Fabio Caserta sì o Fabio Caserta no? È questa una delle prime domande che inevitabilmente iniziano ad accompagnare il futuro dell’Empoli dopo la salvezza conquistata. Una salvezza sofferta, rincorsa, agguantata all’ultima curva di una stagione complicatissima, ma pur sempre raggiunta. Ed in fondo è proprio da qui che bisogna partire per analizzare la posizione del tecnico calabrese: l’obiettivo che gli era stato chiesto, alla fine della fiera, è stato centrato. Quando Caserta è arrivato ad Empoli la situazione era delicata. La squadra era reduce da mesi difficili e da una classifica che iniziava a farsi pesante. Il contratto firmato fino al 30 giugno 2026 raccontava già allora la natura del rapporto: una missione precisa, limitata nel tempo, senza alcun vincolo automatico verso il futuro. Adesso, per proseguire insieme, servirà inevitabilmente una nuova trattativa con la dirigenza. La sensazione, osservando il percorso delle ultime settimane, è che Caserta sia riuscito ad entrare nella testa e soprattutto nello spogliatoio della squadra meglio di chi lo aveva preceduto. Dei tre allenatori passati dalla panchina azzurra in questa stagione, probabilmente è stato quello capace di creare il feeling più forte con il gruppo. Aspetto non banale in un’annata dove l’Empoli aveva spesso dato l’impressione di essere fragile anche emotivamente.

Allo stesso tempo però c’è un aspetto da considerare: il prossimo Empoli sarà inevitabilmente molto diverso. La rosa andrà incontro ad una profonda rivoluzione e quel gruppo con cui Caserta ha costruito il rapporto di queste settimane sarà solo in parte lo stesso che si presenterà al via della nuova stagione. E questo cambia inevitabilmente alcuni parametri di valutazione. Sul piano tecnico e tattico, Caserta ha avuto il merito di provare a sparigliare le carte. Ha rimesso la difesa a quattro, cercando una strada differente rispetto a quella intrapresa dai predecessori, salvo poi tornare nelle ultime tre gare alla linea a tre, quasi adeguandosi alle caratteristiche della squadra ed anche alle esigenze del momento. Un segnale di pragmatismo, forse, più che di identità definitiva. I numeri raccontano di una gestione sufficiente allo scopo: 1,11 punti di media nelle nove gare disputate. Non un rendimento straordinario, ma abbastanza per arrivare alla salvezza. E quando si arriva in corsa, spesso, è proprio questo ciò che conta davvero. È altrettanto vero però che le ultime due partite lasciano spazio anche ad una lettura diversa. Senza togliere nulla all’Empoli, gli avversari affrontati non hanno dato l’impressione di giocare con il coltello tra i denti. Un elemento che rende forse più difficile esprimere un giudizio netto, definitivo ed oggettivo sul lavoro svolto. Di Caserta, però, è piaciuto anche altro. Il modo di porsi, la comunicazione sempre equilibrata, la capacità di non alzare mai i toni e di trasmettere rispetto per l’ambiente. Ha mostrato entusiasmo sincero per l’approdo ad Empoli e nell’ultima uscita pubblica ha lasciato intendere chiaramente come per lui sarebbe motivo d’orgoglio poter ripartire da qui nella prossima stagione.

E allora la domanda resta aperta: è giusto ripartire da Fabio Caserta? Da una parte c’è il rischio di affidarsi ad un allenatore che, numeri alla mano, non ha avuto tempo sufficiente per dimostrare fino in fondo il proprio valore. Dall’altra c’è la possibilità di dare continuità ad un tecnico che ha già iniziato a conoscere ambiente, dinamiche e cultura di una piazza particolare come quella empolese. E soprattutto ad un allenatore che sa benissimo quale sarà il vero obiettivo del prossimo campionato: salvarsi. Stavolta però non rincorrendo in corsa, ma preparandosi fin dall’inizio ad una stagione di lotta. Di certo, quella sull’allenatore è una questione che l’Empoli non potrà trascinare troppo a lungo. Quest’anno c’è forse un margine temporale leggermente superiore rispetto ad altre estati, ma la scelta dovrà comunque arrivare in tempi ragionevoli. Perché il “Caserta sì” o “Caserta no” sarà inevitabilmente uno dei primi mattoni da cui costruire il nuovo Empoli.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

10 Commenti

  1. Fai conto che 3 punti sono regalati (almeno 2 con Avellino e il punto di Monza).
    Alla fine della della fiera ampiamente insufficente.
    Detto questo lato umano non mi è dispiaciuto, ma ripartire da lui è un altro paio di maniche.
    Aria fresca, ci vuole gente che non abbia “subito” questo anno horribilis

  2. quello che mi piace di questo articolo è avere evidenziato la realtà, cioè che l’obiettivo del prossimo anno sarà la salvezza, questa volta da inseguire con la giusta determinazione fin dall’inizio e magari con un gioco piacevole

  3. Come già scritto in altre articolo, per me cambio allenatore tra questi quattro:
    Possanzini (calcio propositivo e piacevole)
    Calabro (calcio equilibrato, ma anche piacevole)
    Gorgone (la scommessa, simile a Calabro, ha fatto miracoli a Lucca e l’ha sfiorato a Pescara)
    Andreazzoli (usato sicuro, maestro di calcio)

    Ma non si può prescindere dal fatto che serve una rosa composta da giocatori più bravi tecnicamente.

  4. la missione l’ha portata in fondo, ma per ripartire ci vuole convinzione piena e non mi è sembrata così netta da parte del beatomato, sarei per altri profili. Per la maggior parte di noi fino a prima dell’Avellino era il peggiore dei 3…poi credo qualche input dall’alto gli abbiano fatto rimettere la difesa a 3 e Romagnoli. Sul feeling con la squadra occorre dire che c’era l’obiettivo superiore a tutto, ma bisognerebbe chiedere a Saporiti o Curto o Degli Innocenti cosa ne pensano…(è una provocazione)

  5. Ringraziamo il mister per averci salvato ma no grazie. Non ha dimostrato niente che valga minimamente la riconferma. Sarebbe il primo errore della nuova stagione. Andare su altri. Abate potrebbe essere un nome papabile, se libero da subito. Se deve partire la tiritera dell’allenatore come ogni anno andare su altri profili ma non Caserta.

  6. Uno dei peggiori allenatori degli ultimi anni.
    Ha continuamente messo in campo una squadra di morti senza un minimo di gioco, solo uno stucchevole palleggio dal dietro che terminava con il solito lancio lungo del portiere. Mai uno schema, mai una azione conclusa con un tiro in porta ,nessuna intensità , giocatori fermi come pioli ad aspettare il passaggio. Gioco inguardabile e assolutamente non proponibile.

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