Avviandoci a concludere questo racconto per i cento anni di vita dell’Empoli FC non potevamo non ricordare un personaggio che al mondo Empoli ha legato (da giocatore prima, da Dirigente poi) quasi un ventennio della sua vita  e che dell’Empoli quale abbiamo conosciuto per oltre mezzo secolo ha rappresentato al meglio i valori, l’anima e lo stile: Marcello Carli.

L’attuale Direttore Sportivo del Parma arriva ad Empoli nel calcio mercato estivo del 1989. L’Empoli è in Serie C1 e Carli arriva non più giovanissimo: ha 26 anni ed ha trascorso già diversi anni sui campi della Serie C2 con la Cerretese (squadra con la quale giocherà anche un Campionato in Interregionale), Massese e Carrarese. E’ un “medianaccio di fatica” come si definirà lui stesso in un’ intervista che Pianetaempoli riporta nel novembre 2019. Non grande tecnica (è un eufemismo….) ma volontà e grinta da vendere. Rimarrà ad Empoli fino al termine della stagione 1992/93 collezionando 106 presenze ed un gol: quello che valse all’Empoli il pareggio alla 6° giornata di Campionato 1989//90 in quel di Montevarchi, il 22 ottobre 1989. Dalla stagione 1993/94 Carli va al Livorno e con gli amaranto rimarrà fino al luglio 1998 quando deciderà di chiudere con la sua carriera di calciatore.

Inizia una nuova fase nella sua carriera professionale ma il chiodo fisso di Carli è quello di fare l’allenatore. L’Empoli gli offre questa opportunità e nel 1998/99 lo chiama ad allenare la squadra del “Giovanissimi” per affiancarlo poi, come secondo, ad Orrico dal febbraio 1999 nella Serie A che si conclude con la retrocessione. Carli ritorna in panchina e questa volta gli vengono affidati gli “Allievi Nazionali”: è la Stagione 2001/2002. Sarà un’esperienza breve perché in Società vedono in lui la stoffa del Dirigente, un uomo capace di gestire un Settore Giovanile rimasto senza Responsabile dopo la partenza di Maurizio Niccolini. Marcello tentenna, vorrebbe la panchina, ma le insistenze in seno alla Società sono tali che alla fine accetta e dall’estate 2002 Marcello Carli sarà la voce più autorevole ed il volto di un Settore Giovanile che, pur nato e fortemente voluto già in anni lontani da Silvano Bini, troverà continuità ed un nuovo impulso anche col giovane Presidente Fabrizio Corsi.

Carli capisce che ha bisogno di creare intorno a sé un movimento di persone capaci, ciascuna nel proprio settore di competenza, dotate di conoscenze e capacità. In primis è il rapporto con Roberto Tolomei, l’uomo che ha portato e che porterà ad Empoli, fino al suo inatteso ed inopinato “allontamento” nel luglio 2015, giocatori sconosciuti e che poi calcheranno i palcoscenici del grande  calcio. Un uomo che ha fatto guadagnare all’Empoli non soltanto tanti soldi ma anche immagine e credibilità. Ma Carli deve occuparsi di Settore Giovanile ed ecco che arrivano Stefano Cappelletti e Andrea Innocenti (che sarà egli stesso Responsabile del Settore Giovanile nella Stahione 2010/11) per l’area scouting e Fausto Garcea per la Scuola Calcio. Grazie a Carli e a questo gruppo di persone ed ad altre ancora che collaboreranno negli anni andando nei campi di tutti Italia a cercare ragazzi “da Empoli”, saranno cresciuti in casa azzurra talenti, alcuni dei quali spiccheranno il salto verso il calcio che conta. Citiamo Rugani, Hysaj, Saponara, Eder, Brugman, Michelidze, quest’ultimo che Carli – sempre nell’intervista che abbiamo citato – dirà essere il suo più grande rimpianto causa i tanti infortuni che ne hanno condizionato la carriera. Le squadre del Settore Giovanile dell’Empoli, dai “Giovanissimi” agli “Allievi” alla “Primavera” sono state in quegli anni quasi sempre sul podio delle prime della classe a livello italiano. Tante Finali perse, è vero, alcune che lasciano ancora un sapore amaro in bocca, ma questo significava anche Finali conquistate, un successo straordinario per una piccola realtà come Empoli. Alla fine era portato a casa il risultato che contava: formare giocatori, avere giocatori fatti in casa. Per fortuna ci ha pensato Buscè, con la sua squadra “Under 16”, a vendicare le sconfitte subite negli anni ed a portare ad Empoli il primo (e per ora unico) scudetto delle squadre giovanili (“Primavera” esclusa) dopo una meravigliosa finale con l’Inter il 15 giugno 2019. Negli anni della gestione Carli sono stati 29 i giocatori del Settore Giovanile azzurro che hanno giocato in Serie A con la maglia dell’ Empoli. Clamoroso  nella gara di Messina – Empoli del 7 maggio 2006 quando su 11 titolari scesero in campo ben 7 ragazzi provenienti dal Settore Giovanile azzurro.

Carli lascia il suo lavoro nel Settore Giovanile nell’estate 2010. Da quel momento affiancherà Pino Vitale come uomo mercato. Da Vitale imparerà molto (lo dirà sempre Carli, riconoscendo a Vitale un ruolo di formazione e di conoscecenze ricevute fondamentale) e con lui porterà a termine diverse importanti operazioni di mercato.

Nel giugno 2012 Vitale lascia l’Empoli e, come logica conseguenza di ciò, Carli va ad assumere il ruolo di Direttore Sportivo, ruolo che manterrà fino all’estate 2016 quando sarà promosso Direttore Generale. Al suo posto, come Direttore Sportivo, Pietro Accardi.

Putroppo l’ultima stagione di Carli ad Empoli non è stata la più fortunata. Crediamo abbia subito la cacciata di Giampaolo e l’arrivo sulla panchina di Martusciello: lì qualcosa probabilmente si è rotto, nonostante mai dalla sua bocca siano uscite parile al vetriolo nei confronti della sua ex Società.

I colpi di mercato messi a segno da Carli sono stati diversi. Qualche “cilecca” ma anche tanta qualità in arrivo in casa Empoli. Su tutti spiccano i nomi di Laurini, Mario Rui, Krunic, fortemente voluti da Marcello e rivenduti a peso d’oro negli anni successivi.

Dopo Empoli, come sappiamo Cagliari e adesso a Parma, dove, tra l’altro, ha ritrovato un giocatore che a suo tempo volle ad Empoli andandoselo a  prendere in Uruguay: Gaston Brugman.

5 Commenti

  1. La cosa che mi fa più rabbia e nom aver riscattato Verdi per due lire, un errore grave poi lo prese il bologna e fece grande il bologna e cedendolo al Napoli per 20 mln ha fatto una plusvalenza incredibile, poi l’anno della retrocessione lasciamo stare quanti errori.
    Però bisogna dire la verità ha fatto tante cose grandiose

  2. Grande il bologna non mi pare visto la figura ridicola che il bologna fa in A discorso economico sono d’accordo si poteva fare una gran bella plusvalenza però, in generale, ha fatto ottime cose da noi

    • Se si riscattava Verdi non si sarebbe preso Saponara a Gennaio. E in quel periodo Saponara valeva molto più di Verdi ( sia come giocatore che come valore) e infatti fu un errore non venderlo per 20 milioni al Napoli l’estate successiva. Diciamo che la gestione di Verdi e di Saponara non fu ottimale ( anche se poi siamo riusciti a venderlo per poco più di 10 milioni di euro alla Fiorentina)

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