Raccontare compiutamente la storia della nostra maglia è un’impresa che non può essere compressa nello spazio di un articolo. Non è bastato un libro, quello scritto insieme a Carlo e Marco Fontanelli, pubblicato lo scorso Giugno in corrispondenza del compleanno definito “convenzionale” dell’Empoli, nel quale abbiamo comunque tracciato il quadro più esauriente che potesse essere condensato in un volume di quasi 180 pagine.

La maglia dell’Empoli e la sua storia sono creature “vive”: ogni stagione porta con sè il racconto di un nuovo capitolo, oppure qualche scoperta che permette di approfondire (e perchè no, correggere) quelli già scritti.

La maglia è il simbolo primario, il riferimento irrinunciabile. Viene prima di qualsiasi logo, timbro o carta intestata. Lo ha sperimentato ognuno di noi appena ha cominciato a dare calci a un pallone in compagnia degli amici: dalle situazioni improvvisate al campetto in cui “Si fanno le squadre per colori: da una parte quelli con le maglie chiare, dall’altra quelli con le maglie scure!”, a quelle un pò più organizzate a scuola nelle quali il primo pensiero era “Di che colore le facciamo le maglie della squadra di classe?”.

Una carrelata di stemmi in ordine cronologico

Il colore, appunto, l’elemento di base. Il primo indossato dai nostri eroi nel 1920, cronache dell’epoca alla mano (come abbiamo già raccontato), fu il rosso. Sarebbe bello conoscere le ragioni di quella scelta, ma è una curiosità con la quale presumibilmente dovremo continuare a convivere. Come non ci sono noti con esattezza il “perchè” ed il “quando” del passaggio all’azzurro, anche se sappiamo qualcosa di non meno rilevante: “cosa” è quell’azzurro. É il colore del gonfalone cittadino, è il colore di Empoli, della città e della sua gente che l’Empoli FBC sceglie di rappresentare nel mondo del pallone. Nascono così gli azzurri per come li conosciamo noi oggi e per come sono sempre stati, salvo qualche occasionale “incidente di percorso”, nell’arco di questo secolo di vita.

Alla maglia azzurra, presto o tardi, si è sempre fatto ritorno perchè quello è l’elemento identitario che ha attraversato 100 anni di evoluzione del calcio e dell’abbigliamento sportivo. Il colore, nel nostro caso l’azzurro, è il punto di riferimento al quale nessun autentico tifoso che si professi tale potrebbe mai rinunciare, come ci ricorda la travagliata esperienza del Cardiff che solo grazie alla perseveranza dei tifosi ha avuto un lieto fine.

Alla maglia “pura e semplice” si sono aggiunti vari elementi nel corso del secolo, a partire dai primi stemmi e dalla numerazione (a tal proposito, chi volesse approfondire sulla storia dei numeri di maglia può farlo qui). Addizioni che potremmo definire “funzionali” e in fin dei conti più che ragionevoli. Il “sacro” ed il “profano” inziano invece a mischiarsi alla fine degli anni ’50 con la pratica degli abbinamenti e la comparsa sulla maglia azzurra dei primi “sponsor”, scenario che si ripropone a fine anni ’70 con l’apertura ai fornitori tecnici e nei primi anni ’80 con lo sdoganamento degli sponsor commerciali veri e propri. Nulla a che vedere, dal punto di vista estetico, con le derive contemporanee che fra personalizzazioni, toppe di lega e 4 inserzionisti autorizzati, hanno trasformato il fulcro della rappresentatività di una squadra in un volantino da supermercato. Ma questo è il calcio moderno, può piacere o (più spesso) non piacere.

In 100 anni sono radicalmente cambiati anche i materiali e la nostra maglia possiamo dire abbia attraversato tutte le principali tappe evolutive da questo punto di vista. Mancano solo, per ovvie questioni di “anagrafe sportiva”, le pionieristiche “camicie” di fine ‘800/inizio ‘900, ma per il resto nulla è mancato nell’ideale “armadio azzurro”: lanetta, cotone, poliestere, composizioni miste… insomma tutto quello che l’evoluzione tecnica nell’abbigliamento sportivo ha saputo offrire. Sono cambiate le “materie prime”, sono cambiati i metodi di produzione (da pressochè artigianali a industriali su larga scala), con ripercussioni evidenti sulla composizione grafica delle divise. Sono comparsi nuovi elementi: dalle serigrafie alle applicazioni, dalle goffrature agli inserti. Circa 25 anni fa l’Empoli, grazie all’opera di Gianni Assirelli, ha iniziato poi a personalizzare le proprie divise nell’ottica di affermare la propria specifica immagine nell’universo del pallone nostrano: la “nostra” maglia azzurra doveva essere qualcosa di unico e distinto da qualsiasi “altra” maglia azzurra, e così è stato nel bene (spesso) e nel male (qualche volta).

In un secolo è cambiato tutto ma sono rimaste le fondamenta, la maglia e l’azzurro, che rappresenteranno sempre il cardine della nostra passione. “Si tifa la maglia” può sembrare retorico ma non è assolutamente così: la fede sportiva va oltre i giocatori, gli allenatori, le dirigenze e i simboli (storia di ieri), perchè tutto passa ma l’azzurro resta. Con il tempo potremmo dimenticare le facce e confondere qualche nome, ma resterà indelebile nella mente, negli occhi e nel cuore, l’immagine di una maglia azzurra che corre veloce su un prato verde.

Un pò di gloria tricolore

Magari proprio la maglia potrebbe essere il filo di Arianna attraverso il quale rievocare storie e personaggi, le emozioni a fior di pelle di chi l’ha indossata e di chi l’ha vista giocare. Se ne avete qualcuna buttata in un cassetto o abbandonata in uno scatolone, fatecelo sapere su info@pianetaempoli.it e vedremo se sarà possibile fare in modo che quel “filo” non vada perduto.

8 Commenti

  1. Maglia bianca, azzurra, grigia, gialla, nera, Amaranto, rossa, ectt. Ma c’è un colore che pochi ricordano. Rarissima. Fuori da tutti gli schemi. La maglia era color marrone. Con bordini azzurri. La usammo in casa in una gara del 1998/99, anno di Zalayeta, anno della retrocessione in B. Cosa non farei per averla. Magari qualcuno mi sta leggendo…. 😊

    • Esatto Angelo, credo fra l’altro sia fra le situazioni “fuori dagli schemi” espressamente citate nel libro. Fu usata solo nel primo tempo di Empoli – Udinese, ultima di campionato. Nella ripresa la squadra tornò in campo con il completo azzurro, ad eccezione dei calzettoni che rimasero quelli celesti della prima frazione.

      Fu riproposta come terza maglia nel successivo campionato di B, trovando spazio ad esempio in Napoli – Empoli. Quella maglia si intravede in una delle foto estratte dal libro all’inizio del pezzo.

  2. Si si grazie Claudio. Su Youtube si può trovare anche Napoli-Empoli 1-0 dell’anno 99/00, in cui fu annullato un gol a Daniele Baldini assolutamente valido.

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