Per introdurre le maglie del Benevento, prossimo avversario dell’Empoli, possiamo parafrasare quel gioco infantile che alcuni ricorderanno come “Strega comanda colore”. E di colori le streghe sannite ne hanno comandati parecchi nei 90 anni di storia del calcio locale, fra fondazioni, rifondazioni e cambi di denominazione.

Dall’azzurro al giallorosso, la strada è lunga

Curiosamente il Benevento muove i primi passi nel mondo del calcio vestito d’azzurro, mantenendo questa livrea per circa un decennio (dal 1929 al 1938) fino a quando alla “S.S. Benevento Littorio” succede la “G.I.d.L. Benevento” che adotta il giallo ed il rosso come colori sociali (giallo, bianco e rosso sono i colori della bandiera cittadina).

Tutto qui dunque? Certo che no.
Poi siamo ad Halloween, mica possiamo smettere di parlare di streghe proprio adesso.

La travagliata storia della compagine sannita porta in dote divise rossonere a partire dagli anni ’50, quando il sodalizio si scioglie e il ruolo viene ereditato da altra compagine. Le maglie si tingono poi di giallo in onore dell’amaro “Strega” nel derby con l’Avellino del 1953, prima di tornare giallorosse negli anni ’60 e restare tali fino al 1990. All’ennesimo cambio di denominazione si accompagnia l’aggiornamento dei colori sociali: il Benevento si tinge di rosso e argento (o più prosaicamente grigio) in omaggio allo stemma cittadino, ma è un cambio di direzione mal digerito dalla piazza (e certe piazze sanno far valere le proprie ragioni) e per questo ha vita breve. Già nel campionato successivo (1991/92) i sanniti tornano a sfoggiare le divise giallorosse e, così narrano le leggende, i tifosi locali propongono ai gruppi organizzati della Cremonese i propri striscioni ormai inutilizzabili.

Le impressioni sulla home 2019/20

Ma qual è lo stato dell’arte in questo campionato? Il Benevento attinge, come l’Empoli del resto, al catalogo dello stesso produttore adottando il medesimo modello ma declinato, come ovvio, in giallorosso e completato con calzoncini e calzettoni neri. Un bel colpo d’occhio dal punto di vista cromatico, inusuale rispetto al più consueto maglia giallorossa-pantaloncino rosso-calzettoni rossi cui ci hanno abituato Lecce e Gallipoli per esempio (o il Barcellona con il kit Senyera).

Una semplice applicazione color oro a centro petto ricorda il 90° anniversario della società, mentre gli sponsor monocromatici non spiccano particolarmente rispetto al fondo della divisa (ma forse è un bene, almeno per l’estetica, anche se immagino non saranno entusiasti della visibilità…ma è un altro discorso).

Per non incorrere in analoghi problemi di lettura delle personalizzazioni il retro della divisa è monocromatico. Magari non la scelta più amata dai tradizionalisti ma l’alternativa sarebbe stata il solito quadrato giallo o rosso all’interno del quale collocare il numero. Una soluzione non convenzionale poteva essere la maglia in stile Arsenal/Chievo, ma chissà se una forzatura del genere (dettata da esigenze di marketing) sarebbe stata accettata di buon grado dalla piazza.

Le personalizzazioni infine sono praticamente identiche a quelle usate dal Siena (e dalle altre squadre che vestivano lo stesso marchio) nella lontana stagione 2011/12.

3 Commenti

  1. Senz’altro è una questione di gusti..A me piace molto la storia delle maglie e dei colori delle squadre di calcio..allo stesso modo rimpiango l’assenza dell’autore dell’articolo dall’equipe che disegna la nuova divisa dell’Empoli..almeno con lui c’era sempre un rimando ai nostri colori e tradizione uniti a nuove idee, no i completini pigiamosi da catalogo..poi son pareri personali

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