Grave

Continua il declino irreversibile di un Empoli che, a Padova, perde l’ennesimo scontro diretto compiendo un ulteriore passo verso il baratro. Una storia già vista numerose volte, troppe. La lenta, inesorabile parabola discendente di una squadra che, fin dall’inizio del torneo, non ha mai messo in mostra un progetto tecnico credibile. Spenta, svuotata, paralizzata dalle proprie paure. La narrazione è nota: si è cominciato con l’allestimento di una rosa deficitaria, si è proseguito con uno sterile susseguirsi di avvicendamenti in panchina per infine arenarsi in un loop negativo di complicatissima risoluzione. Anche la piazza empolese, da sempre grata e tollerante nei confronti di una società che ha realizzato una sorta di miracolo sportivo per oltre un trentennio, non ha potuto più nascondere rabbia, amarezza e delusione. La civile contestazione dei tifosi, apparsa decisamente legittima e per certi versi forse anche tardiva, è fenomeno raro a questi latitudini.

Lento

Gli appelli di società, città e tifoseria, pronunciati alla vigilia della trasferta di Padova, non sono riusciti a produrre quella reazione che era lecito aspettarsi. All’Euganeo è andata in scena la solita squadra, lenta, prevedibile, monocorde, incapace di fornire risposte attendibili sul piano tecnico e caratteriale. È un Empoli che si trascina stancamente verso l’epilogo, come se stesse vivendo una sorta di trauma dal quale è sempre più difficile riscattarsi. L’impressione è quella di una squadra che si è infilata in un tunnel al quale non era mentalmente preparata. In un contesto che, potenzialmente, non gli apparteneva. Neppure il più pessimista dei tifosi azzurri avrebbe ipotizzato un campionato di tale sofferenza. Venuta meno l’illusione di poter competere per un obiettivo leggermente più prestigioso, gli azzurri si sono rivelati privi degli anticorpi in grado di arginare la situazione che si è venuta a creare. Tuttavia non è ancora il momento di lasciarsi andare definitivamente allo sconforto e intonare il requiem. Adesso è il momento di fare appello all’orgoglio e al senso di identità del popolo azzurro.

Adagio

A quattro giornate dal termine, l’Empoli può ancora evitare il compiersi di un destino infausto. Domenica contro l’Entella è l’occasione, forse l’ultima, per dimostrare di possedere vitalità, carattere e amor proprio. Tutti saranno chiamati a dare il proprio contributo. Mister Fabio Caserta e il Diesse Stefanelli, arrivati entrambi in corso d’opera, quando i buoi erano già parzialmente scappati dal recinto, nel post-Padova hanno avuto il buonsenso di non aggrapparsi a alibi o torti arbitrali. Il numero dei punti a disposizione si sta sempre più assottigliando. A scanso di clamorose sorprese, diventa difficile pensare di andare a realizzare exploit in trasferta contro Venezia e Monza, lanciate verso la serie A nel tentativo di schivare la roulette russa dei playoff. Restano Virtus Entella e Avellino al Castellani e con esse la sensazione che, se non si capitalizzeranno al massimo gli impegni a domicilio, resteranno pochissimi margini per evitare un drammatico epilogo sportivo. Al di là del valore degli avversari, l’Empoli dovrà ritrovare fiducia in sé stesso calandosi, forse per la prima volta in stagione, nel cuore della battaglia. 

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7 Commenti

    • Le occasioni sono solo 2 e vanno sfruttate entrambe, se non saremo in grado di farlo è giusto retrocedere e la colpa e solo e soltanto nostra.
      Non ci sono alibi che tengono….

  1. Una squadra che fa appena 9 pt in 15 partite del girone di ritorno, non può “razionalmente” sperare di salvarsi in queste ultime 4 partite che rimangono; poi tutto è possibile nel calcio !
    “…squadra, lenta, prevedibile, monocorde, incapace di fornire risposte attendibili sul piano tecnico e caratteriale…”, giusto, ma non è solo colpa dei giocatori, scarsi quanto si vuole, ma non peggiori dei giocatori delle altre squadre che lottano per non retrocedere; e a questi punti, non è nemmeno colpa dei tre allenatori che si sono succeduti in panchina (seppur anche loro scarsi, e non particolarmente convinti).
    Se l’Empoli non è mai stata quest’anno una vera squadra, cioè una squadra attaccata ai colori e al blasone della società, una squadra unita che ha messo davanti a tutto il cuore per superare le difficolta incontrate, ecco, se l’Empoli non è mai stata “la squadra degli empolesi”, la colpa è sostanzialmente da attribuire alla passività dei vertici societari: assenti per tutto il campionato se non per scaricare le responsabilità sugli allenatori o sul direttore tecnico; non mi venite a dire che l’intervista a Rebecca della settimana scorsa, sia stata un’intervista particolarmente sentita e voluta; per me ha avuto l’effetto opposto sui giocatori; squadra lasciata come al solito in balia dei venti, senza forti richiami, senza stimoli, senza riferimenti all’appartenenza, ai colori e alla tradizione azzurra; senza alcun rispetto dei tifosi empolesi; un lasciare andare le cose come se niente fosse, come se non ci fosse alcun interesse effettivo. E in questa sistuazione, con quasi tutti giocatori nuovi e molti di altra proprietà, ma cosa si voleva aspettare dalla squadra: carattere ? abnegazione ? cuore azzurro ? ma non ci prendiamo per le mele, se alla società interessa il giusto, non vedo come i giocatori possano tirar fuori queste prerogative !

    • può essere tutto giusto Guido però noi che ne sappiamo cosa succede nelle 4 mura? Il capo da quello che sento è spesso agli allenamenti, quasi tutti i giorni, poi di parlare non ai giornali non è che lo abbia fatto così tante volte anche ai tempi d’oro. Sono 15 anni che parla solo ai siti di Napoli o Firenze per promuovere la qualità dei giovani da vendere. E poi un’intervista a fine anno. Ma in mezzo è tanto tempo che parla poco, non da ora o da anno scorso. E’ importante quello che fanno dentro uno spogliatoio, non l intervistina ai giornali dove dicono che ci credono. Poi dobbiamo anche metterci in testa che è un giochino dove quello che vuoi te lo vogliono tutti. Sono anni che noi godiamo e che vediamo a turno retrocedere quella piazza o quell’altra. Padova Vicenza Trieste, Brescia, Terni, una alla volta finiscono in basso. Spezia nemmeno con gli americani vanno bene. Quello che vogliamo noi lo vogliano anche glia altri. Non ci sono ricette e pozioni magiche, dobbiamo metterci in testa che può purtroppo toccare anche a noi. E non è detto che succeda chissà per quali disastri. Hanno sbagliato valutazioni, i ns giovani su cui giustamente puntiamo ogni anno quest’anno hanno fatto male e i 3 4 prestiti diciamo così boni hanno fatto appena sufficiente e la squadra non è cresciuta e soprattutto non ha carburato. Speriamo di levarne le gambe ma ora è dura.

      • Caro Massy, una squadra nuova per 10/11 doveva essere supportata non solo negli spogliatoi o al campo (se è vero ciò che dici), ma anche nel rapporto con i tifosi e la citta; si doveva maggiormente stimolare il senso di appartenenza e di aggregazione con gli empolesi; fare in modo che i giocatori si sentissero responsabili verso una società rispettata in tutta italia e verso quei tifosi che per 4 anni di fila hanno sostenuto la squadra negli stadi più importanti del paese; non eravamo più in serie A ! quando, invece, il solo fatto di poter disputare un campionato nella massima serie poteva bastare ed avanzare ai giocatori per dare tutto in campo; qui, in B, se non senti la città e non ti fai gasare dal tifo, non riuscirai mai a tirar fuori gli attributi ! Ha sbagliato, non era più abituato ad un campionato inferiore; ha fatto i conti senza l’oste, come se per certi giocatori bastasse giocare in B per tirar fuori gli attributi; in B non è così ! e lui non se lo ricordava ! (o forse non ci ha minimamente pensato, abituato com’era ad altri scenari).

  2. “Quella con l’Entella è l’occasione, forse l’ultima per dimostrare vitalità, carattere e amor proprio”. Io toglierei il forse, messo magari per comprensibili motivi scaramantici.
    Quella di domenica è davvero l’ultima possibilità per raddrizzare le sorti della stagione.
    Un pareggio cambierebbe poco e prolungherebbe l’agonia di 3 settimane e obbligherebbe ad attaccarsi ai risultati delle altre squadre coinvolte nella lotta per evitare playout e retrocessione diretta. In 7 punti- dal Padova a 37 allo Spezia a 30 punti- ci sono 7 squadre: solo 2 di queste si salveranno da playout e retrocessione diretta.
    Domenica non si può fare altro che vincere, ma probabilmente i patemi non saranno comunque finiti anche se sarebbe finalmente un passo avanti in un girone di ritorno disastroso

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