Il 1996 è un anno difficile da dimenticare per i tifosi dell’Empoli. L’accoppiata promozione in Serie B – Coppa Italia rimarrà uno dei capitoli più belli dell’intera storia azzurra. Quel doppio successo, certamente inaspettato, rappresentò il trampolino di lancio per le stagioni successive. A partire da quella seguente, che ci vede catapultati in Serie A dopo un doppio balzo. Ripercorriamo quelle settimane magiche attraverso una storia divisa in quattro puntate.
Più siamo, più vinciamo
Lo slogan coniato per invitare i tifosi a prendere parte all’imminente trasferta di Monza, è secco e deciso. Punta a coinvolgere quanta più gente possibile, perché l’Empoli è ormai un affare cittadino. Anche coloro che in passato seguivano più o meno freddamente le vicende azzurre, sono accolti a braccia aperte sul carro dei potenziali vincitori in partenza per la Brianza. Dal canto suo la squadra è consapevole di avere un’occasione ghiotta, irrinunciabile, irripetibile. Pippo Dal Moro afferma: “Siamo molto carichi, avvertiamo l’importanza dell’impegno e la responsabilità che pesa sulle nostre spalle. Sappiamo di giocarci, oltre alla promozione dell’Empoli in B, anche il nostro personale futuro. Stiano pur tranquilli i tifosi, non li deluderemo”.
Le ultime sembrano parole di circostanza, ma i tifosi sanno che non lo sono. Questa squadra si è cucita l’azzurro addosso e farà di tutto per portare a casa il risultato. Certo, il Monza non starà a guardare, vorrà vendicarsi della sconfitta patita in coppa; ma la sensazione è che questo Empoli abbia un alone aurico che lo circonda e lo protegge. E quando Dal Moro aggiunge di non aver nessun timore – semmai rispetto – per il Monza, perché loro sono forti in attacco ma vulnerabili in difesa, dice la sacrosanta verità di chi è convinto nei propri mezzi ed è consapevole che saranno gli avversari a doversi preoccupare.
Due stati d’animo diversi
Tra le doti di un allenatore c’è quella di saper gestire il gruppo quando è troppo euforico (e Spalletti, in questo, è un maestro di bastonismo/carotismo). Ma anche quella di riporre la massima fiducia, di tranquillizzarlo, quando ha perso qualche certezza. Questo il compito, invece, di Boldini, che rischia di avere una squadra frenata dai fantasmi del recente passo, che l’hanno vista sempre soccombere di fronte all’Empoli. Il primo a crederci deve essere lui, per trasmettere alla squadra segnali positivi.
Rispetto all’ultima vittoria trionfale contro il Monza, Spalletti ripresenta quasi la stessa formazione, con l’unica eccezione di Arcadio, sostituito da Martusciello. Nel dettaglio: Balli; Birindelli, Guarino, Pane, Baldini, Bianconi, Martusciello, Tricarico, Dal Moro, Balesini, Esposito. Nemmeno Boldini si discosta più di tanto dall’ultimo confronto: le novità sono rappresentate da Bracaloni e Guidoni, che sostituiscono rispettivamente Gheller e Gallo. Nel frattempo il giorno prima, nell’altra semifinale, il Como e la SPAL non si sono fatte male, pareggiando per 0-0.
L’Empoli mette a posto il primo tassello
Chissà cosa avrà pensato il buon Boldini allo scoccare del ventiduesimo minuto, quando Esposito porta in vantaggio gli azzurri. Forse la comprensibile sensazione di deja-vu, dettata dalla terza partita in pochi settimane contro un Empoli che segna sempre per primo, ha fatto spazio a una sensazione ancora peggiore, ossia essere vittima di un continuo e maledetto giorno della marmotta, che propone e ripropone sempre lo stesso menù e sempre con lo stesso identico finale. Perché anche stavolta finisce nel solito modo, con l’Empoli che porta a casa il risultato pieno grazie a un solo, infausto gol.
Sette giorni più tardi si gioca il ritorno allo stadio Castellani. Spalletti predica calma, ma confida ciecamente nella verve brillante dei suoi, ormai convinti appieno delle loro potenzialità. La formazione è un copia-incolla di quella precedente, con Esposito e Balesini a guidare l’attacco e a rappresentare la minaccia maggiore per il Monza. Tuttavia, non sarà nessuno dei due a realizzare l’ennesimo 1-0: ci penserà Pippo Dal Moro, jolly trevigiano che l’Empoli ha prelevato l’anno prima dal Giarre, ad approfittare di una indecisione della difesa brianzola e a superare Castellazzi, segnando a porta vuota il gol della sicurezza. Manca solo un piccolo, piccolissimo tassello. In finale affronteremo sorprendentemente il Como, che ribalterà il pronostico infliggendo un clamoroso e tennistico 3-6 alla SPAL a Ferrara.

FINE TERZA PUNTATA















A distanza di 30 anni, quando leggo quella formazione ed i preparativi di quelle partite (vivevo lontano, a Torino in quegli anni) mi emoziono ancora… il 1996 fu L’ANNO così come EFC-Vicenza del 2012 fu la Partita
Trent’anni e sembra ieri…..