Le emozioni sono l’essenza del calcio, chiudendo gli occhi i tifosi azzurri ricorderanno quante ce ne ha regalate Ighli Vannucchi nella lunga parentesi vissuta ad Empoli. Dopo il pezzo pubblicato martedì a lui dedicato, Ighli si è raccontato ai microfoni di PianetaEmpoli.it, parlando non solo di calcio e ripercorrendo le tappe più importanti vissute con la maglia azzurra. Procediamo con le statistiche: nato a Prato nel 1977, dà i primi calci al pallone nel Maliseti e nel Margine Coperta; poi passa alla Lucchese, con cui esordisce tra i pro. Arriva il passaggio alla Salernitana e successivamente al Venezia. E Palermo, ad intervallare la sua prima esperienza in azzurro, dove complessivamente ha totalizzato 263 presenze mettendo a segno 35 reti (molte delle quali non banali).

Ciao Ighli, è sempre un piacere parlare con te. Parliamo dell’inizio della tua carriera: Maliseti, Margine Coperta e Lucchese. In che ruolo giocavi?

Ho iniziato giocando da mediano, centrocampista alla Pirlo per intendersi. Con il passare degli anni mi hanno avanzato a centrocampo, dove mi hanno fatto ricoprire i ruoli di interno di sinistra e destra, poi ho cominciato a giocare da trequartista alla Salernitana, dove ho esordito in serie A”.

Proseguendo con la tua storia, dopo Venezia arrivi in prestito ad Empoli: come ricordi quel momento?

Ho capito fin da subito di trovarmi in una realtà semplice a misura d’uomo, dove mi adattavo perfettamente, visto il mio carattere. Avevo qualche anno di esperienza ma ero il più giovane della squadra. Con Silvio Baldini non ho avuto un ottimo rapporto. Era persona molto tosta, tuttavia ho imparato da lui molto a livello calcistico e questo mi ha permesso di far bene e alla fine è arrivato un ottimo risultato di squadra con la salvezza al termine della stagione”.

Parlaci invece del tuo secondo arrivo ad Empoli. Che differenze ci sono con il primo?

“E’ avvenuto a campionato iniziato. Dopo un esperienza poco positiva con la maglia del Palermo, appena saputo dell’interessamento degli azzurri non ci ho pensato un attimo, accettando con entusiasmo. La squadra era ultima in classifica con pochi punti, provammo la rimonta che purtroppo non ci riuscì. Al termine della stagione tornai a Palermo, feci il ritiro per poi tornare definitivamente, e con grande felicità, ad Empoli.

Ighli Vannucchi foto di archivio

Arriviamo ai momenti più belli, quelli delle gestioni Somma e Cagni.

“Con Somma, contrariamente di quello avvenuto con Baldini ho avuto un ottimo rapporto, c’era modo di dialogare molto, anche lui era un grande appassionato di pesca, quindi si era instaurato un feeling anche per questo. Mentre Cagni ci ha portato ad un risultato inimmaginabile per tutti, quell’annata si era creata una chimica incredibile: non ti dico il numero di scherzi che gli abbiamo fatto, ma quando c’era da farsi il mazzo nessuno si tirava indietro. Giocarsi la possibilità di andare in Europa a San Siro, quando solitamente in quei campi di difendevi strenuamente per portare a casa il punticino per la salvezza, rende l’idea della bontà dell’impresa compiuta in quella stagione, tutto questo è stato possibile perchè ci divertivamo come pazzi”.

Quindi l’Empoli arriva nel momento più alto della sua storia, si è parlato molto della gestione di quel doppio confronto con lo Zurigo.

Non giocare quelle due partite ci sono rimasto malissimo, perchè era la logica conseguenza di quanto fatto l’anno precedente, ci eravamo fatti il mazzo per arrivarci, non esserci è stato frustrante. Il mister in successive interviste ha detto che si è trattato di una sua scelta sbagliata, perchè da quel momento si è rotto qualcosa. Ricordo il litigio fra Pratali e la società, è arrivata la stagione e successivamente il club ha fatto scelte diverse”.

Parliamo invece del rapporto fra Vannucchi e i tifosi.

“E’ sempre stato speciale, macchiato dalla contestazione in seguito alla sconfitta di Pisa del secondo Baldini, di quella squadra ero il capitano. Comunque prima del mio addio ad Empoli si esposero, vidi scritte ovunque favorevoli alla mia permanenza; successivamente la premiazione del Leone d’Argento e le manifestazioni d’affetto ogni volta che mi incontrano mi fanno pensare di aver lasciato un buon ricordo”.

Nella tua mente ci sono tre gol che a tuo avviso sono più belli, oppure per te rappresentano qualcosa di particolare?

Il primo che mi viene in mente è quello siglato nella stagione 2002-03 contro l’Inter. Venivo dalla esperienza poco felice di Palermo, è stata una punizione ad aggirare la barriera in cui occorrevano grande qualità tecniche. Per importanza ricordo l’ultimo della stagione che ci permise di andare in coppa Uefa contro la Reggina. In questa classifica non posso tralasciare una rete siglata alla Fiorentina ride (n.d.r). Era il dicembre del 2005, io non ero in condizione di giocare, stavo malissimo, come si dice da noi in Toscana ero un cencio. Somma mi chiese di giocare, ho rivisto poco tempo quel gol: lancio in profondità alle spalle della difesa avversaria che mi trovò in area davanti il portiere avversario, con il piatto destro trovai l’angolino. Sembra facile ma non lo è stato”.

Vannucchi foto di archivio

Nel momento più bello della tua carriera ti sono arrivate offerte da altri club? hai mai pensato di lasciare Empoli?

“Mi cercò l’Inter, il procuratore me lo comunicò, la cosa allo stesso tempo mi fece piacere ma anche quasi un pizzico di impaccio. Mi ricordo che gli dissi di non disturbarmi con queste cose, di dirmelo solo quando ci fosse qualcosa di serio. Mi ricordo che rimase stranito: in quel momento avevo tutti contro perchè sappiamo che le carriere dei calciatori non sono lunghe e si presentava l’occasione di guadagnare cifre importanti. Ma per me Empoli era tutto, ero e sono fatto così”.

Inevitabile una domanda sul’altra tua grande passione, la pesca.

“E’ sempre andata di pari passo con quella per il calcio, quando ero ad Empoli, andavo agli allenamenti con la Panda 4×4, così avevo la possibilità di andare a pescare in Arno quando avevo finito. Adesso con Gianfranco Monti abbiamo aperto un canale chiamato “Buona pesca”, c’è anche un sito dedicato. Questa frase non si deve dire ad un pescatore, perchè porta male, ma noi l’abbiamo utilizzata per un diverso approccio che volevamo avere proprio con la pesca, nel rispetto dei pesci. Inoltre adesso sono responsabile di una linea di vestiario, semplice dedicata alle persone di tutti i giorni, anche in questo caso coerente con il mio carattere e il mio modo di fare”.

Infine sei rimasto in contatto con qualche ex compagno?

In particolare Pratali, poi saltuariamente mi sento anche con altri come Coda, Lucchini ed Ascoli. Tutti difensori centrali, io sono un pescatore come ormai si è capito (ride n.d.r), quindi mi piace anche stare in solitudine. Ma spero di aver comunque lasciato un buon ricordo negli ex compagni”.

5 Commenti

  1. Grande Ighli! Peccato che si sia lasciato male con la società, come tanti del resto.

    Una volta vidi lo stadio dell’Arsenal dall’esterno. Tutto intorno alla struttura c’era un grande manifesto con i giocatori storici della squadra che abbracciavano idealmente lo stadio e quindi i tifosi. C’era Henry, Seaman eccetera. Bè penso che se venisse fatto uno striscione del genere a Empoli, Ighli ci sarebbe sicuramente.

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