi sono stati più negativi che positivi, questo è evidente, ma anche i punti raccolti sotto la loro gestione hanno contribuito ad arrivare a quota 41, quella che alla fine ha significato salvezza. Fabio Caserta è invece l’uomo che ha portato la missione fino in fondo, quello che è riuscito a condurre in porto una barca piena di falle e infiltrazioni. Adesso sarà da capire se si vorrà ripartire o meno da lui. Il tecnico calabrese ha lasciato intendere chiaramente che uno dei suoi obiettivi, oltre alla salvezza dell’Empoli, fosse anche quello di conquistarsi la possibilità di proseguire il proprio lavoro in azzurro. È stata una stagione difficile, complicata, pesante oltre ogni misura. L’abbiamo portata a termine. Adesso verrà tracciata una linea, si inizierà a capire chi resterà, chi partirà, quale sarà il nuovo volto dell’Empoli. Ci sarà tempo per affrontare tutti questi temi. Per oggi resta un concetto molto semplice: grazie per aver salvato la categoria. Ma questo non può e non deve trasformarsi in un “grazie” per la stagione. Perché, lo ribadiamo ancora una volta, l’Empoli ha chiuso al quindicesimo posto in Serie B, al primo anno dopo la retrocessione dalla Serie A. Siamo salvi. Il campionato è finito. Andiamo in pace.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

11 Commenti

  1. Ho visto ora la partita del sud Tirol e c ha detto davvero ma davvero bene. Hanno sbagliato l impossibile e di più. Ripartiamo da oggi a costruire e a pensare ad una squadra Degna degli ultimo trentanni di storia. Largo ai giovani e ne abbiamo ti ancora coadiuvati da gente che tenga davvero alle sorti Empolesi.

    • Ti è andata male anche a questo giro, nella pulizia da fare ci dovresti essere anche tu, con le tue critiche a dismisura, con il tuo pessimismo esasperato, con il tuo odio senza fine…
      Vedo che continui con i tuoi pensieri a distruggere tutto ciò che riguarda l’Empoli, come se la gioia di una salvezza insperata non ti sfiorasse minimamente e invece è l’ennesimo miracolo per Empoli, aver mantenuto la categoria è stata una cosa esageratamente grande, per niente scontata e che dovrebbe essere oggi il primo pensiero di ogni tifoso che vuole bene a questi Colori.
      FORZA EMPOLI ENNESIMA GIOIA.

  2. Una squadra scarsa , una proprietà ancora di più (da qualche anno).
    Abbiamo asciugato un bucato, magari con qualche telefonata intercorsa a fine primo tempo..
    Adesso per carità , e ripeto per carità, abbiamo 3 mesi per impostare un progetto serio.. evitando errori già fatti tipo impostare su un vivaio inadeguato per la serie B.

    Ps.. i vari Ebuhei , moruzzi , ghion , YEPES , ignacchiti , degli innocenti , belardinelli etc etc a luglio non li voglio vedere con la casacca dell empoli ..

  3. E’ andata bene e quindi tutte le riflessioni saranno fatte a 360°.
    Detto questo: se si prende il gol siamo dei polli,se si sbagliano i gol siamo dei polli..
    Poi pero’ se i gol gli sbagliano o li prendono gli altri ” CI E’ ANDATA DI LUSSO”
    NON CREDO CHE HAI PLAY OFF C’E’ PSG-ARSENAL !!!
    NON HO FATTO I CONTI,MA NELL’ARCO DEL CAMPIONATO L’EMPOLI PER 70/80% E’ STATO LEGGERMENTE SOPRA LA QUOTA RETROCESSIONE…
    LE ULTIME PARTITE VALGONO PER TUTTI,RISULTATI COMPRESI..NON SOLO PER L’EMPOLI..
    CHE VOGLIO DIRE: SIAMO POCO..MA C’È CHI E’ STATO PEGGIO E LE PECORE SI CONTANO A MAGGIO….DA SEMPRE !!
    ORA PERO’ CI VUOLE UNA RIORGANIZZAZIONE GENERALE,IN MEGLIO..!! SI SPERA…OCCHIO!! BENE O MALE GLI ULTIMI 30 ANNI ABBIAMO VISTO CAMPIONATI DI A e B NON CE LO SCORDIAMO..
    QUANDO GIOCAVO LA SCHEDINA VEDEVO: ASCOLI,VICENZA,BRESCIA,CATANIA,PIACENZA,ANCONA,MESSINA,LIVORNO,LUCCHESE e mi Fermo…
    CERCHIAMO DI ESSERE OBBIETTIVI..

  4. Scampato il pericolo “festeggiamo” e cerchiamo di non ripartire dagli stessi errori. Personalmente cambierei guida tecnica subito, perché nonostante sia una brava persona e abbia preso una situazione difficile, ne ha combinate di tutti i colori in queste partite; sul DS sospendo il giudizio perché ho pochi elementi, anche se il mercato di gennaio è stato diciamo rivedibile

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