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Ezio Gelain è stato uno dei pilastri dell’Empoli degli anni ’80. Arrivato dalla SPAL nel 1982, ha giocato la stragrande maggioranza della carriera con la maglia azzurra e poi è diventato allenatore delle giovanili. Sotto la sua guida il primo scudetto Primavera ottenuto dall’Empoli (1998-1999). L’intervista è a cura di Nico Raffi e Simone Galli.

Gelain: “Con i tifosi avevamo un rapporto intenso”

“lo sono arrivato nell’82, si ragionava qui con Domenichini e con Andreazzoli che io sono in praticamente empolese visto che ho vissuto più a Empoli. Di ricordi ce ne sono tanti, poi fu diciamo la prima grande scalata dell’Empoli. E quindi quando trovo magari gente adesso un po’ più attempata, come me, che la prima cosa che ti dice Drago Vertova Gelain è chiaro che ti fa doppiamente piacere. Allora c’era anche un rapporto con i tifosi più intenso, vivevamo molto di più la città, spesso andavamo a mangiare con loro e quindi per noi era veramente una grande famiglia.

Quando ci salvammo a Como fu la prima volta che aprirono a sorpresa lo stadio. Rientrammo e ci trovammo tutta la gente, dopo diventò un’abitudine per festeggiare ma è da lì che effettivamente è cominciata questa unione di un certo tipo a Empoli. Il tifo azzurro permette a giocatori e allenatori di esprimere e dare il meglio, infatti questo è successo negli anni con tanti ragazzi giovani che sono emersi e con tanti allenatori che sono riusciti poi a calcare palcoscenici importanti.

“La vittoria dello Scudetto Primavera una grande gioia”

La vittoria dello Scudetto Primavera del ’99? È stata un’impresa però costruita durante l’anno: quando abbiamo creato la squadra diversi giocatori ero andato a vedermeli io. Avevamo una squadra forte anche l’anno prima, ma poi ci furono problemi perché in prima squadra mancarono diversi giocatori e me ne vennero tolti 5-6 giocatori più importanti che esordirono in Serie A con Luciano. Ma la squadra era valida anche quell’anno lì e io ero convinto che avremmo fatto bene perché ero una squadra di ragazzi molto validi da un punto di vista tecnico-tattico, era una squadra amalgamata bene. Purtroppo quell’anno l’Empoli retrocesse e ci fu il silenzio stampa e io non potei fare nessuna intervista, soprattutto per i ragazzi che meritavano questa gioia. Quello è l’unico rammarico poi la gioia è stata tanta.

Prima quando sono arrivato ci siamo detti che purtroppo dobbiamo ricordare quelli che sono mancati recentemente come Silvano Bini, Gaetano Salvemini, Giulio Drago, ma anche Giancarlo e Vito, magazziniere e massaggiatore. Io sono arrivato con Bini, ho tantissimi aneddoti ed era tutto lui, dai lacci alle scarpe ai contratti da discutere. il factotum assoluto. Un tipo di dirigente unico. Gaetano era un papà per noi, aveva un modo di allenare completamente diverso ma era riuscito a creare una grande amalgama e una simbiosi coi tifosi. Infine, Giulio per me era un fratello. Gli ultimi sono stati anni purtroppo difficili però comunque abbiamo tante gioie condivise di cui mi ricorderò sempre.

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Empolese DOC e da sempre tifoso azzurro, è un amante delle tattiche e delle statistiche sportive. Entrato a far parte della redazione di PianetaEmpoli.it nel 2013, ritiene che gli approfondimenti siano fondamentali per un sito calcistico. Cura molte rubriche, tra cui i "Più e Meno" e "Meteore Azzurre.

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