Old habits die hardle abitudini sono dure a morire, cantava un mito della musica come Mick Jagger. Ed in effetti è vero. Da sempre il calcio è stato uno sport prettamente maschile. Ma oggi, nella giornata dell’8 marzo, non potevamo cogliere un’occasione migliore per vedere quanto l’universo rosa stia diventando influente e importante proprio nello sport più seguito e amato al mondo. Pensate che, in Gran Bretagna, i team di calcio femminile iniziarono a formarsi negli ultimi due decenni del XIX secolo. Ed il primo incontro ufficiale di cui si ha notizia è del 1895. In Italia, invece, il legame tra il calcio e le donne risale agli anni 30 del ‘900. Un gruppo di ragazze di Milano, lottando contro i pregiudizi del regime, diede vita alla prima squadra femminile italiana “Le giovinette di Milano”. La loro coraggiosa esperienza, non è stata altro che l’inizio di un percorso che dovrà affrontare nei decenni successivi, le difficoltà di un pregiudizio duro a morire. Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: “Il calcio è roba da uomini, non è uno sport da donne”, “Le donne non sanno neanche com’è fatto un pallone, figuriamoci se riescono a parlare di calcio”.

Forse, sono state proprio la sfiducia e lo scetticismo di queste frasi a farmi desiderare con ancora più forza di diventare prima arbitro, anche questo, un mestiere prettamente maschile e poi giornalista sportiva. Io, donna che parlo di calcio. Sembra quasi impossibile che ancora oggi, nel 2021, si possa anche solo minimamente pensare a queste cose, perché nel calcio, ma nello sport in generale, non dovrebbero esistere questione di “genere”. Dovrebbero esserci soltanto la passione, l’impegno, la costanza e per i tifosi, la fedeltà ad una maglia. Come ai mondiali del 2019 in Francia, ai quali la nostra Nazionale femminile ha partecipato dopo 20 anni. Tutti, durante quel periodo,  tifavamo la Nazionale Italiana, poco importava se questa fosse stata maschile o femminile.

La Coppa del Mondo è riuscita ad accendere, come mai fino ad allora, i riflettori sulle nostre atlete, rappresentando così, la svolta tanto attesa sulla quale costruire il futuro del movimento calcistico in rosa. Che si tratti di un uomo o di una donna poco importa. Sono luoghi comuni, pregiudizi a cui dare un calcio prima ancora che l’arbitro fischi l’inizio della partita. Soprattutto in un giorno come questo. Soprattutto  l’8 marzo.

4 Commenti

  1. Brava! Impariamo davvero a guardare la Donna negli occhi, alla pari, e dire ‘brava’ e non il solito “che brava questa bambina'”. Ne abbiamo diritto ormai!!

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