Nell’inverno del 1986 la band svedese Europe spopolava in radio con il singolo The final countdown. Di lì a pochi mesi anche il popolo empolese avrebbe scandito il suo personale conto alla rovescia. Perché la Serie A era un qualcosa di irreale, di inimmaginabile, per una piazza di provincia come Empoli. Da quel fatidico 26 agosto 1986 – data in cui era stata confermata l’esclusione di L.R. Vicenza e Triestina e il ripescaggio degli azzurri – fino all’inizio del campionato, quella semplice e genuina curiosità si sarebbe tramutata, giorno dopo giorno, in fervente attesa. L’Empoli si sarebbe affacciato per la prima volta nel calcio dei grandi.

Erano tempi ben diversi da quelli odierni, alle società era consentito acquistare solamente due calciatori provenienti dai campionati esteri. Ma a chi gli chiedeva uno sforzo economico, Silvano Bini aveva risposto senza mezzi termini: “Lo straniero non arriverà. A meno che non sia un attaccante, giovane, con tanta voglia di correre, che prenda pochi soldi e soprattutto ce lo regali qualche altra squadra”. All’Empoli serviva un calciatore in grado di migliorare il tasso tecnico della rosa. Un attaccante con un certo pedigree che permettesse di migliorare le potenzialità del reparto offensivo. La scelta ricadde su un 21enne imberbe, ancora semisconosciuto qui in Italia, proveniente dall’IFK Goteborg. Il suo nome era Johnny Ekström. Era svedese e aveva lunghi capelli biondi. Proprio come gli Europe.

Johnny Ekström in maglia azzurra

L’acquisto di Ekström avvenne durante il calciomercato estivo, ma il giocatore arrivò a Empoli solamente a ottobre. Perché il campionato svedese non era ancora terminato e l’IFK Goteborg era in corsa per la conquista dello scudetto. Oggi sarebbe impensabile acquistare un calciatore e lasciargli terminare il campionato nella squadra di provenienza, anche a causa degli attuali tempi di mercato, ma Ekström era il capocannoniere dell’Allsvenskan (la massima serie svedese) con 13 reti e non voleva perdersi il finale di stagione. Così le prime partite dell’Empoli in Serie A non videro scendere in campo il neo acquisto.

Il debutto di Ekström in maglia azzurra avvenne il 26 ottobre 1986, contro la Sampdoria. Salvemini lo schierò subito titolare, nonostante qualche titubanza iniziale: “Ero indeciso se portarlo in panchina e metterlo nel secondo tempo o se gettarlo subito in mischia. Alla fine dell’allenamento i ragazzi sono venuti nel mio stanzino e mi hanno chiesto di farlo giocare subito. Lavorando insieme, si sono accorti che è davvero un fenomeno“. L’esordio non fu felicissimo, perché l’Empoli tornò dalla trasferta genovese con le ossa rotte. Ma Ekström fece i primi passi verso la storia.

Ekström stringe la mano al connazionale Hysén prima di Empoli-Fiorentina

Empoli dovette aspettare un mese prima di vedere il suo asso realizzare il primo gol in Serie A. Ma Ekström attese una delle partite più sentite, il derby contro la Fiorentina. Al 43′ Baiano lanciò la palla in profondità e l’attaccante svedese si avventò nello spazio bruciando la difesa viola. Uno scatto fulmineo e un tocco d’esterno destro che incenerì Landucci, in precipitosa uscita. Fu l’apoteosi: l’Empoli si aggiudicò il primo derby dell’Arno ed Ekström divenne un idolo per i tifosi azzurri. Divenne il Ciclone Johnny.

Ekström si ripetè il 18 gennaio 1987, a San Siro contro l’Inter, ma il suo gol arrivò allo scadere e non bastò a evitare la sconfitta. La settimana successiva, però, ancora una sua marcatura permise all’Empoli di vincere lo scontro-salvezza contro l’Ascoli. Cross di Urbano, assist aereo di Della Monica ed Ekström, in tuffo, superò imparabilmente il compianto Pazzagli. Forse molti pensavano di aver trovato un cannoniere implacabile, ma qui si esaurì la vena realizzativa di Ekström: lo svedese, pur scendendo in campo in tutte le partite restanti, rimase a secco terminando il campionato con un bottino di tre reti.

Empoli-Napoli: Ekström in un contrasto con il partenopeo Bigliardi

Come sapete bene l’Empoli trovò un’insperata salvezza. E l’anno successivo Ekström fu confermato nel reparto avanzato. Si sperava che l’esperienza maturata gli avrebbe consentito di spiccare definitivamente il volo. Ed effettivamente lo svedese cominciò alla grande, segnando la rete della vittoria alla seconda giornata contro la Juventus. Si ripeté altre tre volte, contro Napoli, Roma e Sampdoria, ma come la stagione precedente si bloccò sul più bello. Quasi un intero girone di ritorno senza segnare, prima del gol-vittoria contro il Pescara, all’ultima giornata.

Quella rete rappresentò l’ultimo sussulto di Johnny Ekström in maglia azzurra. L’Empoli retrocesse in B e lo svedese venne ceduto al Bayern Monaco. Finì una favola. Una bellissima storia che aveva fatto conoscere Empoli al resto dell’Italia calcistica e che aveva visto come co-protagonista un ragazzone biondo arrivato dalla Svezia con molto scetticismo. Ancora oggi, per molti, il Ciclone Johnny rimane un idolo: certamente non è stato uno dei marcatori più prolifici di questo secolo azzurro, ma è uno dei giocatori che è entrato maggiormente nel cuore dei tifosi. A pensarci bene, in quel momento, Ekström non era l’eroe che Empoli meritava, ma quello di cui aveva bisogno.

Johnny Ekström in azione contro il Milan (foto Caroti)

9 Commenti

  1. Grande Jhonny, lo trovai mentre faceva il suo ingresso allo stadio la sua prima volta, arrivarono con un volvo verde scuro classico svedese

  2. Pensate…in quella partita s’era tutti mescolati dappertutto con i Fiorentini…Curva Sud (dove s’era noi) compresa. Gemellaggio con tanto di giro di campo…Viola Viola noi..Empoli Empoli loro…e al 44 esimo minuto (1 minuto dopo il ns goal di Ekstroem), i Viola Intonarono il loro EMPOLI EMPOLI VAFFANXULO. Rissa furibonda il Curva da noi..nel pezzo lato Laterale Sud..e da quel momento in poi…. INIZIA L’APOCALISSE. Fino ad arrivare ai giorni nostri..senza mai una tregua. Anzi sempre di piu’.
    Forse se non era x loro noi saremo stati indifferenti e rispettosi nei confronti dei cugini….di questo sono sicuro.

    • ..me lo ricordo bene perchè c’ero anch’io, e furono quelle emerite fave dell’alcolcampi a rompere i caxxo..
      altrimenti poteva essere un’altra storia.

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