Mi è proprio tornata a mente la famosa canzone del grande Lucio Battisti del 1970. Perché Inter – Empoli di ieri è stata un’emozione bellissima! Un urlo nel tardo pomeriggio di una domenica piena di caldo, mentre ci metti una frazione di secondo a realizzare che l’impossibile si compie, è lì, davanti a te, e che l’impossibile di un secondo prima ora non c’è più e che è travolto dal tempo, si è fuso con il tempo, è diventato un attimo solo in cui tutto è sospeso, azzerato, ed esiste solo quell’emozione lì. Unica, lo sai già, irripetibile.

L’epopea e la retorica del calcio sono tutte qui. Spiegate nella fatica fisica e mentale di una squadra che per due ore crede in un sogno, anche quando questo sogno sembra sfilacciarsi dal cuore e fuggire via, irraggiungibile. E invece no, ecco la magia di uno che certe giocate secondo me prima le immagina e poi le fa e subito dopo ecco il tocco di qualcuno che fino ad un istante prima rischiava di rimanere invisibile e che invece si prende la scena e scrive qualcosa che rimarrà per sempre legata al suo nome, indimenticabile.

La bellezza del calcio è che sa scrivere storie che nessuno potrebbe neppure pensare e le consegna alla memoria collettiva strappandole dal silenzio.

Questa è la storia di Inter – Empoli, a Sassuolo, domenica 27 giugno 2021. Caldo asfissiante, squadra superfavorita con a disposizione due risultati su tre, ha la maglia a strisce nerazzzurre, è di Milano, la metropoli. E di là la squadra della provincia che oggi indossa maglie bianche, come le ali degli angeli. Non c’è partita! Non ci può essere partita, tra una squadra costruita per vincere e l’altra, tirata su con la pazienza di anni, risistemata con qualche tocco qua e là, una squadra che avrebbe dovuto fare il miracolo della salvezza e che ora è lì. Ma gli angeli non sanno cosa sia la paura e soprattutto sanno volare. E volano. Per 30 minuti volteggiano sull’erba che il sole brucia. Il gol arriva, logico, puntuale, annunciato. Ma gli angeli a volte guardano le nuvole e così, distratti da qualche disegno di cotone bianco immaginato nell’azzurro, non si accorgono che c’è invece chi il cielo non lo guarda quasi mai e così, in meno di 5 minuti, il loro volo sembra precipitare nell’inferno.

Ma non sarà così. No. Perché quella squadra che oggi indossa una maglia bianca come gli angeli…degli angeli ha la grazia ed il sorriso ma ha anche una fede incrollabile che tutto sia possibile. Si consumano i minuti, il sudore scivola addosso e quasi brucia il corpo, i minuti passano inesorabili, le gambe sono stanche, la mente fa fatica, e allora ecco che arriva il cuore. E arriva la mano di un qualcuno che sta in panchina e che di fatica, di sudore, di cuore se ne intende. Un cambio, poi due, poi cinque. E i ragazzi con la maglia bianca continuano a correre, a giocare al calcio come se la partita fosse cominciata un minuto fa, e sembrano giganti. E alla fine, ma proprio alla fine, quando già la mano del regista sconosciuto di questo racconto stava per scrivere la parola fine, ecco che arriva l’attimo che non ti dimenticherai mai più, e l’urlo ti esce dalle viscere, dall’anima, dalla paura.

Nel calcio ci sono momenti nei quali tutti si diventa bambini, si torna a giocare con gli amici per strada o in un campetto di periferia, o nel primo campo “vero” dove ti metti per la prima volta le scarpe da gioco. Il gol è uno di quei momenti. Il gol all’ultimo secondo utile – con l’ultimo pallone disponibile e tu che dopo quello non ne potrai giocare più perché l’arbitro, inesorabile, fischierà la fine, il gol che ti porta ad una Finale che neppure nei sogni dei tuoi sogni potevi immaginare – è uno di quei momenti più puri. E’ l’essenza del calcio: quando non ci sono le TV, i commentatori, il mercato, i fenomeni, gli esperti, i giornalisti, i procuratori….nessuno…e ti ritrovi dentro lo stesso abbraccio anche se sei lontano, dentro lo stesso istante perché sai che quell’emozione che vivi, quel terremoto del cuore, non lo vivi da solo, sai che sei parte di un tutto che insieme a te, nello stesso istante, vive quell’emozione.

La retorica del calcio, lo dicevamo. Non a caso.

Di questi ragazzi abbiamo detto tutto. Il gruppo. Ancora la retorica. Eppure è vero, se arrivi dove arrivi è non solo grazie a quelli che hanno giocato di più e che hanno attirato l’attenzione e l’ammirazione di tanti, ma anche grazie a quelli che sono stati più assenti, seduti in panchina a fare il tifo per i propri compagni, ingoiando rospi ed amarezze per i minuti non giocati, vivendo nel silenzio e nella dignità molti minuti di molte partite. Il gruppo, appunto.

Ma se questo è stato ed è possibile è anche grazie alla mano di chi questi giocatori ha saputo far crescere, far migliorare, preparare al “mestiere”. Mister Buscè, coadiuvato dal suo Staff, ha saputo lavorare non solo sulla tecnica di questi ragazzi ma sulla loro testa, su quell’invisibile che si chiama personalità, carattere, determinazione, forza di volontà. Dopo 8 anni nei quali Buscè ha lasciato le sue scarpe di calciatore appese al vento – lui, che amava correre – si regala la seconda finale nazionale di Categoria dopo quella del 2019 con i ragazzi del 2003, alcuni dei quali ieri a Sassuolo hanno fatto festa con lui. Dopo aver raggiunto pure negli anni una fase Finale con i ragazzi del 2001, arrivando ad un passo dalla Final Four battuti ai playoff con quelli del 2002.  Ad uno così la Società del Presidente Corsi dovrebbe fare un contratto a vita!!!

Ora, mercoledì un’altra sfida impossibile. In campo l’Atalanta. Una squadra che avrà dalla sua un giorno in più di riposo e il non aver dovuto disputare i tempi supplementari. E’ solo un dato. Lo scriviamo per dovere di cronaca, per obiettività, quanto questo sarà importante lo vedremo in campo.

Un altro dato: il 30 giugno disputeranno la Finale le squadre che alla fine del Girone Unico si erano classificate al 5° e 6° posto, gli ultimi due utili per disputare la Fase Finale del Campionato.

L’Empoli torna a disputare una Finale dopo 11 anni, dopo quella persa a Macerata con il Genoa per 2-1 l’ 8 giugno 2010. E ritrova in Finale l’Atalanta, come accadde a Lignano Sabbiadoro il 4 giugno 1999 quando, con un gol di D’Aniello al 40’, conquistò il suo per ora unico scudetto della Categoria. La terza Finale per gli azzurri da quando, quasi 60 anni fa (era la stagione 1962/63) nacque per la prima volta il Campionato “Primavera”.

Un’ultima annotazione. Nelle tre Finali in panchina ci sono sempre stati tre ex giocatori azzurri: Ezio Gelain per lo scudetto 1998/99, Ettore Donati per il secondo posto 2009/2010, ora è la volta di Antonio Buscè.

Vorrà pur dire qualcosa!!!

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29 Commenti

  1. Fabrizio, ti prego, non scrivere più questi stupendi articoli; rischiamo di non reggere dall’emozione, e di prendere un colpo apoplettico !!!

  2. Fabrizio, che dire? Complimenti! Ora manca l’ultimo passaggio, che purtroppo però è quello decisivo, la crudeltà della storia è che i libri (e gli albi d’oro) riportano solo il nome dei vincitori

  3. DALLA RIPRESA DEL CAMPIONATO, DICIAMO IL GIRONE DI RITORNO, CHI HA FATTO PIU PUNTI?

    INSOMMA, LE MIGLIORI DUE SQUADRE SONO IN FINALE, POCHE SEGHE COI CARTONATI GONFIATI!

  4. Direttore inutile che insisti. Busce non si tocca, i tuoi pupilli possono aspettare e tanto, solo quando sarà chiamato in prima squadra

  5. Con le dovute proporzioni, quella di ieri è stata come Empoli-Vicenza 3-2 dei grandi….. fare gol al 120 esimo all’ultima occasione, non ha prezzo….. se lo ricorderanno per tutta la vita….

  6. Grandissimo Fabrizio come sempre!!!
    Bisognerebbe chiedere ai GENI del comune e a tutti coloro che da sempre denigrano questa società se lo sanno che la primavera è alla finale scudetto e se la prima squadra è tornata per la ENNESIMA volta in serie A…..

    • Lo sanno,lo sanno..Alle prime partite “importanti ” son tutti in parata in maratona o in tribuna,pure gente che s’è da sempre processata di fede viola..Ma si sa la coerenza in politica non va di pari passo con l’opportunismo..

  7. Ed ogni tanto…leggi qualcuno che ti ricorda perché segui il calcio.Ho quasi pianto.Complimenti…Forza azzurri per mercoledì. In questo caso il diminutivo “azzurini” non è assolutamente attinente alla realtà.Si parla di “azzurri” di cuore e di anima,come,se non più, la prima squadra .

  8. A proposito di angeli, non so perché ma leggendo l’articolo ho pensato ad Antonio Bassi, un’altra che scriveva col cuore.

  9. Klen ti devo correggere ancora …. un altro. A volte è meglio lasciare i refusi come sono, si rischia di incorrere in altro refuso ah ah ah

  10. ambiente stupendo e sereno professionalità a tutti i livelli e tanta passione, non è un caso tutto questo, ma il frutto di un grande lavoro, soprattutto sui giovani.

    complimenti a tutti

  11. Ho seguito il TG Regionale su Rai 3 delle 14:00 per vedere se davano notizia della finale di mercoledì; nessuna traccia, salvo farci sapere che lo spezzino sarà il nuovo allenatore delle Nane Viola. Aspetto l’edizione delle 19:30 per mandarli dove potete immaginare.
    Forza Azzurri 💙

  12. Articolo bellissimo… Goduria immensa ieri pomeriggio!! Sono uscito in terrazza sulla spiaggia, al 120 esimo, ed ho urlato come un matto. La gente mi guardava come fossi scemo… Chissà cosa avranno pensato. Ma a me m’importa una se.ga. Bella roba!!!

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