La notizia fece in poche ore il giro della città: a Empoli sarebbe arrivata l’Inter!. L’Inter di Sarti, Burnich, Facchetti…la squadra Campione d’Italia che da lì a pochi giorni avrebbe giocato la Finale della Coppa dei Campioni nientepopodimeno che con il Real Madrid!!!

“La Nazione – Cronaca di Empoli” del 9.05.1964

“La Nazione” ufficializza in qualche modo la notizia nella Cronaca di Empoli del 9 maggio 1963 e da lì tutto si mette in moto. Il giorno dell’amichevole viene fissato al 13 maggio 1963, Stadio Comunale “Sussidiario” (che ancora non era chiamato così ma che questo nome avrebbe poi portato negli anni). Per noi bambini vedere al Sussidario i giocatori delle figurine Panini sembrava un sogno. Vederli giocare con l’Empoli poi….incredibile!!!!

Fu una delle tante trovate di quel genio del calcio di Silvano Bini che abbinò l’utile (far visionare all’Inter qualcuno dei suoi giovani talenti, su tutti Mario Bertini) al dilettevole (regalare alla sua città un giorno di grande calcio, del quale si sarebbe parlato in tutta Italia). Oggi si direbbe una eccellente operazione di  marketing!

Gli azzurri venivano da una promozione dalla Serie D conquistata nello spareggio di Genova di un anno prima (il 9 giugno 1963) con i sardi del Tempio Pausania e stavano disputando un ottimo Campionato di Serie C. L’Empoli aveva anche vissuto il sogno serie B, un sogno durato appena 4 anni e terminato nel 1950 con la retrocessione in Serie C. Da allora erano stati 13 anni tra Serie C (7 anni) ma anche serie D (6 anni) e sarabbero trascorsi ancora 20 anni prima che a Empoli si respirasse ancora l’aria della Serie B.

Si capisce bene dunque che l’arrivo di una grande squadra in città fosse un evento straordinario e che richiamasse su di sé l’attenzione e l’interesse di tanta gente, e non solo ad Empoli. “La Nazione”, nel suo articolo del 9 maggio, scrive  che “l’attesa per questa partita è naturalmente viva in tutta la zona (si prevede che varie aziende saranno costrette a lavorare con personale ridotto)…”. L’Inter avrebbe dovuto giocare la domenica successiva a Roma con la Lazio ma soprattutto avrebbe giocato il 27 maggio allo Stadio “Prater” di Vienna con il grande Real Madrid di Gento, Di Stefano e Puskas (solo per citare alcuni dei campioni del tempo che i blancos avevano in squadra): erano i Ronaldo e  i Messi dell’epoca.

                La formazione dell’Empoli

I biglietti andarono a ruba in poche ore e a Empoli, negli ambienti sportivi ma non solo, non si parlava d’altro. Nessuno, in realtà, si curò di domandarsi con quale formazione il mago Herrera avrebbe fatto scendere in campo il suo undici ma l’entusiasmo era tale che  probabilmente tutti demmo per acquisito che avremmo visto scendere sul terreno del Sussidario i migliori. Il giorno stesso della gara sulla cronaca locale ancora non si sapeva quale fosse la formazione nerazzurra, come si può vedere anche dal titolo dell’articolo che “La Nazione” dedicò quel giorno all’avvenimento.

Io alla partita c’ero, sui gradoni della tribuna che non c’è più, arrivato allo stadio con panini e bottiglia d’acqua insieme ad alcuni amici intorno alle 13.00, con i cancelli che erano ancora chiusi. Fila, ressa, gioia, interisti ed empolesi tutti insieme, sciarpe che si confondevano e un caldo pazzesco: tre ore ad aspettare l’inizio della partita.

Alle formazioni serpeggiò in tutti la delusione: l’Inter i Campioni li aveva tenuti “al fresco”. In campo, tra quelli più famosi, Picchi (uno dei più grandi difensori della storia del calcio, giocava “libero” allora) e Bedin. Poi seconde linee (Ciccolo, Cappellini, Di Giacomo) e anche ragazzi della “De Martino” (La “Primavera” del tempo).

Bastò però che l’arbitro fischiasse l’inizio della partita che ci si dimenticò di tutti, di chi c’era e di chi non cera, perché la squadra che fece spettacolo non fu quella con la maglia a strisce nerazzurre ma quella azzurra, la nostra!

L’Empoli scese in campo con Baroncini, Missio, Masoni, Vaiani, Borsari, Malvolti (cap) (Lazzeri), Fracassa, Gori, Balsimelli, Bertini (Caviglioli), Aldi

E la squadra azzurra giocò veramente bene, mettendo sotto l’Inter tanto che più di una volta il pubblico era in piedi ad applaudire. Due episodi dalla cronaca della partita: il colpo di testa di Aldi al 23’ del primo tempo che impatta sulla traversa ed il gol. Al 20’ del secondo tempo l’ala destra, uno sgusciante Fracassa, va in serpentina nella difesa interista e viene atterrato in area da Landini. Rigore. Sul dischetto si presenta l’implacabile Bertini  e realizza il gol dell ‘1-0, risultato sul quale si chiuderà l’incontro.

        Il rigore di Bertini: 1-0 per l’Empoli

Festa sugli spalti, gioia per quello che aveva saputo fare la nostra squadra. Sì, va bene, in campo non c’era la grande Inter, ma pur sempre Inter era ed averla battuta, non solo nel punteggio ma anche e sprattutto nel gioco (come ammetterà lo stesso Herrera nel dopo gara), fu motivo di grande orgoglio per i tifosi.

Un orgoglio che, negli anni, è stata la chiave dei successi dell’Empoli: la consapevolezza di una identità comune.

Dopo quella partita l’Empoli volò in Campionato e terminò, come abbiamo detto, ad uno straordinario quarto posto. All’Inter andò male in Campionato (che perse nella gara spareggio col Bologna) ma alla grande nella Coppa dei Campioni che conquistò per la prima volta nella sua storia battendo in Finale il Real Madrid.

L’affare Bertini non andò in porto. Dopo Empoli Bertini andò a Firenze dove rimase per 4 anni fino al termine della Stagione 1967/68. Solo allora approdò all’Inter (con la quale vinse uno scudetto) ma soprattutto, il 17 giugno 1970, allo Stadio “Atzeca” di Città del Messico, fu tra quelli che giocarono la “partita del secolo”: Italia – Germania 4-3. Lo ricordavamo con lui nell’ intervista dello scorso 18 marzo.

Perché nel centenario dell’Empoli lo spazio per un ricordo di una partita che non contava niente? Poi in fondo si trattò pur sempre di un’amichevole! Già, ma per chi in quel lontano 1964 da quindici anni vedeva l’Empoli giocare sui campi della Serie D e della Serie C e che per altri venti lo avrebbe visto giocare in C, quello fu un evento.

“La Nazione – Cronaca di Empoli” del 14.05.1964

Oggi a molti sembra “normale” che l’Empoli giochi in Serie A e purtroppo anche qualcuno in Società ci ha messo del suo, negli ultimi anni, per far sembrare che sia così. Addirittura la Serie B viene sentita quasi come una punizione, qualcosa che non sta nel DNA dell’Empoli, una sorta di castigo. Proprio vero: quando ci si abitua a mangiare tutti i giorni la bistecca se ti portano in tavola una braciola ti fa quasi schifo. Ma per chi ha vissuto trasferte di Campionato a Santa Croce, a Rapallo, a Santa Margherita Ligure o a Larderello quello che l’Empoli e i suoi tifosi vivono da oltre un ventennio è un lusso. No, non dobbiamo sentirci ospiti perché il posto dove siamo ce lo siamo guadagnato, è costato fatica, impegno, dedizione. Il lavoro portato avanti per anni da Silvano Bini è stato esaltato e portato ai massimi livelli da Fabrizio Corsi. Grazie!

Ma non dimentichiamoci mai da dove siamo venuti. Non per tornarci ancora, ma per non smarrire quell’umiltà e quell’identità che ha reso l’Empoli grande. Riappropriamoci della nostra storia: sapere da dove siamo venuti può aiutarci a capire chi siamo. Il resto è fuffa!!!

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In copertina: Helenio Herrera, “il mago”, allenatore dell’Inter premiato a fine gara

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13 Commenti

  1. “(…)Ma non dimentichiamoci mai da dove siamo venuti. (…) per non smarrire quell’umiltà e quell’identità che ha reso l’Empoli grande. (…)”
    Grande Fabrizio! Andrebbe messa una targa con questa frase, all’entrata degli spogliatoi dei giocatori, all’entrata delle tribune e della maratona e…anche a alla porta di casa di qualche dirigente….

  2. Per non dimenticare appunto! I primi 2 Anni di serie A io li ho visti grazie ad un certo silvano Bini, persona sicuramente particolare e burbera ma capacissima. Oltretutto la serie A di allora a solo 16 squadre, con le finanze poi di allora e con meno di 2000 abbonati fu un risultato che paragonato alla società attuale che si definisce 2.0 e guadagna soldi a valanga, vuol dire in proporzione aver vinto quasi un paio di scudetti.
    Poi nessuno vuol togliere i meriti al Corsi però continuando così a snaturare continuamente la nostra realtà non vorrei che succedesse qualcosa di inimmaginabile e non parlo del fantomatico stadio nuovo che doveva essere pronto proprio x il centenario.

  3. Viene i bordoni pensare all’Empoli del passato, con pochi soldi e con presidenti e direttori sportivi che facevano miracoli si riusciva lo stesso a divertirsi e esserne orgogliosi della squadra della nostra città, oggi nonostante l’attuale presidente milionario e che gestisce un patrimonio a differenza dell’epoca ricco non riusciamo più a divertirsi.
    Ritornerà un giorno un Bagnoli o un Bini che ci possano riportare a essere attaccati alla squadra come al passato?

  4. Grande Fabrizio
    Uno come te dovrebbe fare il giro delle scuole per la scuola del tifo e spiegare cosa vuol dire passione
    Se per favore fai anche un salto a casa mia così mi aiuti con mio figlio, del 2007 che porto allo stadio dal 2013 e che lunedì si lamentava che lui 2 anni di fila l’Empoli in B non l’aveva mai visto

  5. “” Oggi a molti sembra “normale” che l’Empoli giochi in Serie A e purtroppo anche qualcuno in Società ci ha messo del suo, negli ultimi anni, per far sembrare che sia così. Addirittura la Serie B viene sentita quasi come una punizione, qualcosa che non sta nel DNA dell’Empoli, una sorta di castigo. Proprio vero: quando ci si abitua a mangiare tutti i giorni la bistecca se ti portano in tavola una braciola ti fa quasi schifo. Ma per chi ha vissuto trasferte di Campionato a Santa Croce, a Rapallo, a Santa Margherita Ligure o a Larderello quello che l’Empoli e i suoi tifosi vivono da oltre un ventennio è un lusso. No, non dobbiamo sentirci ospiti perché il posto dove siamo ce lo siamo guadagnato, è costato fatica, impegno, dedizione. Il lavoro portato avanti per anni da Silvano Bini è stato esaltato e portato ai massimi livelli da Fabrizio Corsi. Grazie!

    Ma non dimentichiamoci mai da dove siamo venuti. Non per tornarci ancora, ma per non smarrire quell’umiltà e quell’identità che ha reso l’Empoli grande. Riappropriamoci della nostra storia: sapere da dove siamo venuti può aiutarci a capire chi siamo. Il resto è fuffa!!! “”

    Parole e frasi da incorniciare e appendere sui muri dentro le case di tutti i tifosi ….

  6. Hai ragione, Stefano F. Qua stiamo perdendo il senso della misura. Dal 1996 non abbiamo più visto la serie C, e, nonostante queste ultime annate con più ombre che luci, il prossimo anno giocheremo lo stesso in serie B. Il presidente, pur con gli errori commessi specialmente negli ultimi anni, ha compiuto un vero e proprio miracolo. Spero che rimanga, anche perchè dagli errori commessi questa società si è sempre ripresa. Certo che una partita come quella di Lunedì scorso non la vorrei più rivedere. Quest’anno davvero molti errori nelle scelte dei giocatori e dell’allenatore, ma chi è senza peccato…… Sono sicuro che il prossimo anno rivedremo una squadra all’altezza, almeno come spirito da battaglia, quello che è mancato quest’anno.

  7. Vorrei ricordare che nella formazione dell’ Inter quella sera giocava a centrocampo il cerretese/empolese Renzo Brotini, giovane promessa classe 1944 purtroppo rimasta tale a causa di un brutto infortunio che ne ha poco dopo stroncato la carriera.

  8. Il problema non è (solo) la abitudine dei tifosi: quando mai negli anni pane è salame la società aveva sboronamente detto di puntare alla serie A? Quando mai aveva messo in ponte un progetto per costruire una cattedrale da 20.000 posti (a proposito, a che punto è?). La verità è che l Empoli 2.0 non ha niente di Empoli, di società figlia e specchio di una tranquilla e semplice cittadina. Mi sono innamorato d’Empoli per essere negli anni 90 il Davide allo sbaraglio contro i Golia, perché non c’è niente di più belli di portare con orgoglio la propria città, dove ogni partita veniva vissuta con un’attesa infinita, dove per entrare in Maratona dovevi andarci 3 ore prima, dove i giocatori erano parte integrante della città.
    Che è rimasto di tutto questo adesso?
    Nostalgia

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