Nel corso della sua storia centenaria l’Empoli ha cambiato più volte denominazione. Nel 1920, all’atto di fondazione della società, troviamo la dicitura Empoli Foot-Ball Club. Un nome che, assieme all’acronimo EFBC, accompagnerà la neonata compagine empolese per circa un decennio. Lo troviamo sulla maggior parte dei documenti dell’epoca, ad esempio in questi reperti storici, tratti dall’Archivio Storico Comunale di Empoli. Nella foto [1] il presidente Parigi Innocenti chiede il permesso al Commissario Regio del Comune di Empoli di recintare il campo dell’Abetone (28-05-1921): a comprovare l’utilizzo del nome Empoli FBC non c’è solo il riferimento al testo, ma anche il timbro ufficiale della società.

Le foto [2] e [3] testimoniano uno scambio di schermaglie tra il Comune e l’Empoli FBC circa l’utilizzo del campo dell’Abetone. Da notare innanzitutto come la lettera, redatta in carta intestata, rechi ancora una volta il nome Empoli FBC. Sostanzialmente è la risposta a una delibera comunale che prevedeva che il campo sportivo non dovesse essere di uso esclusivo della squadra di calcio. L’Empoli prova a far valere le sue ragioni in tal senso, affermando il diritto a potersi allenare liberamente all’Abetone. Si afferma che “lasciare il campo alla mercé di tutti per 300 giorni all’anno, senza una responsabilità diretta e immediata, vorrebbe dire stroncare i nostri sacrifici e rovinare l’edificio costruito con l’abnegazione di pochi e il mecenatismo di pochissimi”.

Una piccola ma sostanziale differenza di denominazione compare per la prima volta, nelle carte ufficiali, nel 1925. La società è intenzionata a costruire un nuovo impianto di gioco e chiede al Comune di contribuire economicamente. Nella foto [4] si nota come in basso, sopra alla firma del presidente Dino Mazzoni, compaia la scritta “Empoli F.C.”. E anche la risposta dell’amministrazione cittadina [5] in cui viene accordata l’elargizione, utilizza la stessa dicitura. La sensazione è che però sia più una questione di forma che di sostanza.

Il primo vero cambio sostanziale si ha nel settembre 1931. È un’epoca in cui il fascismo comincia a pensare allo sport e, soprattutto al calcio, come veicolo di propaganda. Molte società italiane mutano la loro denominazione e così fa anche l’Empoli, che diventa Associazione Sportiva Fascista Empoli. Paradossalmente la punta di diamante della squadra azzurra sarà quel Carlo Castellani che troverà la morte a Mathausen nell’agosto del ’44.

Vi abbiamo già raccontato della travagliatissima stagione 1935/36, in cui l’Empoli si ritirò dal campionato e rischiò di essere radiata (si salvò solo grazie alle “illustri conoscenze” del presidente Onorio Onori). In realtà c’era già stato un indizio in tal senso: il 19 novembre 1935, poco prima del ritiro, era stata affiliata alla FIGC la Società Sportiva Bar Moderno Opera Nazionale Dopolavoro Empoli (dai colori sociali rossoblù). In essa sarebbero confluiti numerosi calciatori azzurri rimasti liberi dopo l’esclusione. In città era attiva anche una società minore, il Dopolavoro Vetrerie Enrico Taddei e Compagni Empoli (affiliato alla FIGC nel marzo del ’36, dai colori sociali viola), che aveva preso parte al Campionato Propaganda di Empoli.

Come ricorda Carlo Fontanelli nel libro Brividi d’azzurro, nel 1936-37 di queste due squadre non si trova più traccia. Nel comunicato ufficiale n. 5 del 13 ottobre 1936, il Direttorio VIII Zona (Toscana), per indicare l’Empoli si riferisce a Dopolavori Aziendali Empolesi [6]: proprio così, al plurale, facendo presumere che ci sia stata una fusione tra le due piccole realtà sopra citate per ridare un futuro calcistico di una certa importanza alla città di Empoli.

[6]

Nel 1936/37 la squadra sorta sulle ceneri dell’ASF Empoli viene comunemente chiamata Dopolavoro Empolese. Il neo presidente è Antonio Del Vivo, anche se la società rimane sotto il controllo del Partito Fascista (sul petto dei calciatori campeggia lo stemma con la scritta PNF). Quella squadra riuscirà a vincere il campionato e a essere promossa in Serie C.

Solo un anno più tardi vi è un ulteriore mutamento della denominazione. Si passa a Dopolavoro Interaziendale Italo Gambacciani Sezione Calcio, in memoria di Italo Gambacciani (figlio sedicenne del Capo dei Fasci di Montelupo Stefano Gambacciani) ucciso nell’ottobre del 1921 durante alcuni scontri tra i fascisti e i loro oppositori. La lunghezza del nome, unita all’attaccamento della tifoseria empolese al nome originale, produce un effetto boomerang. In quegli anni la gente parla comunemente di Empoli Foot-ball Club o addirittura solo Empoli. In questo contesto si inserisce il passaggio, nel settembre del ’41, ad Associazione Calcio Empoli.

Nel 1944 la guerra è ormai agli sgoccioli, anche a Empoli si prova a tornare gradualmente a una normalità che manca da tempo. Anche la vita sportiva riprende lentamente e viene istituito il Gruppo Sportivo Azelio Landi, in onore dell’ex calciatore azzurro morto nei pressi di Santa Sofia (comune vicino a Forlì) mentre stava combattendo all’interno di una formazione partigiana. È un nome che dura poco, visto che nei primi mesi del 1945 la società torna al nome originario di Empoli Foot-ball club ereditando dal GS Azelio Landi il titolo sportivo.

Sembra la scelta definitiva. Ma negli anni ’50 arriva la moda di affiancare, accanto al nome della squadra, quello di uno sponsor. Ne beneficia anche l’Empoli, per sfruttare al meglio i vantaggi economici dell’operazione. Così nella stagione 1956/57 diviene Fracor Empoli [8]. La Fracor era un’azienda della zona (sede a Spicchio) già attiva nel mondo dello sport, avendo sponsorizzato una squadra dilettantistica di ciclismo. Il campionato non è particolarmente brillante, gli azzurri vengono risucchiati nella zona calda e si teme un ripensamento da parte dello sponsor principale.

[8]

Invece il connubio con la Fracor va avanti nonostante le difficoltà. E proseguirà anche nella stagione successiva, in IV serie. Stavolta l’andamento sarà decisamente migliore: il secondo posto non permetterà all’Empoli di salire in Serie C, ma almeno gli farà ottenere la partecipazione alla IV Serie unificata del 1958/59. Proprio questa stagione vede un passaggio di consegne: la Fracor si defila e gli succede la Isor, un’altra ditta di confezioni (della famiglia Rosi) [9].

[9]

La Isor Empoli conduce un campionato da protagonista ma manca per un soffio la promozione, arrivando subito dietro alla Pistoiese. Decisiva la sconfitta (un tennistico 6-0) subita contro gli arancioni. L’abbinamento con la Isor continua anche nel 1959/60, anche se è un anno avaro di soddisfazioni, che si conclude con una sofferta salvezza ottenuta dopo lo spareggio a tre contro Carrarese e Rieti.

Dopo un biennio di alti e bassi dal punto di vista sportivo, termina la collaborazione con la Isor. Nel 1960, su consiglio del vicepresidente Ettore Ninci, si torna al classico. Viene rispolverata la vecchia denominazione Empoli FC: da quel momento gli azzurri non muteranno mai più pelle, chiudendo a chiave nel cassetto dei ricordi tutti i nomi precedenti.

3 Commenti

  1. AVEVO NOVE ANNI. ERO AL MONTEOLIVETO DI PISTOIA IL 19 APRILE 1959 E PIANSI A DIROTTO, COME PUO’ SOLO UN BAMBINO, PER QUEL 6-0. STRANAMENTE L’ANNO SUCCESSIVO CI FU UNO SCAMBIO DI PORTIERI FRA EMPOLI E PISTOIESE: MASO A PISTOIA, SOLDI ALL’EMPOLI

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