È passato più di un mese da quando, sui social e non solo, si scatenò una sorta di “indignazione” nei confronti della vicepresidente e amministratrice delegata azzurra, Rebecca Corsi. Il motivo era legato alla sua partecipazione attiva ai festeggiamenti per la promozione in Serie B dell’Arezzo, squadra nella quale milita il compagno e padre di sua figlia, Marco Chiosa. A dar fastidio non fu tanto la legittima gioia nel festeggiare la persona amata, quanto l’aver indossato in quella circostanza la maglia dell’Arezzo, club che notoriamente non rientra certo tra le simpatie dei tifosi azzurri. Le immagini fecero il giro del web e, come detto, crearono discordia in una parte significativa della tifoseria empolese. In alcuni casi i toni andarono anche oltre le righe. Noi, lo ribadiamo senza problemi, scegliemmo volutamente di non dar conto di quel “fatto”, anche se la nostra testata giornalistica fu comunque teatro di quella discordia nei vari commenti.
A distanza di un mese, a riportare alla ribalta la vicenda ci ha pensato l’organizzazione del “Volo del Ciuco” che, come sappiamo, ogni anno battezza l’asinello alato che vola dal campanile della Collegiata. In maniera ovviamente goliardica, il nome scelto quest’anno è stato “Madama Rebecca da Arezzo”. Ogni riferimento non è affatto casuale. Se dopo la vicenda iniziale la strada scelta dalla dirigente azzurra era stata quella del silenzio, adesso – anche in virtù del contesto ironico – la Corsi ha voluto parlare di quella specifica situazione affidandosi ai propri profili social:
” Non sapevo di saper volare! Con sorpresa ed anche un po’ di ironia ho appreso di essermi assicurata il volo del ciuco, che dà il nome appunto all’asino che vola dal campanile della collegiata di Sant’Andrea. Mi mancava questa dedica, ma l’accolgo con lo spirito che la contraddistingue. Ho compreso anche la motivazione. In effetti, forse, aver messo una maglia di una squadra avversaria del mio Empoli è stato un po’ azzardato e quindi mi faccio volentieri questo volo. Vorrei però cogliere l’occasione per spiegare che, prima di essere dirigente dell’Empoli, sono anche donna, compagna e madre, rivendicando il diritto di stare accanto al mio uomo in un momento così bello e importante della sua carriera. Non mi sono sfuggite svariate letture e commenti in quei giorni e ci torno oggi non perché non lo accetti, anzi, ma perché sono sicura che gli organizzatori non abbiano voluto scegliere me in quanto donna e compagna di un calciatore di una squadra avversaria, ma per l’inconveniente della maglietta indossata! “















Pensa te… qua non si è letto un articolo sulla vicenda e viene invece riportato il commento della vise president sul nome del ciuco e sulla questione. Vi rendete conto come siamo ridotti anche a livello di sta.mpa empolese? Dobbiamo assolutamente pretendere più serietà anche da chi dovrebbe informarci e riportare fatti. Anche su questo io non mi spiego di come un sito vicino a noi tifosi come questo abbia fatto finta di nulla sulla vicenda… assurdo
State ingigantendo il nulla
Non mi metterei una maglia di un’altra squadra neache sotto tortura …
Più che altro lo Stadio non farci passare da ridicoli in una cattedrale deserta ,non e vero che la capienza influisce col commerciale…
La gente ricorda cosa fai e cosa dai e cosa lasci , i traguardi non possono essere solo personali …
Ogni tanto bisogna trovare un giusto equilibrio e ammettere che siamo questi …
quando vengono messi certi numeri falsi non fa il modo di creare appartenenza …
Ora che so che leggono ,a chi mi dice sono ripetitivo me ne sbatto le 00 ,l’importante che fischiano le orecchie!
Secondo me c’è uno scadimento in piena sintonia con quello dello spettacolo offerto dalla squadra. Forse stiamo veramente toccando il fondo.
fai le faccende principessa come fanno tutte le donne
non ti si vuole vai a Cuccia per sempre te eil tuo re