interviste, mixed zone, post gara

Quello che è successo ieri a Coverciano – anzi, quello che non è successo: cioè la possibilità di effettuare il live! – ci porta all’attenzione un tema che in questo periodo di covid sta dimostrando tutta la sua fragilità e la necessità di una sua ridefinizione: il ruolo dell’informazione nel mondo del calcio. E, soprattutto, il ruolo dell’informazione di chi non paga i diritti TV. Ed ancora: il ruolo che stanno assumendo gli Uffici Stampa.

In calce all’intervista di Andreazzoli del 3 0ttobre che precedeva la gara con la Roma (https://www.pianetaempoli.it/audio-mister-andreazzoli-nel-post-gara-allolimpico/) il nostro Alessio Cocchi faceva notare come la stampa locale non venga più fatta accedere al così detto “dopo gara” (interviste ad allenatore, Dirigenti, giocatori…) e come invece ciò sia consentito alle sole  emittenti licenziatarie dei Diritto TV (Sky, DAZN, RAI, MEDIASET). Concetto poi ripreso e sottolineato di nuovo anche in un successivo articolo del 6 Ottobre (https://www.pianetaempoli.it/stadi-aperti-al-75-ci-siamo/) laddove si parlava dell’apertura degli stadi al 75%.

Il concetto che sta passando è chiaro: chi paga per i diritti televisivi (diritti da centinai di migliaia di euro se non milioni) può fare anche interviste post gara, chi non paga no! Sia chiaro fin da subito, l’Empoli FC con questa storia non c’entra! Sono disposizioni della Lega Calcio (varate dalla FIGC), in attuazione delle normative anti-covid del Governo. Una attuazione che è oggettivamente spostata dalla parte di chi ha pagato i suddetti diritti TV e quindi ha intascato anche la possibilità di fare ciò che ad altri, che non hanno pagato, non è più permesso come invece fino al febbraio del 2020.

Non ci prendiamo in giro: qui il discorso di una attuazione delle norme anti-covid non c’entra, a meno che non si sostenga che il virus, quando si tratta di informazione, scelga chi infettare in base alla testata per cui un giornalista lavora! Quello che si sta disegnando, più o meno consapevolmente, è uno scenario al quale noi non vorremmo proprio partecipare, e che chiama in causa non solo il diritto costituzionale dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (perché le disposizioni anti-covid questo sono, legge) ma anche il ruolo della stampa, la sua collocazione in un mondo in cui l’informazione non è più solo carta stampata, in cui esistono realtà “minori” – rispetto ai grandi gruppi editoriali – che negli anni hanno acquisito una loro visibilità e credibilità. Si parla di calcio, lo sappiamo, in un momento in cui il Paese ed il mondo stanno affrontando problemi ben più seri. Ma questa è una testata che trae dal calcio la sua stessa esistenza e che, comunque, pur con toni ed accenti diversi, ha sempre ritenuto il calcio non un mondo avulso dalla società in cui vive, ma fortemente interconnesso con essa, con le sue problematiche, con le sue sfaccettature.

Il mondo che, nel calcio, si sta disegnando rischia di determinare una informazione di Serie A, che ha soldi e quindi compra il prodotto calcio ed i suoi derivati,  ed una di Serie B, che i soldi non li ha e quindi è tagliata fuori da determinati ambiti e deve arrabattarsi per svolgere quello che è un suo diritto fondamentale: informare! SIA CHIARO: quando, per mesi nei quali la pandemia faceva numeri importanti in Italia, si è trattato di attuare norme fortemente restrittive per limitare la diffusione del virus non abbiamo battuto ciglio. Ci ricordiamo bene gli stadi vuoti e il silenzio irreale nel quale si svolgevano le partite. In quel contesto, in quel momento della storia del Paese e dell’epidemia, potevano comprendere cautele estreme e, in quelle, dare la possibilità del racconto-calcio a chi aveva più mezzi tecnici e finanziari, a chi in qualche modo poteva “pagarsi il rischio” perché era in grado di poter mettere in campo le necessarie cautele. Anche se ciò non bastò, ad esempio, a consentire al telecronista RAI Alberto Rimedio, la possibilità di raccontare la Finale del Campionato Europeo.

Ma, dal momento della riapertura degli stadi al pubblico e, soprattutto, dall’introduzione del green pass, il perdurare di questa situazione ci sembra decisamente fuori luogo. Non si capisce perché con il green pass si possa accedere in un ristorante o in palestra (non a caso indico luoghi al chiuso) ma non in sala stampa! Questo vale anche per il Campionato Primavera che la nostra testata segue da sempre. Ed attenzione, il green pass per la categoria lavoratrice della stampa, è obbligatorio per l’accesso all’impianto sportivo. Lo strumento, che applicato al mondo del lavoro sta facendo grandi polemiche, per noi è già stato introdotto da tempo al fine di poter assistere dal vivo all’evento.

Il paradosso è che ciò che non è consentito fare in Serie A ed in Serie B e neppure nel Campionato Primavera, è consentito invece in Serie C (per rimanere alle Serie Professionistiche) perché in quel campionato invece le interviste post gara si fanno!!! E non si tiri fuori la storia del numero delle testate che seguono una squadra perché sappiamo bene che ci sono alcune realtà di Serie C dove le squadre hanno al seguito più giornalisti  di squadre di categorie superiori.

Al lettore le interviste post gara possono interessare oppure no, c’è a chi piacciono e chi non le ascolta, ma questo non deve far sottovalutare il problema che si pone, quello che dicevamo all’inizio: una disparità di trattamento tra soggetti che hanno le stesse titolarità per svolgere in servizio senza motivazioni che, alla luce della situazione, appaiono inspiegabili e che sono una oggettiva discriminazione nei confronti di coloro che non hanno mezzi finanziari sufficienti per comprare quello che invece – ripeto, in una situazione che non è quella della piena pandemia di mesi fa – dovrebbe essere un diritto. Le società di calcio si preoccupano di riempire gli stadi? Giusto. Si preoccupino anche di garantire a tutti la libertà di fare informazione! Ed anche l’Ordine dei Giornalisti, e la Federazione Stampa Sportiva: perché questo silenzio?

Ma c’è un’altra questione che desideriamo sottolineare. Per ora dibattuta a mezza voce tra gli addetti ai lavori e che non arriva e non è – logicamente – percepita dagli sportivi: il ruolo che stanno assumendo gli Uffici Stampa!

Da tempo, anche in era pre-covid, stavamo assistendo ad un mutamento, direi quasi genetico, dell’Ufficio Stampa e, sia chiaro, non parliamo di nessuno in modo specifico dell’Ufficio Stampa dell’Empoli FC perché qui il discorso è generale. Fino a qualche tempo fa il ruolo dell’Ufficio Stampa di una Società di calcio era quello – lo dico in modo estremamente generico ed esemplificativo – di fungere da raccordo tra squadra e stampa, di dare a quest’ultima informazioni e notizie, di essere un punto di mediazione quando potevano sorgere problematiche con la Società. Aveva, insomma, una sua precisa fisionomia che si caratterizzava soprattutto nell’essere punto fondamentale di riferimento e di supporto per i giornalisti che seguivano una squadra.

Qualcosa è iniziato a cambiare con i Social. Gli Uffici Stampa non avevano più bisogno della stampa per veicolare informazioni o notizie ai tifosi perché avrebbero potuto farlo per conto loro. Ecco che l’Ufficio Stampa ha progressivamente affievolito quelle caratteristiche che dicevo prima concentrandosi sempre di più sulla produzione in proprio, diventando in pratica una testata giornalistica essa stessa e ponendosi – più o meno consapevolmente – in concorrenza con la vera stampa. Perché anticipare ad un giornalista una notizia quando posso darla io stesso? Le disposizioni in materia di interviste post gara di cui abbiamo parlato hanno fatto il resto! Le domande non le fa più il giornalista di una testata pure accreditata ma solo quelli delle testate licenziatarie. E qui dobbiamo ringraziare invece l’Ufficio Stampa dell’Empoli FC che quantomeno raccoglie le nostre domande e le pone a fine gara all’intervistato di turno! E’ comunque una situazione che sta provocando qualche disagio nei colleghi e che rischia di mutare notevolmente il rapporto giornalista-componenti della Società (dalla Dirigenza, ai giocatori, ai Quadri Tecnici) in quanto rischia di venir meno quell’opera di mediazione e di raccordo che aveva come effetto anche quello di avvicinare maggiormente la Società e la stampa rendendo il rapporto meno asettico e più umano.

Il timore che abbiamo per quello che sta accadendo è che ciò non sia una malattia conclamata di cui si conoscono gli esiti ma un sintomo di un’altra ben più grave: quello di un mondo del calcio  che vuole sempre più le squadre lontane dalla gente, che sembra aver ormai optato per un calcio visto in TV piuttosto che  dalla tribuna, che vuole una Stampa sempre meno vigile e critica e perciò meno dotata di strumenti e possibilità di conoscenza.

Il covid cambierà il mondo, dicono gli esperti di economia, di sociologia e di comunicazione di massa. Probabile. La domanda è: come?

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38 Commenti

  1. Il covid cambierà il mondo, dicono gli esperti di economia, di sociologia e di comunicazione di massa. Probabile. La domanda è: come?

    leggersi 1984 e brave new world.

    ho l impressione che siamo ben oltre la frutta, forse anche oltre il dolce, credo siamo al caffe.
    e peggiorera’: in australia stanno gia impiantando chips sottopelle

  2. Bravo fabrizio, ottima riflessione!! Non si può fare niente bisogna solo accettare quello che ci danno. Io nel mio piccolo ho riconsegnato la mia tessera elettorale in comune con una lettera scrivendo che a me non mi rappresenta nessuno di questi e che non voglio essere conteggiato tra i votanti!!!

  3. ‘Il covid cambierà il mondo, dicono gli esperti di economia, di sociologia e di comunicazione di massa. Probabile. La domanda è: come?’

    Il tele-covid ha già cambiato il mondo, e soprattutto i cervelli, con la cieca complicità di quasi tutti i cani da riporto (o giornalisti che dir si voglia) che fino ad ora hanno fatto da passacarte per gli ultimi due dittatori in carica.
    Mi fa ridere che adesso vi rendete conto che il padrone vi ha lasciato 3 croccantini nella ciotola e iniziate (fuori tempo massimo) ad abbaiare.

    VI RICORDO CHE IN ITALIA OGGI 2021 PER POTER LAVORARE DEVI PAGARE 200 EURO AL MESE DI INUTILI TEST OPPURE FARTI INIETTARE IN CORPO UN SIERO SPERIMENTALE.
    CI SONO QUASI VENTI MILIONI DI ITALIANI A CUI DA VENERDÌ SARANNO TOLTI ANCHE GLI ULTIMI DIRITTI COSTITUZIONALI.
    A QUESTI LIVELLI SIAMO NOI E L’ARABIA SAUDITA.

    E IN TUTTO QUESTO INIZIATE AD ABBAIARE ORA PERCHÉ PERCHÉ NON VI HANNO DATO UN ACCREDITO A COVERCIANO PER UN AMICHEVOLE DI CALCIO?

    Quando per entrare in un parco pubblico nella vostra città ci vuole un lasciapassare??

    Ma state scherzando???!!!

      • Il tirreno è landini oggi hanno detto squadristi, quindi non dovete più dire complottisti o no vaw… Da oggi squadristi!!!

        • Non sono d’accordo su ciò che dici, ma lo rispetto. A patto che non tu sia uno di quelli “costretti a farsi il vaccino” perché non vogliono spendere 200 euro per tamponarsi. Ecco quello non lo sopporto. Ci credi in ciò che dici? Riguarda la cosa più importante che abbiamo (la salute)? Bene allora tieni il tuo punto è fatti i tamponi (fra l’altro, detraibili in dichiarazione, vuol dire che un 19% ti si ripagano noi, ndr). Altrimenti siete, come si dice da queste parti, bandoni
          E poi… Perché tamponi inutili? Spiegamela, per assurdo siete più controllati voi che i vaccinati

          Attendo fiducioso risposte. Spero sensate

  4. Articolo inutile scritto su questo sito visto che nessuno che vi legge ha il potere di cambiare le cose.
    Questo articolo dovreste farlo presente a chi fa queste regole a bischero.

    • Perché noi non si può essere al corrente di quello che succede a delle persone che si occupano di calcio in questa città da anni? Perché inutile?

  5. Come sempre gli articoli del Fioravanti sono una spanna sopra (non me ne vogliano gli altri, che apprezzo e stimo).
    Uno dei mille risvolti del Covid, usato da chi ci comanda per proporre un mondo diverso e peggiore, anche nel nostro amato sport, il calcio.
    Il disegno per me è sempre stato chiaro, dalla TdT a oggi: impedire o rendere più manipolabile l’aspetto sociale. Il calcio, dagli ultras ai tifosi, è da sempre momento di condivisione che spesso trascende il calcio stesso. Allo stadio non si fa soltanto il tifo. Si parla, ci si occupa di aspetti sociali e politici, ci si inventano ruoli e situazioni. Quante persone hanno salvato le curve in tutta Italia? Quante persone sono riuscite a trovare una collocazione sociale che altrimenti non avrebbero avuto?

    Ho paura, ma ormai lo dico da anni, che si sia soltanto all’inizio…

  6. Quanti commenti fuori di testa specialmente i primi tre , qua non c’entra ne il covid e nemmeno la politica ,ma un calcio marcio in mano a chi a più soldi l’esempio è stata la vendita a dazn non avendo le strutture per trasmettere in modo corretto le partite a discapito dei tifosi l’importante era per la lega calcio incassare dal miglior offerente ,lo stesso riguarda la stampa se non sei della famiglia sei tagliato fuori scommetto che la gazzetta dello sport c’era Coverciano poi come mai le prime squadre del campionato sono piene di debiti ma nessuno interviene mentre in serie c basta saltare un pagamento e le penalizzano in classifica ? Questo calcio mafioso non fa più per me no faccio più abbonamenti ne allo stadio e principalmente alle pay TV.

  7. Oh un volete I PROFESSIONISTI DELL’INFORMAZIONE eccoli anche nel calcio. The BIG Reset è in atto in tutta la nostra società e cosa pensavate che il calcio potesse esserne esente? Ecco cosa succede a delegare in modo incondizionato le scelte a qualcuno che risponde solo ed esclusivamente agli interessi del GRANDE CAPITALE INTERNAZIONALE. prendete per i fondelli i complottisti intanto ma questi ci stanno togliendo il pane tutti i giorni ed un po alla volta.

  8. E vu vi meritae di peggio

    Intanto pigliatevi tutto l oppio in forma di korsi, empoli calcio, e palline di silicio a sovigliana o pancali a sammontana.

    Siete il massimo dell ignoranza, incapaci per cultura di andare oltre alla vostra guelfinita.

    Continuate a dormire

  9. Capisco le problematiche sollevate da Fabrizio, e ne condivido in parte la sua analisi.
    Siamo passati da zero spettatori allo stadio, poi al 50% e dalla prossima al 75%; di conseguenza le restrizioni hanno riguardato tutte le attività correlate ad una partita di calcio (allenamenti, interviste prima e dopo l’incontro ecc.). Sky, DAZN, RAI, MEDIASET hanno acquisito i diritti tv sui campionati e con questi anche le interviste prima, durante e dopo le partite; cioè i cosiddetti diritti accessori (telecamere negli spogliatoi, interviste all’intervallo, doppio bordocampista a produzione limitata, conferenze stampa nel prepartita ecc.); è chiaro che anche alle eventuali conferenze stampe di metà settimana, o a altri incontri con i protagonisti, essendoci il numero ridotto, sono privilegiati e hanno più potere, chi è in possesso di questi diritti televisivi; il calcio e le società non ne possono fare a meno, altrimenti spariscono; ormai sarà difficile tornare indietro, e la Lega Calcio, unica responsabile, lo sa. Per rendersi conto di come le cose sono cambiate, faccio notare che prima del 1980, l’accesso agli impianti sportivi era regolato dai comuni: per spirito sportivo, si era consolidata l’usanza di far entrare qualsiasi giornalista e redazione televisiva nella tribuna stampa, spesso senza nemmeno richiedere il prezzo del biglietto.
    La serie C ? ma che vuoi che interessi a Dazn e compagnia bella, e lì è chiaro che i giornalisti locali trovano più spazio libero. Quello che succede a Pianeta Empoli, succede anche alle testate giornalistiche minori di Roma, Milano, Napoli ecc., anche loro sono costretti a sperare che le domande vengano recepite dalla società e riportate agli intervistati. Si spera che con l’apertura al 75% e poi al 100%, tutti i giornalisti possano tornare ad avere un minimo di accesso e di visibilità; ma per ora la realtà è questa, senza andare a cercare altri motivi, o cose che non esistono.
    Gli Uffici stampa delle società si sono adeguate alle nuove tecnologie, e le notizie arrivano immediatamente, senza che qualcuno ne rivendichi l’esclusività, ma semplicemente nè faccia un commento giornalistico.
    Credo che la professione di giornalista oggi, debba essere completamente rivista, e secondo me più riportata ai valori originari: non è così importante riportare la notizia sportiva, perchè questa arriva direttament e subito, ma bisogna dimostrare più preparazione e capacità di proposizione, anche mettendoci quel pizzico di umanità che oggi sembra sparita, ma che è alla base del calcio e della passione sportiva.

  10. Condivido l’analisi dell’articolo, meno la parte sugli uffici stampa, che mi pare un pò corporativa. Forse è il caso che si cominci a pensare a un nuovo modo di fare giornalismo sportivo, con più approfondimenti, più preparazione, più qualità nello scrivere.

  11. Per la redazione: potreste cancellare i commenti deliranti qui come in altri articoli?
    Così Pianeta Empoli è diventato illeggibile. Tra l’altro si dovrebbe parlare di calcio e non di covid e/o politica.
    Grazie.

    • facciamo fori quei catto/comunisti 2.0 che governano thailandia australia nuova zelanda filippine……..
      rammentamene altri posti di catto/comunisti 2.0 chiusi da 2 anni ndo moiono di fame

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