Dopo l’articolo che abbiamo pubblicato ieri ecco l’intervista che abbiamo fatto a Mario Bertini lo scorso mercoledì 4 marzo dagli studi di Orme Radio, che ringraziamo.

Tante emozioni ed un grazie a Bertini che ci ha regalato, insieme a tante emozioni, anche la sua semplicità e schiettezza di uomo, dimostrando che per diventare ed essere  grandi campioni bisogna soprattutto esserlo prima e dopo aver tirato calci ad un pallone.

 

Signor Bertini, buonasera. Innanzi tutto desidero rigraziarla per la sua disponibilità

Grazie a voi

Io, data l’eà, sono tra quelli che ha avuto anche la fortuna di vederla giocare, e mi ricordo bene di lei…avevo 12 anni

…era un bambino

Ma anche lei lo era….quasi….non aveva neanche 20 anni. Dopo Empoli l’ho anche  vista giocare nell’Inter, a Milano…a Firenze no…non l’ho mai vista…

A Firenze se ne può fare a meno (ride…)

Decisamente sì

Io sono nato a Prato ancora peggio…  giocavo a Firenze, avevo parenti che mi facevano contro

E’ nostra intenzione far precedere questa chiacchierata dalla sua storia professionale quindi vorrei non tediarla con troppe domande su questo…Diciamo che lei esordisce nelle giovanili del Prato…ma c’è un episodio molto bello della sua vita che ho letto in un’intervista del 2016….quando lei racconta di un provino a cui non partecipò perché non aveva le scarpe….

Empoli -Pisa al Sussidiario (13.10.1963) – (Archivio Fotocine)

Vero, perché giocavo in piazza con altri ragazzi…..Faccenda… (che poi sarebbe stato il suo allenatore nell’Empoli nella Stagione 1963/64, n.d.r.) allora allenatore di quella che potremmo definire la “Primavera” del Prato ci vide giocare e chiese a me e ad un mio amico di andare a fare un provino…Il mio amico andò e io no perché non avevo le scarpe…tutto lì

E cosa pensa Mario Bertini, che ha avuto problemi di questo tipo, dei giocatori di oggi… mesciati, tatuati, macchine, soldi facili…tutto?

E’ un mondo diverso. Ai mei tempi ci facevano la stessa domanda, a quelli di 20 anni prima, 30 anni prima…D’altronde il mondo è in evoluzione, non so se in meglio o in peggio, però tutto è in evoluzione, più veloce, e anche il calcio si adegua sicuramente, più velocemente. Il calcio è un business, è quello. Il mondo cambia, ed è cambiato anche il calcio. Io la vedo così

Vero…Lei ha giocato a Prato l’anno della promozione, l’ultima conquistata dalla squadra in Serie B, dopo di che l’allenatore del Prato di allora, Faccenda, lo portò a Empoli. Qui lei ha giocato un solo anno (1963/64) ma che è stato un anno importante per la sua crescita professionale

Direi che è stato la grande spinta…devi prendere i treni che passano. Di treni non ne passano tanti ed io fortunatamente li ho presi tutti. L’Empoli mi ha dato la possibilità di diventare professionista, anche se a Empoli ero già professionista, ma non riuscivo, con quello che guadagnavo, ad arrivare alla fine del mese, non riuscivo assolutamente con i soldi che mi dava l’Empoli…non sono mai riuscito ad arrivare alla fine del mese..lì ci pagavamo tutto e io ero un ragazzino…non avevo la possibilità neanche di comprarmi un paio di scarpe

A Empoli lei ha giocato mezzala, poi cambiò ruolo …A Empoli quell’anno che c’era lei venne a disputare un’amichevole la grande Inter del “mago” Herrera…anche se scese in cambio con lq suadra di riserva diciamo…e si diceva comunque che fosse a Empoli proprio per vedere lei…anche se lei vestirà la maglia nerazzurra solo quattro anni dopo…dopo la parentesi a Firenze…

Sì.. perché molto probabilmente la Fiorentina si è presentata al volo…avrà dato quello che doveva dare..va detto che io al momento lì ero ancora al 50% del Prato. L’Empoli mi ha venduto tutto il suo 50% mentre il Prato mi ricordo che vendette l’altro 50% .. Il Prato in ogni caso ha fatto più l’affare dell’Empoli perché..non ricordo bene il meccanismo…il Prato ha preso una percentuale anche quando sono passato dalla Fiorentina all’Inter

Che ricordi ha della sua stagione a Empoli?

Ero molto concentrato sul calcio. Va detto che io non ho fatto mai fatto il calciatore da ragazzo, non ho fatto tante trafile perché io ho cominciato a giocare tardi. E’ che subito sono riuscito a dimostrare qualcosa anche a Prato. Mentre gli altri ragazzi avevano cominciato a 10..11…12 anni io ho cominciato tardi, però mi ricordo che ero molto concentrato a fare quel tipo di carriera perché era il primo anno…avevo appena 19 anni…ero via da casa e non era facile per me che non ero mani andato via da casa fare il professionista…ancora non avevo l’abitudine, l’educazione per fare quel tipo di mestiere però avevo capito che potevo fare qualcosa nel calcio…non pensavo di arrivare ai livelli cui sono arrivato, ma pensavo che qualcosa di buono potevo fare

Lei era un gran giocatore…ed è rimasto tale pur avendo cambiato ruolo rispetto a quello di inizio carriera

Mondiali Messico 1970 – Bertini è accucciato, il primo da sinistra (Foto World Press)

Sì, sono retrocesso a mediano due o tre anni dopo. Nella Fiorentina era arrivato Merlo e Chiappella (allenatore della Fiorentina nella Stagione 1965/66 all’arrivo di Merlo a Firenze, n.d.r.) aveva visto che Merlo era in grado di svolgere il mio ruolo e decise di arretrarmi. Quel ruolo è  piaciuto di più anche a me perché ero più libero di andare al tiro

A proposito di tiro, vorrei ricordarne uno che lei fece quando giocava nella Fiorentina. Si parla della Finale di Coppa Italia del 19 maggio 1966, col Catanzaro, siamo all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare, viene decretato un rigore per la Fiorentina, sul dischetto va un giovanissimo Mario Bertini….e realizza il gol che porta la Coppa a Firenze

Doveva tirarlo Hamrin ma lui mi dette il pallone e mi disse “Adesso fai vedere di che pasta sei fatto”. Ero molto giovane ma è andata bene e da lì poi sono diventato rigorista della Fiorentina

Diciamo che quel rigore ha portato bene perché lei da Firenze, prima di andare all’Inter, passa dalla Nazionale. Le devo rubare due minuti su questo. Lei è stato tra i giocatori che ha disputato quella che è stata definita “la partita del secolo”, riferendosi al ‘900. A parte la Finale, poi giocata e persa con il Brasile di Pelè…lei quella partita l’ha giocata!!! Che effetto le fa questa consapevolezza? Non mi dica quello che ha provato “durante” ma quello che ha provato o che prova tuttora “dopo”: lei sa di aver giocato una partita che è stata giudicata la più importante nella storia del calcio di un secolo…che effetto le fa?

Sembrerà anomala la mia risposta ma io nel calcio ho sempre diviso le cose. Nel calcio mi sembra di aver fatto del professionismo abbastanza “importante”, ero abbastanza professionista. Però io fuori dal calcio ho sempre vissuto la mia vita, sia da calciatore sia dopo. Le dico che ho un libro dentro di me e me lo tengo bene stretto, so cosa ho fatto però non ne parlo mai. Non parlo mai. Guardi questa è una delle otto…dieci…forse dodici interviste che ho fatto in tutta la mia vita..

Ne sono onorato, la ringrazio…

Rispetto alla domanda che mi fa, ovvio…so che “io c’ero” però è una cosa fine a se stessa. Non ho mai vissuto di calcio. Come dice la mia storia, finito di giocare al calcio ho finito il calcio, mi sono buttato su altre cose

Quindi non ci resta che sperare che lei quel libro un giorno decida di scriverlo, così lo leggiamo

Mah!  Posso dire che mi è già stato chiesto ma non rientra nel mio modo di vedere. Di me devono parlare gli altri non devo parlare io

Lei, per quanto Empoli nella sua carriera rappresenti solo un primo gradino…

Sì sì…ma c’è il cuore lì

Grazie…purtoppo i tifosi pù giovani hanno avuto la sfortuna di non vederla giocare…io sì..e tutti quelli che l’hanno vista la riordano con grande affetto perché lei, oltre ad essere stato un gran giocatore, quando è stato ad Empoli ha dimostrato di essere una “persona”, un ragazzo allora, semplice e serio

Grazie a voi….ero un ragazzo abbastanza “nascosto”, riservato

Comunque lei è stato il primo e per ora unico giocatore dell’Empoli che ha disputato una Finale Mondiale di calcio….Messico 1970. Poi scudetto con l’Inter e chiude la sua carriera nel Rimini, in Serie B, nella Stagione 1977/78..

In pratica avevo già smesso ma poi Bagnoli (allora allenatore dei Rimini, n.d.r.) aveva bisogno di un giocatore di esperienza per la salvezza e io accetai, anche perché il mio lavoro che avevo inziato a fare era in ritardo e allora decisi che per 6/7 mesi lo potevo lasciare

Che ricordo ha di Bagnoli? Poi sarebbe diventato famosissimo vincendo con l’Hellas Verona uno scudetto al termine della Stagione 1984/85

               Figura Calciatori Panini 1977/78

Di una persona molto semplice, umile. E’ un po’ la mia storia. Lui, finito di fare l’allenatore si è nascosto, nella sua famiglia. Stava bene. E’ stato lui che ha deciso di smettere di fare l’allenatore, ha voluto smettere, non lo hanno fatto smettere. Molto probabilmente aveva delle sue ragioni. Adesso non voglio entrare in cose che io non so…comunque sia all’apice della sua carriera di allenatore lui ha deciso di smettere. E ciò assomiglia un po’ alla mia storia di calciatore

E’ quello che mi sta incuriosendo. Lei ha smesso in una età relativamente giovane…aveva 33…34 anni..

Allora era anche l’età giusta

Vorrei capire una cosa però. Lei è stato nel suo ruolo uno dei calciatore pià importanti nella storia del calcio italiano…lei con Oriali siete stati….nessuno me ne voglia… indubbiamenti i mediani più forti che l’Italia abbia mai avuto

Grazie..

Lei si è un poì ritirato rispetto dalla scena…dai giornali…dalle TV… Come mai Bertini si è autonascosto rispetto al mondo mediatico che c’è intorno al calcio?

In un certo senso nella mia storia calcistica ho avuto tanto….tutto…e grazie al calcio ho avuto anche la possibilità di pensare al mio futuro che è andato anche bene..però io col calcio ho preso dei miei begli schiaffi e delle mie belle delusioni. Ho cercato di non rimanere in quel mondo lì perché non mi piaceva

Cosa ne pensa del mondo del calcio di oggi…di questi giocatori superpagati?

Anche se ai miei tempi avevo questa possibilità….perché no? Non è il calciatore che si mette in condizione di avere quelle cifre lì, è il mondo. Tutte queste cifre che leggiamo è il mondo del calcio che gliele dà. Una volta era diverso ma anche ai miei tempi dicevano “Ma voi siete troppo ricchi!” però quando finivi di giocare al calcio sapevi che dovevi lavorare. Oltre ad avere i soldi per comprare la tua casa dovevi mettere via i soldini perché dovevano servire per il lavoro futuro. Oggi uno come me giocava due o tre anni e poi poteva anche smettere…se si accontentava eh…perché “poverino” rimaneva con 10 o 15 milioni di euro…

Già…”poverino” appunto! Sa quello che fa rabbia a me? Seguo il calcio per tanti anni e vedo giocatori di Serie A che prendono cifre enormi ma sono di scarsa qualità

E’ perché glielo permettono!

D’accordo

Se da lei venisse un’offerta particolarmente esosa…cosa fa? Si lavora anche per i soli,…è così! Io non voglio giudicare il calciatore,,..è quel che è….quel che è sempre stato perché i bravi calciatori e i non bravi calciatori..i bravi ragazzi sportivi e i non bravi ragazzi sportivi c’erano allora come ci sono ora. Penso che ora siano più portati al professionismo. Hanno più libertà perché ai nostri tempoi o facevi quello che diceva la Società o finivi. Ora invece, con il procuratore, con il manager…dettano un po’ legge. Tuttavia io penso che oggi ci sia più professionismo. Devi stare attento. Oggi non puoi sbagliare che lo sa il mondo. Una volta era diverso. Sa quanti giocatori ho visto io…non forti…ma fortissimi….non giocare neanche in Serie C perché avevano avuto comportamenti sbagliati? Oggi uno se sa appena giocare al calcio fa il professionista. Una volta dovev a essere diverso

Beh…gli conviene anche, no?

E’ diverso. Oggi un ragazzino di 12 anni ha già il procuratore. Se c’è la stoffa diventa calciatore. Una volta non avevi chi pensava a te, chi ti aiutava nella crescita: o avevi la testa o finivi nel dimenticatoio.

Io starei a parlare con lei fino a domani…ma non voglio abusare ancora del suo tempo, In chiusura le chiedo se vuole dire qualcosa ai tifosi di Empol…,per loro….per questa storia che noi stiamo celebrando nei suoi 100 anni

Questa intervista viene in un momento particolarmente difficile, non per Empoli ma per tutta l’Italia. E mi auguro con tutto il cuore che si riesca tutti insieme a superare questo difficile momento.  Comunque il mio messaggio che posso dire per la storia calcistica e per la città di Empoli è: grazie, vi amo! Io, anche grazie a voi, sono riuscito a fare della mia vita quello che in fondo volevo fare: il calciatore!

Io la ringrazio infinitamente: lei ha fatto a me e a tutti i tifosi dell’Empoli un grande regalo!

Sono io che ringrazio voi, il regalo grande lo avete fatto voi a me.

8 Commenti

  1. Mitico mediano al pari di Oriali e Bedin !.. Ricordo che Gianni Brera, forse con un pizzico di ironia, lo chiamava Einstein, ma in tutti i casi ne ammirava la possanza fisica, la corsa, la generosità ed anche il tiro. Nel suo primo campionato 1968-69 all’ Inter era praticamente un attaccante aggiunto e risultò essere il capocannoniere della squadra con 11 reti !..

  2. Nella formazione dell’ Empoli di Bertini, c’erano oltre a lui, tanti altri giocatori indimenticabili. Mi ricordo: un grande Vaiani, giocatore di immensa tecnica, un inarrestabile e divertentissimo Fracassa, un cecchino implacabile come Balsimelli, mi piacerebbe sapere se son sempre con noi o se ci hanno lasciato. Forse Fioravanti lo sa.

    • Molto belli questi ricordi dal passato di tifosi Azzurri più grandi del sottoscritto che non era nato e non ha mai visto i giocatori di quell’epoca.
      Se negli ultimi 35-37 anni l’Empoli è diventata quasi esclusivamente una società di livello A-B, si deve molto a quel passato dove la società si è sempre mostrata lungimirante e con un’identita’ ben precisa.

      Sono pochissime in Italia le società che hanno un’identità forte come quella dell’Empoli.
      Mi viene in mente l’Atalanta e davvero poco altro in giro.
      Avanti Magico Azzurro. Sempre

      • Forse il Livorno, l’Hellas Verona o il Genoa .. Probabilmente il Toro. Comunque si, non mi paiono molte. Cordiali saluti.

  3. aggiungerei il Cagliari che ha una precisa identità territoriale.
    Alla fine, anche il Cittadella ha una identità societaria abbastanza simile alla nostra (posto piccolo, puntare sui giovani, calcio solitamente propositivo, ecc..)

  4. Conosco Mario Bertini molto bene : siamo amici .
    Leggendo l’intervista vedo che siete molto informati sul Bertini calciatore , il possente Mario Bertini : Grande
    Io sono milanista e, calcisticamente, ho il grande rimpianto di non averlo visto giocare in rossonero : Rocco lo voleva al Milan per far giocare insieme Bertini, Bulgarelli e Rivera . Tre stelle , amichevolmente , ho rimproverato Mario molte volte per questa scelta interista. Comunque lo rispetto e nell’Inter ha fatto tanto. Mario Bertini come persona è ancora più grande : è un ‘ signore ‘ ! ha classe quando si muove e quando sta fermo, sa parlare in italiano perfetto, si presenta sempre in etichetta, sa cucinare molto bene.
    L’ho conosciuto a Bergamo, dove vive, oltre trenta anni fà ; gestiva un importante negozio di abbigliamento ed una azienda di alta moda. So molte cose della sua vita privata, conosco la famiglia, il figlio, soprattutto sua moglie Sarah, persona nobile, degna di un ‘ signore ‘ come Mario Bertini, di cui , con orgoglio, sono amico .

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