Un giorno nella vita. Di quelli che non si dimenticano. Il 15 giugno 1997 è una data che non si limita a restare nella storia della società. Si scolpisce nella memoria di una comunità intera e ci rimane impressa per sempre. E’ una domenica di inizio estate allo stadio Giovanni Zini di Cremona, quando la festa per la conquista della serie A, diventa la più clamorosa partecipazione di massa che Empoli ricordi. Gli azzurri di mister Luciano Spalletti, al termine di una cavalcata trionfale e per certi versi imprevedibile, raggiungono per la seconda volta nella loro storia la massima categoria. Si tratta di un’impresa sportivamente straordinaria che però viene, inevitabilmente, messa in secondo piano dal coinvolgimento che riesce a suscitare nell’intera città.

Un’immagine della curva empolese a Cremona (foto tratta dalla pagina “Storia fotografica Empoli FC 1920”.

E’ l’esodo della tifoseria empolese.  La mobilitazione collettiva messa in atto dal popolo azzurro. Un numero di supporters azzurri in trasferta a oggi ineguagliato e forse irraggiungibile. Oggi l’Empoli è una realtà consolidata che, da oltre venti anni, frequenta i piani più elevati dal calcio italiano. La società ha il merito di aver generato, nell’ultimo periodo, una piacevole abitudine che, inevitabilmente, diventa ordinarietà e appagamento. Eppure, quando oggi corriamo il rischio di dare per scontato il raggiungimento di certi risultati sportivi, occorrerebbe tenere bene presente dove eravamo a metà degli anni ’90, quando il triennio targato Spalletti avrebbe cambiato per sempre il destino della squadra azzurra. Come ha detto di recente il presidente Fabrizio Corsi, è l’incipit da cui tutto ebbe inizio, determinando tutto ciò che sarebbe venuto dopo.

L’esodo dei tifosi azzurri in partenza alla stazione (foto tratta dalla pagina facebook “Storia fotografica Empoli F.C. 1920)

In quell’afoso pomeriggio di metà giugno, un corteo infinito di circa 6.500 anime, spinto dalla passione sterminata per i propri colori partecipa a una giornata che si fa storia nel momento esatto in cui viene vissuta. Per Empoli è un evento che è insieme condivisione, identità e appartenenza. Nel 1986 la serie A ci colse di sorpresa, come un qualcosa di travolgente e inaspettato. Undici anni dopo, si materializza a piccoli passi nel corso di un campionato fenomenale. E’ un’idea che si instilla a poco a poco nella mente dei tifosi e dei protagonisti, fino all’esplosione finale. A Cremona non c’è il pathos emotivo vissuto alla vigilia della semifinale playoff con il Monza, quando l’immagine plasticamente memorabile di un serpentone infinito di pullman azzurri, raggiunse lo stadio Brianteo tra l’incredulità dei tifosi locali. Non c’è l’ansia e la tensione che caratterizzò l’epica finale di Modena contro il Como, quando Carmine Esposito fece scatenare nel finale del match il delirio nella curva empolese. Stavolta c’è la consapevolezza di partecipare a una festa, unita alla comune necessità di farne parte.

Il serpentone infinito dei pullman azzurri diretti a Monza nella semifinale playoff del 1996 (foto tratta dal sito dei Rangers Empoli)

La festa. Si respira ovunque quel giorno. In città, dove si percepisce chiaramente la solenne attesa di un evento epocale. Sui treni speciali in partenza alla stazione, dove si propaga una strana, intensa fibrillazione. Durante il viaggio, dove si fanno largo entusiasmo, orgoglio e spensieratezza. Nello spazio che separa la stazione dallo stadio Zini, con la gente di Cremona che si affaccia incuriosita dalle terrazze a osservare il corteo senza fine colorato d’azzurro. La festa diventa tripudio quando Carmine Esposito, l’uomo del destino, riceve un assist di Martusciello e, dopo appena tredici minuti, supera il portiere grigiorosso con un piatto destro. E’ il gol che archivia la pratica promozione. I restanti 80 minuti di gioco saranno pura accademia: uno spazio temporale interminabile che separa i supporters azzurri dall’apoteosi.

Il gol decisivo di Esposito a Cremona (foto tratta dal libro “Undici rose blu” di Michela Lanza).

Al triplice fischio finale, va in scena l’invasione di campo. Migliaia di empolesi che, come atleti sui blocchi di partenza, hanno assistito agli istanti finali del match a bordo campo, in linea con la porta di Daniele Balli, si riversano in massa sul terreno di gioco. Hanno immagazzinato tensioni e energie durante tutto l’arco della stagione e, adesso, possono liberarle sul rettangolo verde, portando in trionfo i protagonisti che hanno realizzato l’impresa. Nella notte più lunga che Empoli ricordi, la città accoglie i suoi eroi con i fuochi di artificio in un Castellani stracolmo.

Al fischio finale, scoppia l’apoteosi azzurra: l’Empoli per la seconda volta nella sua storia è in serie A (foto tratta dalla pagina facebook “Storia fotografica Empoli FC. 1920)

Balli, Birindelli, Dal Moro, Pane, Baldini, Bianconi, Tricarico, Ficini, Cappellini, Martusciello, Esposito. Per gli empolesi non è una formazione di calcio, ma una nenia dolcissima che accompagnerà per sempre i ricordi di ognuno di noi. Una matricola, composta per lo più da debuttanti in serie B a cominciare dal giovane tecnico certaldese, si presenta ai nastri di partenza con l’intenzione di salvare la pelle e finisce per stupire tutti. Anche se stessa. Dopo un inizio così così, l’Empoli cade fragorosamente in casa con il Ravenna 4-1 e decide di svoltare. Vince a Torino con gol decisivo di Bertarelli. Espugna il Bentegodi con la rete di Esposito, nel giorno in cui Balli, con un occhio tumefatto a causa di un’infezione, respinge al 90° il rigore del clivense Cerbone. Mette in fila tredici risultati utili consecutivi che la proiettano al secondo posto. Il finale di campionato diventa la sana e consapevole libidine di chi è in grado di gestire un piazzamento promozione. Fino all’epilogo di Cremona. La nebulosa primitiva che genera il sistema solare azzurro. Che da lì in poi, sarebbe stato luminosissimo.

La promozione in A degli azzurri del 1997 nel servizio della RAI

10 Commenti

  1. Come negli anni 80 e in quell’anno grande attaccamento all’Empoli ,ma quando ricapiterà di avere un tifo in quella maniera?
    Altri tempi maremma bona!

  2. In quei giorni lavoravo ed abitavo a Milano e sono andato con moglie e figlio di 4 anni a vedere la partita e ricordo benissimo il lungo serpentone di pullman all’uscita dell’autostrada. Un momento indimenticabile nel quale mi è cresciuta dentro la consapevolezza che il popolo empolese è grandissimo. Forza Empoli ed ai nostri ragazzi chiedo di farci rivivere momenti bellissimi come quelli. Quest’anno ho buone sensazioni, la squadra mi piace ed abbiamo un ottimo allenatore.

  3. Bello essere stato a Cremona, Monza, Modena ma quel Castellani da 25.000 persone che accoglie la squadra è da brividi!
    Avevo un vhs, non so che fine abbia fatto.
    Se la redazione fosse in grado di trovare quelle immagini sarebbero oro per tutti noi!
    Sicuramente Antenna 5 materialmente fece quei filmati, non so chi possa avere accesso a quel materiale, per noi prezioso!

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