Sono passate poco più di 48 ore dalla conquista dello scudetto da parte della “Under 16” e siamo andati a fare due chiacchiere con il condottiero di quella squadra, mister Antonio Buscè. Non parliamo di intervista perché la parola darebbe un’idea fredda ed impersonale di quello che invece è stato un incontro ricco di tante cose, nel quale c’è stato un sottofondo invisibile ma palpabile di emozioni ancora vive e di orgoglio. Antonio ci ha regalato un frammento di sé aprendoci il suo cuore con sincerità, senza ipocrisia, senza frasi fatte o ad effetto. Ne esce un racconto che va ben oltre l’impresa sportiva realizzata e tocca valori importanti propri dell’uomo e della sua storia, valori che alla sua squadra ha saputo trasmettere e che ha visti ripagati sul campo e fuori dal campo.

Ci sono anche due piacevoli aneddoti: quello della premiazione e quello della saponetta caduta dalla camera d’albergo… Ci dicono molto dell’uomo e ci svelano il significato ed il segreto di una vittoria così importante ed inaspettata. Un aneddoto lo raccontiamo adesso noi, e ce lo ha detto Buscè stamattina. Antonio Buscè debutta tra i professionisti nella Stagione 1993/94 sul terreno di gioco dello Stadio “Benelli” di Ravenna….quello Stadio nel quale, 25 anni dopo, vincerà il suo primo scudetto da allenatore. I giri della storia, o forse del destino.

Cominciamo dalla partita. Vorrei parlare anche di “quella” partita , perché è stata sì la vittoria di un Campionato Italiano, ma in una partita memorabile, una delle più belle che ho visto negli ultimi anni

C’è tanto dietro a questa partita però ti dico…e parlo proprio di questa Finale….dove i ragazzi, come tutti avete visto, sono stati esemplari. Ci hanno messo l’anima, ci hanno messo il cuore, ci hanno messo l’impegno, lo spirito di scarificio, ci hanno messo il gruppo…che secondo me è stata la cosa più importante per arrivare a questo traguardo. Tutto l’insieme ha fatto sì che dopo il tripice fischio finale dell’arbitro si potesse festeggiare. Quindi c’è stata una preparazione soprattutto di testa, di grande voglia di poter scrivere la storia dell’Empoli e poterla raccontare magari ai nipoti, ai nonni, agli ziii… qualcosa di eccezionale….contro dei “mostri sacri” del calcio italiano. Sappiamo che ogni anno Milan, Juve, Inter, Roma vanno loro a fare queste partite e loro salgono campioni, quindi per loro era quasi una cosa impossibile se non addirittura impensabile poter perdere dall’Empoli. Noi giocavano contro l’Inter, la favorita, tanto che qualcuno piuttosto che scommettere 10 centesimi sull’Empoli andava al bar a comprarsi una caramella. Lo dico anche perché io guardavo negli occhi tanta gente …sì….ci facevano i complimenti e tutto il resto…. però la Finale anticipata era Inter-Juve, tanto che la Semifinale Empoli- Benevento era una partita così…qualsiasi squadra tra queste due fosse arrivata in Finale era destinata a perdere dalla vincente tra Inter e Juve. E invece… queste sono le belle storie del calcio

A proposito di quanto mi hai detto adesso qualcuno mi ha raccontato che la premiazione post gara è avvenuta in ritardo perché c’è stato un “piccolo”contattempo…Ce lo vuoi raccontare?

L’ho saputo anch’io (e qui Buscé ride….). Ritardava un po’ la premiazione, pensavo che fosse dovuto ai festeggiamenti dei ragazzi…li vedevo…Invece c’era questo “altarino” dietro: avevano preparato già la targhetta da mettere sulla Coppa da dare ai Campioni d’Italia ma ci avevano messo il logo dell’Inter…e non c’era quello dell’Empoli. Perciò la FIGC ha dovuto ritardare 15..20 minuti per preparare lo stemmino dell’Empoli da mettere sulla Coppa. Questo fa capire ancora di più l’importanza del traguardo raggiunto. Quando si dice di non dare mai niente per scontato…Prima della partita anche i più ottimisti dicevano sì…sarà una bella partita…ma la vittoria sarà dell’Inter

Quanto di Antonio Buscé c’è in questa squadra? Del carattere, della personalità, della voglia, dell’intensità…quanto c’è di tuo?

Ti dico che tante volte nell’inconscio non ne accorgo perché poi fai tutto quello che devi fare e lo fai con la passione, lo fai col cuore. In tanti….tutti…però mi hanno detto “mister, questo è lo scudetto tuo perché abbiamo visto quello che hai dato ai ragazzi”. E questo non da gente che magari mi conosce e può essere un po’ ruffiana (c’è anche questo tipo di persone) ma mi si è avvicinata anche gente che non conosco, genitori di questi ragazzi, nonni….ne ho visto qualcuno piangere, con le lacrime, gente vissuta e stravissuta che ne avrà passate di tutti i colori nella vita…a farmi i complimenti per quello che abbiamo fatto. Magari non me ne sono accorto di quello che io ho dato a questi ragazzi…ma sicuramente c’è tanto perché poi dal primo giorno che ho preso questi ragazzi ho detto loro “l’unica cosa che vi chiedo è….non arriviamo ad aprile, io voglio arrivare a giugno. E sapete perché? Perché se arriviamo a giugno vuol dire che l’obiettivo play off l’abbiamo centrato. Non voglio stare sette mesi in vacanza, voglio che noi andiamo oltre il mese di aprile”. Questo ho detto dal primo momento che ho iniziato ad allenare questi ragazzi. Poi, se ti devo dire che ci credevo anch’io dal primo giorno, ti direi una bugia perché sarebbe troppo facile. Però ti dico anche che dopo un tot di periodo ho capito che avevo in mano qualcosa di importante. Avevo un gruppo. Un gruppo forte. Forse doveva solo venire fuori. Quando un allenatore sente questo, qualcosa di buono poi deve arrivare. Pensare di vincere, sono sincero, no….perché, ti ripeto, poi vai ad incontrare squadre come la Roma, l’Inter, il Milan….nei play off ci sono reatà che non hai mai visto e che mgari hanno delle situazioni un po’ più forti delle tue. Pensare di vincere lo scudetto no, però strada facendo pensavo di fare qualcosa di importante. Quando abbiamo passato la prima fase dei play off a Frosinone io ai ragazzi ho iniziato a dire “Ragazzi, adesso può succedere di tutto, perché avete battuto una squadra forte, una squadra che è arrivata terza in classifica, una squadra che ha fatto un ottimo Campionato. Iniziamo a pensare che sulla maglia possiamo anche noi portare un tricolore”. I ragazzi mi pigliavano per matto, ma quello è stato il momento in cui ho iniziato a credere che si poteva fare qualcosa di straordinario

Hai preso in mano la squadra nel luglio 2018 dopo che venivi dalla Under 17. Credo allora che tu abbia vissuto questo come una retrocessione. Hai avuto una squadra tra lo scetticismo generale. Come hai vissuto quel momento e come hai vissuto da “quel” momento a “questo” momento?

L’ho vissuto male Fabrizio, poi lo sai sono sanguigno e ti dico che alcune persone che mi vogliono bene le ho sentite dopo che sono uscito dalla sede a Monteboro e qualcuno mi ha detto “Antonio ascolta, conosco come sei fatto, ed allora prima di dire qualche stronzata conta fino a dieci. Tu sei molto istintivo, so che sei incavolato, arrabbiato ..però…stai tranquillo e sereno quando torrnerai in Società a dire quello che vuoi fare”. Perché mi avevano detto di prendermi qualche giorno. La storia è stata questa…. Un anno fa, era il 18 o 19 giugno, io sapevo di prendere l’Under 17 e quindi pensavo di andare in sede e fare una chiacchierata normale. Invece arrivo lì e trovo la nuova Dirigenza che mi dice determinate cose…e mi comunica che sì, mi sarebbero stati dati gli Allievi ma gli Allievi B (in pratica non l’Under 17 ma l’Under 16. n.d.r.). Io lì per lì sono rimasto senza parole per alcuni secondi ed ho chiesto “ma ho capito bene?”. La risposta fu che sappiamo che è una squadra con grandi difficoltà…la stagione passata era arrivata, nel Campionato Under 15, nelle ultime posizioni…e questo non per colpa di chi la allenava ma era stata un’annata un po’ sfortunata, come avevo avuto io nell’Under 17….un’ annata un po’ particolare….nel Settore Giovanile si sono cambiati praticamente tre quattro Responsabili, e ci può anche stare in una Società quando deve rifare di nuovo una riquadratura e deve ripartire da situazioni importanti e quindi era stata una annata un po’ tribolata per tutti. Questa squadra aveva delle difficoltà: a livello fisico, individuale, di qualità. Alla fine mi hanno detto “Guarda Antonio, sappiamo che tu puoi fare un buon lavoro, pigliati qualche giorno di tempo e alla fine poi ci fai sapere”. Sinceramente io…lasciare l’Empoli ci penso non contando fino a 10 ma fino a 20 e poi fino a 30…..l’Empoli è una Società …è una maglia che me la sento addosso…sono 17 anni che sono qua, ho vissuto tante e tante gioie, anche dolori…dolori e gioie….quindi dire di no all’Empoli non me la sono sentita. Mi sono detto prendiamola come una sfida, vediamo quello che può succedere…perchè dentro di me, come hai detto te, altro che retrocessione! Come giocatore in tutti questi anni di Empoli penso di avere dato tanto tanto tanto a questa Società e come allenatore in sette anni penso che ho sempre fatto qualcosa in più tutti gli anni. Per questo ho sentito questa cosa come una bocciatura, quasi come se si pensasse che non avrei accettato. Io l’avevo presa così e perciò ero molto rammaricato….piuttosto che arrabbiato…deluso. Poi alla fine ho accetato perché giustamente ho voluto prendere tutto questo come una sfida e io in tutta la mia vita non ho mai avuto la fortuna di ricevere una telefonata nella quale ti dicono “Antonio, stai tranquillo, anche se fai male ti porto con me a lavorare. Quindi stai sereno”. Mi sono sempre fatto da solo e per questo non devo ringraziare nessuno. Quindi, mi sono detto…bene, sono fatto così. Il mio destino è questo, e anche per quest’anno dovrò tribolare. Poi siamo arrivati a vincere lo scudetto

E’ bene che non ti abbiano detto “stai sereno”. Visti alcuni precedenti non è una frase che porta molta fortuna….. Una cosa. Questa squadra ha avuto un cammino strano. E’ stata fuori dai play off per diverso tempo, ci è entrata, poi uscita…ha agguantato i play off alla fine. Ti aspettavi….non ti dico di vincere lo scudetto…ma di arrivare così in alto?

No. Per come si stava andando no, perché poi la storia di questa squadra è che non aveva mai fatto due vittorie consecutive ed era un problema che si portavano dietro da un bel po’. Si accontentavano. Il problema era proprio nella testa, della serie: andiamo a giocare a Genova, quando la Sampdoria era la prima in classifica, e siamo andati a fare una grande partita ed una grande vittoria; poi giochiamo in casa col Carpi, penultimo in classifica, e si perdeva; si andava a Roma con la Lazio, una corazzata, e si vinceva 4-0; in casa col Parma, una squadra sulla carta più debole, magari si pareggiava o si rischiava di perdere. Erano dei ragazzi che dimostravano di fare qualcosa di eccezionale ma erano ragazzi che si accontentavano, non riuscivano mai a capire l’importanza della continuità delle vittorie, e tutte le volte io rimarcavo questo loro difetto, questo nostro difetto, perché alla fine l’allenatore deve capire il problema dovè. Poi l’ho individuato: era il problema dei singoli, che magari quando riuscivano a fare quel qualcosa in più, i singoli, magari quelli più bravi, si sentivano appagati. Mentre invece devi far sì che il singolo più bravo deve avere sempre fame perché lo deve trasmettere al gruppo. E parlaci una vola, e parlaci due volte, e chiama i ragazzi da parte, e chiama i ragazzi e dici delle cose magari a livello di gruppo, poi li chiami da parte, gli fai la telefonata, cerchi di fargli capire….fino a quando…ti dico…siamo arrivati al punto che dentro o fuori, e siccome io gli facevo capire che per rimanere nella storia bisogna fare delle grandi imprese – cosa che dicevano a me quando giocavo al calcio – e non bastava una partita, non ne bastavano due, no, ci volevano determinate partite, tante partite, per poter fare delle imprese e rimanere nella storia. Quando hanno cominciato a capire questo, da Carpi in poi…mancavano tre partite alla fine e non sapevamo se sette punti bastavano, tanto che dicevo a  loro “Ragazzi, bisogna vincere tre partite consecutive”. Qualcuno mi diceva “Mister, impossibile, perché non abbiamo fatto mai due vittorie” e io rispondevo “Bene, intanto ne facciamo tre e poi vediamo che succede”. Fatto sta che da Carpi in poi, mancavano tre partite alla fine, abbiamo fatto 9 punti, siamo andati ai play off e abbiamo fatto esattamante, con la vittoria dello scudetto, 9 vittorie consecutive dalla partita contro il Carpi vinta 2-1

Hai appena dimostrato che spesso i numeri non sono solo cifre ma raccontano storie.. Mi dici cosa hai provato quando l’arbitro ha fischiato la fine di Empoli-Inter 4-3….quel momento, quell’attimo?

E’ stata una sensazione indescrivibile. Io non ci credevo. Poi ad un certo punto ho visto le espressioni di questi ragazzi che correvamo tra di loro, come dei cavalli pazzi e cercavano l’abbraccio l’uno dell’altro. Ho visto il capitano Duccio Degli Innocenti che è venuto ad abbracciarmi poi ad un certo punto sono crollato guarda….sono crollato con i nervi…(non ci vuole dire che ha pianto ma noi lo abbiamo visto, ed è stato un momento bellissimo.. n.d.r.) E’ stata una settimana intensa, vedevo che in questi ragazzi c’era un po’ di tensione e perciò ho cercato di farli stare lontani da discorsi che magari su qualche giornale o su internet…so quanto questi ragazzi vadano sui social… potesse turbarli. Ho cercato sempre di sdrammatizzare. Ti racconto un episodio che c’è stato in albergo. Faccio una premessa: questi ragazzi hanno sempre avuto un comportamento eccezionale. Abbiamo fatto tanti ritiri e non c’è mai stato un problema di comportamento. Si è verificato a Cesenatico, dove eravamo in ritiro. Da una loro stanza alcuni ragazzi, giocando con una saponetta, la hanno fatta cadere…incidentalmente certo… dalla finestra ed è caduta giù, quasi addosso alla padrona dell’albergo che era di sotto. La signora si è arrabbiata ed è scoppiato un mezzo casino. Questo è successo il giorno precedente la Semifinale col Benevento. Prima di inziare l’allenamento eravamo a tavola ed ho detto ai ragazzi che prima dell’allenamento avrei voluto sapere chi era stato il colpevole. I miei collaboratori erano presenti. Dopo circa 4 ore dal fatto eravamo al campo, mi chiama il preparatore atletico Iacopetti con Lami Carlo, collaboratore, e mi dicono che i ragazzi non parlano, si coprono l’uno con l’altro, da squadra. Lì per lì ci sono rimasto male ma poi ci ho riflettuto: questi si stanno coprendo le spalle l’uno con l’altro, di una cosa che poteva essere anche abbastanza grave…poi tra me e me mi sono detto: ma poi in fondo cosa hanno fatto? Hanno tirato giù una saponetta…e ho riflettuto sul fatto che tra di loro, pur essendo in diversi, sanno tutti la verità ma nessuno fa uscire il colpevole…e mi sono detto: io sto a pensare ad una saponetta? Ho un gruppo forte in mano, ho una squadra, devo affrontare una semifinale. Così prima della Semifinale li ho riuniti tutti…e tutti pensavano al cazziatone dell’allenatore…e io ad un certo punto ho detto: “Siete delle grandi teste di cxxxx però io sono orgoglioso di voi e sapete perché? Perché siete un grande gruppo. Vi state coprendo l’uno con l’altro e quando in una squadra succede questo  vuol dire che c’è un gruppo forte forte forte…Me ne sbatto di quello che è successo…Noi domani ci abbiamo una Seminale e io penso alla Semifinale. Affan…le saponette!” I ragazzi credo che abbiano pensato “Guarda il mister come ci protegge sempre”. Hanno sedici anni…lo vedi che ti cercano…in ogni gesto…sono cose belle…ecco perché io quando ho pianto era un pianto di gioia, di rabbia…per tutta l’annata, per tutte le emozioni, per tutto quello che mi hanno dato questi ragazzi. E devo dire veramente grazie, grazie, grazie, a tutti questi ragazzi, dal primo all’ultimo

Tu sei il quarto allenatore nella storia dell’Empoli a livello Settore Giovanile che vince un titolo Nazionale.. Prima di te la “Primavera”: ha vinto una Coppa Italia (1991/92, allenatore Ettore Donati), un Campionato (1998/99, allenatore Ezio Gelain), un Torneo di Viareggio (2000, allenatore Luca Cecconi). Avete una cosa in comune: tutti e quattro siete stati giocatori dell’Empoli. Vuol dire qualcosa?

Sì, vuol dire tanto. Gente che ha vestito la maglia azzurra, gente che sa che vuol dire lavorare con l’Empoli da giocatore e da allenatore. Gente che sa cosa vuol dire avere la mentalità di una provinciale ma che però sotto sotto sai che puoi fare qualcosa di importante perché l’Empoli è stato sempre questo. Gli allenatori che mi hai citato hanno fatto un po’ prima…io ho iniziato a capire l’Empoli dal 2002 quando sono arrivato, 17 anni fa. In quegli anni lì avevo mio figlio Luigi che aveva 4 anni e che ha iniziato a giocare al calcio nel Settore Giovanile dell’Empoli, nel periodo in cui l’Empoli aveva come Società affiliata il Ponzano. Luigi quindi, pur essendo dell’Empoli, si allenava sul campo del Ponzano. Io finivo gli allenamenti con la prima squadra e poi andavo subito a vedere gli allenamenti di mio figlio. Poi si son trasferiti a Monteboro. Conosco quindi le dinamiche, fin da quando c’era Garcea, Innocenti, Carli, Simonetti…in pratica sono cresciuto nel Settore Giovanile anche da giocatore perché tutti i giorni portavo mio figlio a Monteboro. Quindi so cosa vuol dire lavorare per l’Empoli calcio: all’Empoli bisogna volergli bene, bisogna voler bene a questa mentalità che, si è visto col passare degli anni, ha portato a risultati eccezionali, sia a livello di prima squadra sia a livello di settore giovanile. Il fatto che dici te non è una casualità, sono persone che comunque hanno vissuto l’Empoli e sanno cosa vuol dire e che cos’è l’Empoli calcio

Cosa farà Busce dal 1 luglio?

Adesso stacco un po’ perché devo ancora recuperare. Mi godo un po’ la famiglia. Poi aspetterò qualche chiamata della Società, come tutti gli anni, per capire le intenzioni. Adesso, come mi dice spesso mia moglie, stacco la spina perché non la stacco mai. Forse è un pregio, un mio difestto, non lo so. Vorrei andare un po’ a casa mia, giù a Napoli, a trovare mia mamma, mio suocero, i miei nipoti…mi voglio godere un po’ questa situazione. Poi, ti ripeto, quello che succederà vedremo. Sono passati solo due giorni da sabato sera, me la voglio un po’ godere, tutto qua

Una ultimissima cosa, che non c’entra niente né con Buscé né con l’Empoli. Vorrei sapere cosa pensa Buscé, che dell’Empoli è stato una bandiera, di quello che ha fatto Totti ieri

Ci sono rimasto male. Perché penso che giocatori e uomini di questo spessore dovrebbero essere trattati in maniera diversa, indipendentemente dalle cordate che arrivano. Era già successa una cosa simile con Del Piero, ultimamente con De Rossi che stava ancora giocando. Non avrei mai pensato che Totti potesse fare una roba del genere. Quando una persona, un uomo, un giocatore di quel calibro, arriva a fare e a dire quello che ho letto ieri, ci sono rimasto male perché se porti una determinata persona a dire certe cose vuol dire che gli hanno fatto una guerra. Certe persone non si toccano, si è perso l’orientamento della bussola. Se lui ha fatto questo vuol dire che sotto sotto hanno tentato di boicottare una persona come questa: Francesco Totti, a Roma. Una persona rammaricata, sotto ogni punto di vista, per arrivare a dire “Avrei preferito morire anziché fare questo” ti fa capire quanta profonda sia la sua amarezza

14 Commenti

  1. Bellissima intervista/chiacchierata, complimenti Fioravanti e complimenti a mister Busce’ , uno con la maglia dell’Empoli cucita addosso!!!

  2. Antonio è il mio calciatore preferito di SEMPRE. Il recordman di presenze in serie A, il jolly totale e non solo a destra (una volta, per carenze ed emergenze varie, lo vidi fare anche il centravanti).
    Sono contentissimo di vederlo vincente da allenatore e spero che non finisca qui.
    L’articolo è bellissimo e anch’io voglio ringraziare Fioravanti. E poi ringrazio Antonio, oltre che per il risiultato, per questo pensiero:

    “… in pratica sono cresciuto nel Settore Giovanile anche da giocatore perché tutti i giorni portavo mio figlio a Monteboro. Quindi so cosa vuol dire lavorare per l’Empoli calcio: all’Empoli bisogna volergli bene, bisogna voler bene a questa mentalità…”

    Se lo ricordino quelli che fanno venire a lavorare i vari Pecini, Butti e altri personaggi oscuri.
    Capito? All’Empoli bisogna volergli bene. Ve lo dice Antonio Buscé. Quello che vi ha fatto vincere lo Scudetto contro ogni pronostico.
    Bravo Antonio, ancora il mio preferito di SEMPRE.

  3. Antonio uno di noi.
    Ci vuole questo attaccamento, questa sana follia e perché no, questa autostima di chi ha sempre lottato per ottenere i risultati.
    Dieci cento mille Antonio Buscè!

  4. Bravo Fabrizio, grande Antonio la società ha il dovere di valorizzarlo, uno scudetto ad Empoli arriva poche volte.

  5. Quella della targhetta già pronta col nome dell’Inter vincente è l’emblema del merdaio che è il calcio italiano. Da brividi l’averglielo fatto togliere. Complimenti e grazie ai ragazzi ed a mister Busce’

    • Concordo! Questo passaggio è stato mitico, bella figura hanno fatto quelli della FIGC…… ma la nostra soddisfazione è ancora più grande!

  6. Bellissima chiacchierata! Un “grazie” a Fabrizio Fioravanti che lo ha intervistato e un “grazie” a Antonio Buscé, una persona indimenticabile come giocatore e che è riuscito a trasmettere la sua “grinta” a questi ragazzi, centrando un obiettivo insperato e dimostrando che nel calcio “il gruppo” conta moltissimo e può permettere di raggiungere traguardi incredibili.

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