Mercoledì 10 Settembre 1986. Il TG ci ricorda che le diplomazie di Israele ed Egitto sono al lavoro per risolvere la contesa su Taba (gli israeliani in mezzo a una disputa territoriale con uno Stato confinante… chi l’avrebbe mai detto!?) e che da domani il prezzo del gasolio e del petrolio da riscaldamento aumenterà di 9 Lire al litro “per adeguarsi alla media dei prezzi rilevati nella CEE” (la versione antesignana di “ce lo chiede l’Europa”, diversa nelle parole ma identica nella sostanza). Ci consoliamo venendo a sapere di Valeria Golino miglior attrice al Festival di Venezia come protagonista di “Una storia d’amore”: 109 minuti di mattone drammatico-sentimentale all’italiana distribuito nelle sale dall’Istituto Luce (davvero, non scherzo) e inserito dalla Convenzione di Ginevra fra gli strumenti di tortura non convenzionali “…ma la Golino è tanto una bella ragazza!”.


Per fortuna che c’è quel canale dove da qualche mese impazzano le telenovelas sudamericane, TeleMonteCarlo. Stasera danno Svezia-Inghilterra col commento tecnico di Bruno Longhi. Magari vediamo all’opera quel ragazzotto che abbiamo preso dal Goteborg, quel lungagnone coi riccioli biondi che pare il cantante degli Europe. Sì, lui: Johnny Ekström! Dai, va bene che il Bini deve ancora depositare il contratto ma lo sanno anche i sassi che è nostro.
Il contesto (per gli amanti della storia del pallone, gli altri possono saltare il paragrafo)
Si gioca al Rasunda di Solna, quartiere di Stoccolma, lo stadio dell’AIK e delle gare casalinghe della nazionale. Sembra uscito dal catalogo del Subbuteo: le tribune a due piani sono quasi indentiche. Che poi mi chiedo, restando al Subbuteo, come facessero a giocarci quelli che avevano costruito lo stadio intorno al campo. Ma non divaghiamo.


Gara amichevole dalla quale non ci si aspetta nulla di particolare. L’Inghilterra arriva da Messico ’86 dove è stata eliminata ai quarti dall’Argentina, o meglio, da Maradona: “mano de Dios” e “goal più bello del secolo”, tutto in un’unica partita. Troppo per chiunque. Lineker accorcia a 10′ dalla fine ma per i sudditi di Sua Maestà è arrivato il momento di lasciare il sombrero in albergo e tornare alla mestizia dei cieli grigi di casa propria.
La Svezia invece il Messico lo ha visto nei documentari sulle piramidi dello Yucatan a causa dell’impresa del Portogallo contro la Germania Ovest a Stoccarda. Da Stoccarda a Stoccolma è un attimo, come direbbe il nostro Simone Galli, campione olimpionico di freddure (contemporaneamente oro, argento, bronzo e quarto a parimerito). Ma non divaghiamo. L’uomo del destino è Carlos Manuel: centrocampista del Benfica, età anagrafica anni 28, età apparente anni 45 portati male. Il nostro eroe, personaggione di quelli che purtroppo non ne nascono più, scrive una pagina di poesia del pallone. Lo scenario è quello del più classico Davide contro Golia, dove nemmeno i parenti stretti dei lusitani avrebbero scommesso un Escudo sulla loro vittoria. Ma Carlos Manuel è tendenzialmente uno che se ne frega abbastanza di quello che pensano gli altri (vedere il “caso Saltillo” e tutto ciò che ne seguirà…) così decide di prendere il pallone nella propria metà campo, farsi quaranta metri palla al piede e lasciar partire un destro dal limite dell’area che si insacca all’incrocio dei pali alla sinistra di un incredulo Schumacher. Segue inutile arrembaggio teutonico con due traverse per i padroni di casa a portiere battuto, ma il risultato resta 0-1 per gli ospiti. Finale del girone: Germania Ovest 12, Portogallo 10, Svezia 9 e tanto tempo libero per farsi una cultura sui Maya comodamente dalla poltrona di casa. Nota di colore: il Portogallo dell’impresa di Stoccarda indossava lo stesso modello Adidas del nostro Empoli di allora.


Torniamo a noi
Il biondino gioca davvero. Parte titolare con il numero 8. Svezia nei colori tradizionali: maglia gialla (anche qui stesso modello Adidas dell’Empoli 1985/86 e se tanto mi dà tanto…) pantaloncini blu, calzettoni gialli. Nella formazione scandinava anche il mito atalantino Stromberg e il futuro Veronese Prytz. L’Inghilterra, nell’iconica tenuta rossa da trasferta, rigorosamente Umbro, risponde con una formazione all’apparenza non irresistibile ma che conta comunque fra gli effettivi Peter Shilton fra i pali, Viv Anderson (terzino destro dell’Arsenal e due volte vincintore della Coppa Campioni con il Nottingham Forest di Clough), Terry Butcher al centro della difesa (non esattamente il tipo di persona con cui avere una discussione), Gleen Hoddle e il milanista Ray Wilkins a centrocampo. In panchina, pronto a subentrare, Chris Waddle ala del Tottenham dal goal facile. Il pallone è come dovrebbe essere, meravigliosamente semplice: esagoni bianchi e pentagoni neri.




Ritmi blandi, un compassato gioco orizzontale, qualche verticalizzazione poco convinta. La noia sembra doverla fare da padrone ma al 15′ Ekström accende una luce: lancio lungo per vie centrali verso la metà campo inglese, Johnny stoppa di petto spalle alla porta, controlla di destro e si autolancia in direzione del calcio d’angolo: 25 metri di progressione nei quali brucia il proprio marcatore pur essendogli partito dietro. Resiste al ritorno di Martin Alvin, scambia nello stretto con Anders Palmer che dopo una triangolazione con un compagno arriva solo davanti a Shilton sparando però alto sopra la traversa. Silvano ci ha visto lungo anche stavolta. Ekström ha 21 anni, fa serenamente a sportellate con arcigni difensori inglesi ben più esperti di lui, sa far salire la squadra ma soprattutto è devastante quando lanciato sulla corsa. Ci sarebbe già abbastanza da stropicciarsi gli occhi immaginandolo in campo vestito d’azzurro, ma c’è ancora tempo per una ciliegina sulla torta. Secondo tempo, squadre ancora in parità. Al 5′ lancio da centrocampo su Nilsson che spizza di testa sulla corsa di Ekström, Johnny brucia per l’ennesima volta Alvin, il pallone rimbalza a terra ed entra in area di rigore, destro in corsa al volo sull’uscita di Shilton e goal sul palo lontano. Qualcuno chiami il Bini e gli dica di darsi una mossa a blindare il ragazzo: ci si salva, con questo in squadra ci si salva per forza.




Empoli ha un nuovo idolo. L’indomani al negozio del Campigli si registra un insolito picco di vendite di dischi hard rock scandinavi, dal Papini e da Nilo pure i calvi chiedono la permanente ma soprattutto la stampa parla del goal del “neoempolese che dà il successo alla Svezia”. La favola azzurra che inizierà da lì a 3 giorni (Empoli-Inter a Firenze che incoronerà un altro mito, Marco Osio) aveva trovato un protagonista da far sedere alla tavola rotonda di mister Salvemini: il sogno poteva cominciare. Gianni Assirelli racconta: “Bruno Longhi venne a Firenze per seguire l’Inter per TeleLombardia e mi disse «Ekström è forte ma è più forte Branco del Brescia» però ci salvammo noi e retrocesse il Brescia”.

Vi ricordo che Ekstrom sarà presente alla cena degli ex di Venerdì prossimo in occasione della festa per i 50 anni del tifo organizzato empolese. Bentornato a casa ragazzo, un pezzo della tua e della nostra storia era già qui ad aspettarti.

















bellissimo articolo
che tempi….