La storia dell’Empoli, non è stata fatta soltanto da calciatori e allenatori, ma anche da figure che spesso non vengono citate, ma con il proprio lavoro “dietro le quinte” contribuiscono in maniera determinante al raggiungimento di grandi risultati. E’ il caso di Mauro Marchisio, preparatore dei portieri con una lunga militanza a Monteboro quasi ventennale. Nato a Torino il 17 dicembre 1959, ha iniziato la sua carriera nel settore giovanile della Fiorentina, per poi militare in molte formazioni toscane, Montevarchi, Arezzo, Siena, Livorno, Pontedera e Ponsacco. Poi si è ritagliato un suo spazio costruendo la sua carriera guidando la crescita dei portieri, contribuendo in alcuni casi alla loro esplosione in azzurro.

Il portiere è da sempre un ruolo particolare, com’è nata la tua passione?

Esatto veniamo considerati non a torto pazzi, quando siamo piccoli in porta ci va magari chi con i piedi non ci sa fare, nel mio caso chiedevo esplicitamente di andarci. quando ero piccolo la mia porta era quella del garage e l’area di rigore il marciapiede, a volte ci passo dalla strada dove giocavo a pallone, pensare che mi tuffavo nell’asfalto mi viene i brividi, ma eravamo ragazzi“.

Dall’asfalto della strada si passa ai campi verdi, raccontaci la tua carriera come è andata avanti

Un po come quella di tutti, ti notano, vai nel settore giovanile e progressivamente vai nelle prime squadre fino a farti le ossa in serie C. Nel mio caso in quella categoria ci sono stato tutta la carriera“.

Finita la carriera di portiere ne nasce un’altra, arrivi ad Empoli dove non avevi mai giocato. Raccontaci come sono andate le cose?

Nella stagione 1997-98 la squadra era salita in serie A, tramite amici comuni sapevo che nell’Empoli c’era bisogno di qualcuno che si occupasse dei portieri della Primavera, parlai prima con Lucchesi e successivamente con Donati, ecco che è nata così la mia avventura ad Empoli“.

Qual è la differenza fra fare il portiere e il preparatore?

Quando fai il portiere ti devi occupare soltanto degli allenamenti settimanali e poi ovviamente la partita la domenica. Il preparatore è un ruolo più completo e anche maggiormente complesso. Oltre che curare la preparazione dei portieri a 360° devi analizzare le caratteristiche degli avversari, quindi in definitiva diventa un lavoro che occupa tutte le giornata“.

Com’è cambiato il ruolo del portiere negli anni?

E’ cambiato radicalmente, se penso al fatto che quando facevo il portiere io ancora si poteva raccogliere la palla di mano su retropassaggio di un compagno. La regola fu introdotta nel 1994 se non ricordo male, adesso tutte le squadre preferiscono partire dal basso nella costruzione del gioco, quindi chiamano in causa i portiere, di conseguenza bisogna saper calciare con entrambi i piedi. Aggiungo però, che è inutile per un portiere saper calciare con i piedi, e non essere in grado di parare“.

Hai fatto parte di molti staff tecnici, con chi ti sei trovato meglio?

Io sono un carattere schivo, tendo a dare maggiore priorità al lavoro sul campo rispetto all’aspetto diciamo così sociale. Tuttavia ho avuto buoni rapporti con tutti. Principalmente Baldini, ma anche Sarri, Martusciello, il quale non ha avuto i risultati che meritava, ma è un tecnico valido ed una brava persona ed Andreazzoli. Anche quello di quest’anno è un ottimo staff, dove si lavora bene“.

Quali sono i portieri più forti a livello tecnico che hai avuto?

Questa è una domanda molto difficile, perchè fortunatamente ho potuto allenare elementi validi. Però se dovessi fare due nomi, i più completi sono stati Gianluca Berti e Davide Bassi. A loro però devo aggiungere i polacchi, Dragowski e Skorupski, e anche Brignoli merita di essere menzionato. Quando lo vedo all’opera mi da la sensazione di grande sicurezza“.

C’è un aneddoto particolare da raccontare?

Onestamente non c’è un episodio particolare, l’annata che per il momento ricordo con maggiore affetto è quella della promozione in serie A con Andreazzoli. In parte perchè sono tornato ad Empoli, e poi perchè si è trattato di una cavalcata fantastica, la squadra giocava in maniera eccezionale, il gruppo era ottimo, un campionato da ricordare“.

Per te Empoli cosa rappresenta?

Devo ringraziare la società, perchè mi ha accolto e dato la possibilità di lavorare in tranquillità, non ho mai sentito la pressione. Anche quando ho fatto errori durante questi anni, da parte del presidente Fabrizio Corsi ho sempre percepito la fiducia. Probabilmente è stata apprezzata la serietà e l’attenzione con cui lavoro ogni giorno“.

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